Roma suda palta.
Un sole rosso autunno si scioglie a fatica tra i palazzi della Tuscolana, dopo un'estate balorda, finalmente, Ottobre è arrivato anche per lui; arrossisce e cade stanco, come le foglie camaleonte aggrappate alle betulle di via dei martiri, sull’attenti come soldati stanchi. Il vento tiepido, dal profumo di scuole iniziate da mò, alita sulle loro tinte chiome svogliatamente, senza scompigliarle più di tanto.
E di cambiar colore le figlie foglie non ne vogliono sentir parlare, ogni anno la speranza di poter volare via, si scontra con il rientro dalle ferie, il ritorno al lavoro, il cambio di guardaroba, l'inevitabile ingiallimento. La solita routine prima del sospirato volo altrove.
Una Roma stanca, sfinita, snervata dall’invasione cinese, dallo sciacallaggio americano e dai pellegrinaggi all’ultima reliquia; un' estate di quelle che ti fanno rimpiangere i bei tempi dell’invasione persiana e sentire meno Eterna, le aveva appena dato il ben servito, finalmente.
-Perchè non sono nata Aosta?- Sembra chiedersi rifugiandosi sotto il tiepido vento di Scirocco, sognando un gruppo di Ticinesi fare sci di fondo in un Colosseo Innevato.
Un’altra estate era alle spalle.
Il portone in ferro battuto, bocca arrugginita di una palazzina anni ’60, vomita dalle fauci una bella ragazza melograno: qualche lentiggine sul naso e qua e là i residui di una varicella non curata a dovere. in testa un’esplosione di capelli ricci e rosso fuoco, detonati da un paio di Rayban neri che ne contengono i lapilli; sulle guance gli stralci delle guerre cutanee adolescenziali ci stanno mettendo più del dovuto a sgomberare il campo di battaglia.
Fit Jeans navy blue, all stars and foulard vintage le fanno da out-line. Il solo pensiero di essersi iscritta al gruppo Facebook “Italiani all’estero - dai, contiamoci!” la fa sentire un’altra persona: spigliata, sbarazzina, unica. Superiore.
Il fit culetto maracas suona una piacevole danza accompagnatrice verso la fermata del 206 barrato, direzione Colosseo. l’iPhone 6 è carico a molla, pronto a sobbarcarsi l'ego di tutti i “Likes” al suo selfie fresh fresh di post con il passaporto appena ritirato.
-Hey Mandorla, siediti qui, c’è posto!”- Urla Perla, spostando la borsetta anti-sconosciuti.
Un altro rigurgito del portone sputa in mezzo al viale farcito di sampietrini un ragazzo sui 30. I capelli lunghi e unti coprono una nevicata prealpina di forfora, skypass settimanale al barbiere di fiducia.
La maglietta dei Metallica sembra ancora essere nel pogo del concerto di Sansiro del ’94. I pantaloni a quadretti scozzesi, che di William Wallace hanno ereditato l’odore e l’eroismo nell’evadere dal contenitore della Caritas, fanno pan-dam con le nere e pendenti borse sotto gli occhi, gonfie di insonni pensieri notturni, evitano di inciampare in un passo molle e svogliato, anch'esso in direzione 206 barrato.
-Va chi cazzo c’è in giro! Braulio! Che si dice fratè?” lo attenta da dietro Umberto, storico compagno di banco e di vita, oltre che batterista del loro ex gruppo metal, i “Mastrota 1810”.
[continua quando ho voglia...]










