the second half of sirius and remus' relationship in the war and beyond chapters is something that can be so personal
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the second half of sirius and remus' relationship in the war and beyond chapters is something that can be so personal

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Tutto tace, dagli elfi indaffarati all`interno della grande casa vicina, fino all`ex–terzino occupato nella contemplazione di quel piccolo squarcio idilliaco. La comparsa improvvisa di una voce aliena all`interno dell`orchestra costituita dallo scroscio delle onde marittime e della brezza tiepida che ricorda loro come quella non sia la piovosa, umida Scozia, però fa sì che il LaLaurie finisca per trasalire — le spalle subiscono un leggero scatto incontrollato, lo stesso la schiena e i tratti del volto si contraggono, sebbene la tensione defluisca spontaneamente nel rendersi conto si tratti di Cheryl. La stessa Cheryl che fino ad un attimo prima aveva giudicato dormiente sul suo telo mare e che adesso, per pura ironia, si ritrova a carezzare con la coda dell`occhio, a zonzo per la spiaggia, proprio come lui. « Bonsoir. »
I piedi della quartina iniziano lentamente ad affondare nella sabbia intrisa d’acqua, inesorabili, fino all’altezza delle caviglie, quando lei decide di affiancarglisi, poi di scrollarsi e tirarsi leggermente indietro. «Vuol dire buonasera?» Gli chiede, curiosa, mentre china il capo di lato. Lo sguardo ormai è tutto per il giovane LaLaurie, che non si preoccupa di scrutare con gli occhietti azzurri.
Il cambio di rotta del torso consente sicuramente alla Corvonero di avere sotto controllo i vari cambi d`espressione del compagno e la pelle nuda di questo, visibile sotto le file di bottoni slacciati, ma la frescura dell`acqua per lui è ancora a portata di mano. Le piante dei piedi nella loro immobilità ricominciano a sprofondare lentamente nella sabbia scura di sale e non è sicuramente quella chiacchierata a far demordere le ondate di schiuma che si spingono sul bagnasciuga, lambendogli dita e caviglie — quando la spinta è abbastanza vigorosa da raggiungerle, almeno. « Ora mastichi anche il francese? » Lo domanda con un pizzico di ironia a ballare sul pomo d`Adamo che inizia a sporgere poco sulla gola, pur non giudicandola un`eventualità troppo insolita. « Comunque, posso farti una domanda? » Tanto pour parler, con un`occhiatina fugace.
«A furia di averti in classe...» Ovvio che mastica un po’ di francese, a questo punto. Ha indovinato? Lui non glielo ha detto, però suppone di sì... Altrimenti l’avrebbe contraddetta, giusto? Ad ogni modo, gli getta rare occhiate, non concentrandosi eccessivamente su quella che è la pelle nuda mostrata dal ragazzo, anche perché ne ha un bel po’ a sua volta. «Chiedi pure.» Lo invita, senza nascondere la scintilla di curiosità che le anima lo sguardo. Non ce ne sarebbe neanche bisogno, visto che quella più che l’ora delle streghe sembra l’ora delle confessioni.
Indecifrabile la miscela emotiva che nasconde sotto un`espressione curiosa, intrigata. « Ma fra te e... ? » Le sopracciglia si sollevano in coppia, creando non solo una rughetta al centro della fronte pallida, ma anche l`eloquenza propria dell`interrogativo — non ha aspettato ancora, ha gettato la bomba a bruciapelo, agli sgoccioli della pazienza che, naturalmente, non ha mai avuto. « Vabbè, hai capito » di chi sta parlando, ovvio. La sonda un istante, cercando di catturare qualche frazione dell`eventuale reazione, dopodiché fa un cenno di noncuranza. « Se si può sapere, eh » che per zittirla preferisce prendersi la libertà di un languelìngua, non le domande moleste.
In realtà, la domanda non è tanto chiara, e forse per questo ci mette un po’ prima di aprirsi in un «Ah.» Fra lei e Duncan, suppone. «Si può sapere, sì.» Conclude, secca, avvicinandosi di qualche passo al falò. «Non lo so.» È tutto quello che gli dice, in una stretta di spalle, mentre torna accanto a lui. «E, onestamente, non so neanche come capirlo.»
Guarda il mare, poi di nuovo la bronzo–blu, il linguaggio del corpo, il suo disagio e anche il colore delle spire che le accarezzano le narici arricciando leggermente l`arco di cupido da un lato. « Immaginavo. » Perla di saggezza a tempo perso, non si sa perché, né per come, fatto sta che è serio. Serio, ma con la solita punta di acume ad accendere le iridi cupe fisse sul profilo altrui. « Io so come potresti capirlo. »
«È che con tutto quello che è successo, non riesco a capire più niente.» Gli dice tranquilla, fra un tiro e l’altro. «E poi mi aveva chiesto l’indirizzo. Sai che non mi ha scritto?» Come se potesse saperlo, poi, figurarsi. Il tono con cui lo pronuncia, comunque, è lo stesso con il quale parlerebbe di un crimine assurdo. Sembra quindi indignata, senza ombra di dubbio. «Io non gli ho scritto per ovvi motivi...» Non s’è fatta viva con nessuno, chiaramente, fra un pranzo dai Turner e uno dai Roberts. «Ma lui perché mi ha chiesto l’indirizzo, se non aveva intenzione di scrivermi?» Scuote piano il capo biondo, come a liquidare l’argomento, molto più interessata da quel che lui dice dopo. Sa come potrebbe capirlo? «E come?» Gli chiede, un sopracciglio inarcato e l’aria curiosa.
In tutto questo, le orecchie sono rimaste ben tese per decifrare lo sfogo altrui. Analizza con calma, portando ad intervalli brevi l'attenzione su di lei, per poi, infine, soffermarsi. « Lui sa che sei confusa? » Insondabile in quell`indagine quasi analitica. « Se così fosse, forse vuole farti capire che c`è una sorta di interesse, ma lasciarti il tempo di comprendere quello che c`è » o che non c`è « Senza starti con il fiato sul collo, lasciarti i tuoi spazi, insomma. » Del resto, ad Hogwarts erano costretti ad incrociarsi un giorno sì e l`altro pure, prendere una boccata d'aria durante le vacanze non è male. « Se invece non lo sa è solo un po` str*nzo. » Un po`. « In ogni caso, è abbastanza noioso » giudizi su Duncan neanche ci fosse lui al posto di Cheryl « La cosa più emozionante che ha fatto nella sua vita credo sia stato giocare al nostro party. » Sì, sanno perfettamente entrambi di che cosa sta parlando. Proprio quello. Schiocca la lingua sul palato, azione seguita anche da uno sbuffetto d'aria che si fionda fuori dal naso e che precede di pochi secondi l`andazzo degli occhi neri, di nuovo sulla Turner. La postura indugia dritta all`inizio, dopodiché, accompagnato dal rumore di passi mossi pigramente nel mezzo della schiuma delle onde, incede verso la mezza–greca e, in un movimento schietto e spontaneo, prova a poggiare le labbra sulle sue. Semplice, così, anche se nelle ultime frazioni di secondo le lascia piena libertà di scegliere se tirarsi indietro.
Attende in silenzio che Lionel analizzi la situazione, le sopracciglia aggrottate di chi non capisce perché ci stia riflettendo tanto. «Lo sa che sono confusa.» Gli rivela semplicemente, in una stretta di spalle del tutto innocente. «Lo sapeva che... Vabbè, sapeva che c’era qualcosa che non andava.» Lui stesso se ne era accorto, qualche tempo prima, senza che lei gli rivelasse tutto. «Ci siamo visti per caso, tra le altre cose. M’ha detto che non ha scritto perché era impegnato.» Già, gliel’ha proprio chiesto direttamene, evviva la sfacciataggine. «Forse sono confusa perché non capisco se gli piaccio tanto quanto dice.» Mormora alla fine, gettando uno sguardo al mare. Ed è proprio per questo, che s’accorge dell’avvicinarsi del LaLaurie troppo tardi. Se lo ritrova dinanzi e, qualche istante dopo, con le labbra premute sulle sue. Trattiene involontariamente il respiro per una frazione di secondo, quasi pietrificata. Cosa dovrebbe fare? Ricambiare il languelingua o il bacio? Ma la bacchetta è troppo lontana, vero? O almeno è questo che si dice, quando si alza sulle punte dei piedi per ricambiare quella lieve pressione, così vicina a lui da poter avvertire il profumo di salsedine che dovrebbero emanare i capelli, vista la serata trascorsa al mare. Il contatto resta lieve e delicato, sebbene la mano della ragazza si muova verso l’alto. E no, non è un appoggio che cerca, sebbene potrebbe averne bisogno, visto l’equilibrio precario: la mano, infatti, si poserebbe a metà fra il retro della nuca del LaLaurie e il suo collo, in modo che le dita sfiorino l’attaccatura dei suoi capelli ricci, in un implicito invito ad approfondire quel contatto perché lei -a quanto pare- non ha intenzione di scostarsi.
« Jabari non è come te » senza mezzi termini e anzi, ci mette anche un eye–roll per rincarare la dose « E anche se ci divido il dormitorio, non parliamo di cose » probabilmente non parlano proprio. Ma il messaggio qual è? Che sicuramente non può aprire il vaso di Pandora, se è quello che si aspetta. Nemmeno per lei. « Magari è davvero solo uno str*nzo » che gli pare la via più semplice, senza scervellarsi troppo. Fa spallucce, componendo persino un`espressione che lo fa sembrare sul punto di lavarsene le mani. L`invito a schiarirle le idee però lo decifra alla perfezione, tant`è che presto si ritrova accostato alla bionda, in un bacio. Il tocco è innocente e delicato, tuttavia il calore della pelle altrui rimane ben presente contro la propria — non solo quello della bocca, ma anche il tepore del respiro, i nasi che si toccano, che in un pensiero univoco gli danno la consapevolezza che lei è ancora lì. Non ha indietreggiato o creato un secondo atto della scena precedente. C`è e basta, anche se è sorpresa. E ci sono l`esitazione, la mano che sente risalire lungo la pelle nuda del collo, fino alla nuca. Un suggerimento che arriva, si unisce all`inclinarsi del capo e allo schiudersi progressivo delle labbra, in un contatto differente, meno casto. Così anche la mancina, che viene posata a coppa sulla guancia della compagna in una veglia vigile dei sensi, sebbene le palpebre siano già serrate da un pezzo. Indugia nel contatto, il profumo altrui che aleggia in mezzo all’aria salmastra, prima di risollevare lentamente le ciglia e, contemporaneamente, ristabilire quei pochi centimetri fra il proprio volto e quello della compagna, osservandola. « Niente scherzi » la rassicura, andando a ritrarre la mano e a rilassare le braccia perpendicolari rispetto i fianchi, i lineamenti distesi in una sfumatura quasi vulnerabile.
Model Iman wearing a white blouse and a necklace ❤️❤️❤️❤️
Photo Francesco Scavullo
Vogue May 1st, 1977
A familiar tune began to play on the radio - Mott the Hoople. It was a few years old now, but it had been a favourite at Gryffindor parties,
"Billy rapped all night about his suicide,
How he'd kick it in the head when he was twenty-five,
Speed jive, don't wanna stay alive, when you're twenty five...“
Turn it up!" Mary nudged Marlene, who flicked her wand at the wireless, laily, then cracked open another can. They all hushed to listen, nodding along and tapping their feet softly on the grass. When the chorus came, the girls all sang along in that soft, under the breath way that girls were so good at,
"All the young dudes, carry the news...
(All the young dudes, MsKingbean 89, chapter 115)
Okay so this is so pretty to me, like obviously because of the song and it’s the summer of 1977 and everything is perfect but the thing that i really love about this scene is the way the girls‘ singing is described. Because mskingbean is so right it is really really nice when girls sing like that it makes everything feel so chill and friendly? it’s like a girl-superpower. and now every time i sing along to something under my breath i have to think of this scene and it makes me feel so happy because i know that remus would like the way i sing so i just had to type a short rant about it ok bye
[Flashback] Smile, the worst is yet to come | Colin & Selina | August 77
Londres parecia totalmente diferente naquele dia ensolarado e pouco se assemelhava a cidade cinza e nublada que costumava ser na maior parte do ano. Apesar das ruas estarem abarrotadas de pessoas que tentavam captar uma brisa fresca enquanto seguiam com suas rotinas e do calor as vezes beirar o insuportável, Colin Deverill estava mais do que satisfeito em percorrer as ruas da grande metrópole, porque qualquer lugar era melhor do que a Mansão Deverill. Qualquer lugar, e isso incluia enfrentar Londres em uma tarde de seus secos verões. O slytherin olhou rapidamente para o relógio de pulso, constatando que tinha tempo suficiente para chegar ao Leaky Cauldron, o local combinado com Selina Bellanova através de correio coruja. Mesmo já tendo idade suficiente para aparatar, escolheu tomar o trem para Londres porque precisava daquelas horas de tranquilidade, mesmo que boa parte delas tenha sido passadas na companhia de um livro. O convite, que antes surgiu como uma oportunidade de reunir o grupo de amigos durante o verão, acabou sendo limitado somente a Selina depois de Vincent e Aspen desistirem de última hora. Seus amigos provavelmente não entenderiam isso com muita facilidade, mas Colin costumava se agarrar a qualquer chance de deixar a casa da família quando precisava regressar para lá durante os verões. Hogwarts era seu verdadeiro lar de uma forma que aquela casa grande demais em Cornwall jamais seria.
Quando chegou ao popular pub, se deu conta de que estava um pouco adiantado no horário quando notou que Selina ainda não havia chegado. Dessa forma, resolveu pedir uma cerveja amanteigada gelada para passar o tempo e refrescar-se naquele calor. Sentou-se em uma das mesas do fundo do salão, entretendo-se em meio aos goles de sua cerveja ao observar bruxos e bruxas entrando e saindo do estabelecimento, seguindo para Diagon Alley ou simplesmente parando para uma bebida, tentando desvender quem eram e para onde iam, um passatempo antigo do qual ele duvidava que um dia fosse conseguir se livrar. Quando reconheceu os cabelos escuros da colega de casa se aproximando, terminou os últimos goles de sua cerveja apressadamente antes de se levantar para cumprimentá-la com um sorriso simpático e um abraço rápido. “Pensei que daria uma de Vincent ou de Aspen e não apareceria. Bem, nós temos tempo suficiente para aproveitar a tarde e fazê-los se arrepender por não terem vindo, no fim das contas” E sorriu, apanhando a mochila que trouxe consigo e colocando-a por cima dos ombros. “Diagon Alley? Ou está aventureira o suficiente para explorar a Londres trouxa?” Colin ergueu a sobrancelha enquanto fazia a proposta, deixando a decisão nas mãos da amiga. Não se importava realmente com o que fariam, desde que não tivesse que voltar para casa. Depois de passar uma temporada na casa dos Rowle, inventar novas desculpas estava ficando cada vez mais difícil.

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[Flashback] Eletric ladies | Maureen & Florence | Summer 77
A atmosfera de uma noite de verão na Londres trouxa inspirava mudança. Lá estava Maureen Dowson, mais entusiasmada do que jamais esteve em meses, de braços dados a Florence Cauldwell, usando um de seus vestidos emprestados, salto alto, com um enorme sorriso no rosto e a extasiante sensação de que não havia melhor coisa no mundo do que explorar o desconhecido na companhia dela. "O que faremos primeiro? Por Merlin, são tantas opções que não consigo pensar em apenas uma!" A animação estava mais do que evidente em seu rosto, os olhos escuros brilhando como se tivesse voltado a ter oito anos de idade e acabara de ganhar o melhor presente do mundo na manhã de Natal. "Seja lá o que você for sugerir, lembre-se de que primeiro temos que passar em algum lugar e comprar uma garrafa de qualquer coisa alcoólica. Sei que você provavelmente já sabe disso, mas ainda acho que não custa nada deixar claro o quanto quero encher a cara, não é mesmo?" Começou, a voz tão séria quanto estaria caso Maureen precisasse tratar de uma assunto muito sério com um professor. Não eram muitas as vezes que conseguia sair de casa em suas férias de verão, afinal, os cuidados de sua mãe exigiam atenção especial, mas a garota estava determinada a não perder aquela oportunidade. Queria uma noite completamente maluca e inesquecível.
As duas hufflepuffs costumavam dizer que eram irmãs, porque a amizade entre as duas ia muito além da mera denominação de melhores amigas, afinal, tal categoria era muito simples e comum para representá-las. Eram mais que isso. Eram uma família. E como tal, elas tinham suas tradições. "So how it is going to be?" Quis saber, fazendo-a para na movimentada calçada. "You are the one who is the most familiar with the muggle world here. You know where we can find liquor. Came on, spill it out!" Maureen ria de forma genuinamente divertida, em nada se assemelhando a garota em que se transformava todo verão, preocupada e com responsabilidades mais pesadas do que seus ombros podiam suportar. Sentia como se fosse capaz de absolutamente tudo, como se pudesse conquistar o mundo em um rompante e como se seus problemas tivessem se transformado em pequenos grãos de areia apenas para que pudesse usufruir daquela noite. She felt mad and impossible and like she had a whole world waiting for her and Florence.