Dall’inglese sfida. E lo è stata. Dura, durissima. Ma la soddisfazione è stata più che proporzionale alla fatica.
I giorni precedenti erano trascorsi tra uno scroscio d’acqua e l’altro. Temperature autunnali. Sole zero. Campi allagati.
Certo che con una premessa così non si poteva sperare troppo nella clemenza del tempo, anche se la mattinata di sabato aveva dato qualche flebile speranza di miglioramento.
La notte precedente era passata con qualche dubbio e un po’ di preoccupazione.
Ma come sempre prima di una gara, il clima che la accompagna aveva stemperato il tutto.
Certo che pensare di tuffarsi in acqua avendo freddo con la muta sulla spiaggia non era sicuramente un buon inizio.
Suono della sirena, partono i primi concorrenti, gridi applausi urla. Ci siamo. Si sta per iniziare.
Il vento da nord continuava a soffiare forte quasi volesse provare a spostare le nuvole nere e minacciose. L’acqua è grigia. Via: tuffo e testa in modalità gara. Scompare tutto quello che c’è intorno.
Bracciate infinite per raggiungere l’ultima boa, contornate da occhi che sembravano aver smarrito la strada.
La bici accolta da un flebile sole. Via sui pedali. Il body che si asciuga in un attimo.
Salite. Pioggia. Discese all’impazzata in mezzo a strade invase d’acqua. Ancora salite e poi il lungomare. Sole e vento sferzante. Una sola immagine nella testa: l’atleta in handbike che spinge sotto uno scroscio d’acqua fissando la fine della salita. Stima e rispetto, oltre ad una grandissima ammirazione.
Via di corsa. Bene. Il tempo recuperato in bicicletta che dà morale. E poi al 17 chilometro la benzina finisce.
Di colpo tutto è pesante rallentato faticoso. Si è spenta la luce.
Ma i tuoi compagni di squadra intorno che ti incitano ti fanno capire che non è neanche pensabile mollare, forse nemmeno rallentare. Grandi, grandissimi. Che emozione e che carica che trasmettono.
Poi i 100 metri finali sul tappeto rosso - con di fianco tantissime persone, lo speaker che scandisce il tuo nome e di fronte il traguardo - sono stati incredibili. Nuova adrenalina nelle vene che scorre a fiumi, e la fatica che si fa da parte per lasciar posto alla felicità .
Grande cosa il triathlon.
Passi quasi 6 ore da solo. Nessuno ti può aiutare. Gli unici rumori sono le onde mentre nuoti ed il vento mentre pedali. E quando corri sei talmente stanco da non sentire nulla. Pensi a tutto. Ma nulla è analizzato.
Xò quei cento metri finali...
Quelli no, quelli te li ricordi. E bene, molto bene. Sono la prima parola del libro della gara successiva.
Pescara arrivo …. Per una nuova sfida