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. ~ 𝕥𝕣𝕒𝕔𝕔𝕚𝕒 𝕣𝕠𝕝𝕖 𝟙 ~ ~ J𝕠𝕤𝕙𝕦𝕒 M𝕒𝕗𝕗𝕖𝕚 & E𝕝𝕖𝕒𝕟𝕠𝕣 J𝕒𝕟𝕤𝕤𝕖𝕟 & S𝕥𝕦𝕒𝕣𝕥 A𝕥𝕨𝕖𝕝𝕝 ~
• ԹӀɑϲҽ: íntσ thє wσσd • †ïmε: ιи тнє єνєиιиg
#Ravenfirerpg
Dicembre era forse considerato uno dei mesi migliori di tutto l'anno. Pieno di sorprese, pieno di festività. Era ormai giunto anche a Ravenfire ed i Maffei, come da tradizione delle loro origini italiane, non solo dall'inizio del mese avevano iniziato a decorare la loro abitazione, ma anche a cucinare i tipici cibi e dolci natalizi. Persino Joshua si era messo in cucina, divertendosi a preparare una piccola delizia fatta di marzapane a forma di una casetta. Peccato però che questa venne distrutta poco dopo dalla sua nipotina. Che monella che era! Tuttavia credo sia inutile dire come il ragazzo non aveva fatto a meno di perdonarla, o forse meglio "punirla" con un po' di solletico ed una marea di bacini. Era tutto perfetto, forse troppo per i suoi gusti. Erano giorni che non faceva incubi la notte, erano giorni in cui non aveva visioni che lo rendevano strano e distaccato dalla famiglia, anzi, probabilmente stava anche parlando di più. Stava bene, ma a quanto pare tutto ciò durò poco, perché se quel tardo pomeriggio, inizialmente egli si trovava davanti al camino, seduto a scrivere i suoi pensieri sul suo diario personale, dopo si ritrovò da tutt'altra parte. Buio, gelo, silenzio. Intorno a sé non vi era nulla, se non un albero dopo l'altro a formare un enorme bosco, lo stesso della cittadina, che molti diffidavano. Se vogliamo essere meticolosi, l'area precisa per cui esso era temuto, era proprio quella in cui ora sostava il giovane esperimento. Cosa ci faceva là? Non lo sapeva nemmeno lui. Pareva come se, per un lasso di tempo, il suo cervello avesse avuto un blockout. Non ricordava come ci fosse arrivato. Ma ricordava, ed era certo, che prima di arrivare qui, era stato a casa. Anni prima, in quel posto avevano ritrovato i cadaveri di tre ragazzi a lui coetanei e forse per una ragione inspiegabile, il suo subconscio lo aveva condotto lì, facendo però in modo che non rammentasse il perché. Ci mancava solamente che vi fosse qualcun altro nei dintorni. Come avrebbe spiegato la sua presenza in tale luogo, per di più quasi a fine giornata?
Stuart Atwell
Era strano trovarsi in quel luogo, eppure eccolo lì. Stuart andava spesso nel bosco a correre, lì dove era più difficile e inconsueto incontrare umani se avesse deciso di tramutarsi e correre libero, insomma dare sfogo a quella natura che per lo più teneva incatenata specie alla luce del giorno, o quando stesse in università o al campo. Tutto pur di non lasciarsi scoprire, costretto persino alla lenti a contatto per gli occhi, deciso però ad allenarsi per migliorare. E per questo che era nella palestra di Brett e per questo che ora cercava uno spot adatto alle sue intenzioni, quando scorse una sagoma. Il primo istinto fu di nascondersi, ma poi si rese conto di non essere tramutato nè affamato e di poter... tentare un approccio. Sarebbe stato strano il contrario, no? <<Hey tutto bene?>> Gli parve confuso quel ragazzo, e il Doodd aggrottò la fronte avvicinandosi. Voleva essere sicuro stesse bene.
Eleanor Dahlia H. Janssen
Una miriade di pensieri sembravano agitare l'animo dell'esperimento che ormai aveva abbandonato completamente il tentativo di concentrarsi sui libri. Aveva ormai venticinque anni, avrebbe dovuto affermarsi nella vita, intraprendere un percorso lavorativo eppure, era ancora lì ad osservare quella distesa di libri che giaceva sull'imponente letto matrimoniale della sua stanza. Ormai era diventata la sua routine, prendere un doppio caffè e dedicarsi allo studio matto e disperato nonostante, ogni volta, continuasse a ripetersi che non sarebbe più capitato. Avrebbe voluto organizzarsi meglio, avrebbe dovuto farlo, eppure qualcosa nella sua mente la portava sempre a ripercorrere ricordi che aveva ormai chiuso in un cassetto della sua mente. Il rumore delle fronde degli alberi continuavano a sbattere incessantemente contro le finestre della sua stanza, il vetto soffiava così forte da fischiare, eppure non era questo a circondarla in quel preciso istante. Come era capitato tempo addietro, quel luogo così privo di luce e scenario di così tanti dei suoi incubi, era lì, davanti agli occhi attoniti dell'esperimento. Scrutava, osservava, memorizzava ogni tronco d'albero incapace di ricordare come fosse giunta in quel luogo, ritrovandosi poi ad abbassare lo sguardo per osservare i piedi che indossavano ora delle sneakers che cozzavano con il suo stile, eppure l'unica domanda che continuava a farsi era una sola: come diavolo aveva fatto ad arrivare fin lì? Si voltò di scatto quando udì su rumore, il volto di qualcuno che conosceva, con cui addirittura sentiva una certa connessione, ma furono le parole di una terza persona a farla bloccare come un animale impaurito. Era una sciocchezza bell'e buona, lei stessa era un animale della paura, eppure il dover giustificare la sua presenza era qualcosa che non aveva previsto. « Che ci fate qui? » Domandò incrociando le braccia al petto. Osservava i due giovani passando lo sguardo da l'uno all'altro eppure la profondità della paura che si avvertiva in quel luogo faceva venire i brividi. Scelte tuttavia la via più ovvia ai suoi occhi, lo scherno e l'attacco come miglior difesa, ma sapeva che le domande sarebbero arrivate da lì a poco. « Non pensavo che il bosco fosse il nuovo punto di ritrovo. »
Joshua Maffei
Ed ecco che, improvvisamente, prima una figura maschile, poi un'altra femminile, si accostarono allo spazio indesiderato che stava occupando il giovane veggente. I suoi occhi cristallini iniziarono a scrutare i due, mentre diversi pensieri continuavano ad ammassarsi nella sua mente. Si chiedeva come e perché fosse arrivato fin là, ma anche cosa si sarebbe dovuto inventare affinché gli altri non avessero avuto strani sospetti nei suoi confronti. Si ritrovò a dover rispondere alla domanda del ragazzo, quando la donna, che era come lui, un essere incompreso che, probabilmente come l'italiano, non avrebbe terminato di cercare risposte sulla sua strana /seconda/ natura e che forse, in quel momento, nemmeno lei sapeva come fosse giunta nel luogo interessato, lo salvò, ma allo stesso tempo lo sfidò. Joshua percepiva lo strano legame che aveva percepito con molti altri e soprattutto ricordava di averla già vista da qualche parte. Eppure, nonostante suo simile, ella aveva preso le difensive non solo con il dood, ma anche con il Maffei, rivolgendosi in modo piuttosto schietto. Peccato, però, che era andata a mordersi da sola la coda con la domanda che seguì da parte sua. 《 Potrei chiederti la stessa cosa. Non credevo fosse proibito uscire di casa. 》
Stuart Atwell
In quale dannato film aveva visto una scena del genere? Si sforzò di pensare, forse persino una venuzza sulla fronte si era palesata, quando si rese conto che avevano parlato entrambi chiedendo cosa tutti stessero facendo in quel posto. Lui non poteva dire che era lì per "calmarsi": non sapeva chi fossero, la sua lingua causava solo guai /e forse anche piacere considerate le reazioni al suo uso sul corpo di Xavier/ ma non poteva rischiare di compromettersi. Doveva pensare a una risposta credibile e convincente. Il tipo, il ragazzo, aveva ribattuto alla domanda della giovane con una risposta decisamente azzeccata a suo parere. Chissà lui cosa avrebbe combinato. <<Bird watching.>> Ci pensò un attimo. In fondo perchè non avrebbe dovuto guardare gli uccelli? Erano creature bellissime. Una volta aveva persino visto un gufo al rifugio da piccolo. E mentre pensava questo si rese conto che forse avrebbe potuto semplicemente dire che stava facendosi un giro e basta. Ma era pur sempre Stu. <<Sembriamo i moschettieri. Anche se effettivamente dovremmo essere in quattro. Il ragazzo sembrava nervoso e lei estremamente curiosa.
Eleanor Dahlia H. Janssen
Un sopracciglio schizzò verso l'alto nell'ascoltare la domanda del giovane che sentiva in qualche modo il bisogno di proteggere. Aveva osservato con attenzione il ragazzo, sentiva una connessione che avrebbe riconosciuto ovunque, eppure si chiese se non fosse una cosa a senso unico. Si ritrovò a scuotere il capo tra sé e sé pensando a che cosa l'avesse spinta lì, in quel luogo che tanto adorava e al contempo temeva. Era stupido per lei provare paura, solitamente era lei a provocarla, eppure il timore di essere scoperta era qualcosa che non voleva nemmeno prendere in considerazione. « Sicuramente è l'ora giusta per farlo. » Commentò con saccenza nonostante lei non sapesse alcunché della fauna che popolava il bosco. Doveva riflettere in fretta, pensare a qualcosa da dire che apparisse sensato, eppure il fatto era che non sapeva nemmeno lei come avesse fatto ad arrivare fin lì. Lanciò un'occhiata di fuoco al giovane che avrebbe voluto proteggere, come se con quell'occhiata gli dicesse di non fare casini, ma Eleanor si domandò anche il motivo di quella connessione. Tornò poi a guardarsi attorno, nonostante vedesse solamente alberi ed alberi per centinaia di metri, ma la sensazione che si stava scatenando in lei era chiara. « E' la mia qualità preferita, sono curiosa, è vero. Avevo bisogno di sgranchirmi le gambe e ho perso la cognizione del tempo, succede, no? E poi questo luogo è... inquietante. »
Joshua Maffei
Una sfida, una battaglia di sguardi e parole era quella che si stava avendo in quel luogo oscuro, in cui nessuno avrebbe messo piede, seguendo la razionalità. Ma la razionalità, in quel momento, pareva essere stata abbandonata dai tre avversari, i quali si erano ritrovati per puro caso a dover dare una reale spiegazione riguardo la loro presenza. 《 A volte la natura ci può ascoltare più di chiunque altro. 》 Mormorò, accennando ora un sorriso verso il ragazzo che, forse per smorzare la situazione, forse preso dai suoi pensieri, aveva espresso tale affermazione, paragonando quel trio insolito ai protagonisti del romanzo di Dumas. 《 Credi riusciremo a compiere la nostra missione nel bosco? Non sono certo ci siano dei diamanti, ma tutto può accadere, giusto? 》 Una lieve risata si sprigionò dalle sue labbra, poi si strinse le mani nel giacchetto di jeans. Una frase ironica ripresa dalla trama del libro in questione, riportata alla contemporaneità, in particolar modo a ciò che avveniva di frequente in quella cittadina: l'impossibile poteva diventare possibile. Tuttavia, lo sguardo che, in seguito, le rivolse la donna riuscì quasi a parlargli, ad avvertirlo. Ma come poteva prenderla sul serio, se fino a poco prima l'aveva messo in difficoltà di fronte ad uno sconosciuto? A che gioco stava giocando? 《 Forza piccola tigre curiosa, credo sia il momento di tornare in centro. E fa anche abbastanza freddo. 》
Stuart Atwell
Non era più sicuro di nulla, ma riusciva a percepire per lo più una strana tensione venire dal ragazzo, per non parlare di quella bizzarra situazione che li aveva visti tutti e tre insieme in quel punto specifico del bosco. E forse se non fosse stato preso dalla questione dei propri poteri fuori controllo, Stu avrebbe anche potuto indagare a modo suo, ma ora come ora voleva solo allontanarsi il più velocemente possibile. Li osservò ancora una volta. Parevano tutti impazienti di tornare e si chiese se, per caso, non fosse per i suoi stessi motivi. L'urgenza di rimanere solo con se stesso. <<Credo s-sia davvero troppo freddo qui. Insomma forse è una cosa legata al m-magnetismo del posto. Esistono punti del globo che sembrano reclamare la presenza a causa di campi m-magnetici. L'ho letto.>> Assicurò prima di fare dietrofront ed indietreggiare. Forse se fossero rimasti lì ancora un poco avrebbero potuto scoprire qualcosa l'uno dell'altro, ma forse non era ancora tempo. E così se ne andarono ognuno per la loro strada, esattamente come doveva essere... per ora.
❪ 𝑭𝒊𝒏𝒆 𝑹𝒐𝒍𝒆. ❫
Ignored laws, poor concentration + 6 other things we learned about Arsenal against Wolves
Ignored laws, poor concentration + 6 other things we learned about Arsenal against Wolves
Arsenal signed off for the latest international break with a lucky draw against Wolves to extend their unbeaten run to 16 and their winless run to 3. LONDON, ENGLAND – NOVEMBER 11: Matteo Guendouzi of Arsenal is fouled by Helder Costa of Wolverhampton Wanderers during the Premier League match between Arsenal FC and Wolverhampton Wanderers at Emirates Stadium on November 11, 2018 in London, United…
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Wolves deliver steaming turd of an Xmas present
We got a belated Christmas present from Wolves yesterday in the form of a lovingly gift wrapped steaming turd.
The game was an agonisingly frustrating exercise that displayed our own familiar shortcomings, a shockingly poor refereeing performance and a resilient opponent with a goalkeeper surely destined for greater things.
Rather than go into an in depth match report, I'll just run through five 'key learnings', mainly due to an alcohol-induced fuzz I find myself in this morning.
The twin evils of complacency and show boating are showing up again: Seriously, what the fuck is Alex Song doing attempting back heel passes, either in our own half or the opposition's? He really needs to curb that shit and stick to what he's paid to do - tackle and dispense. And scoring first but then dicking around and not pressing the advantage before conceding a soft goal? Been there before, haven't we?
If you're still in any doubt, we now have a serious fight on our hands for a top four finish: We're better than we were at the end of last season and at the start of this one, no question. But with the other lot winning again last night and us not taking advantage of points dropped by Chelsea and Liverpool on Boxing Day, we've really made life hard for ourselves. Oh, and Newcastle are 3 points behind us too.
The FA should take a serious look at Stuart Atwell: We've all seen bad officiating in our time, but yesterday was right up there with the best (worst) of them. Never had authority over proceedings, summed up by two bizarre incidents - one where he stood in front of RVP while the Dutchman was waiting to take a free kick, the other during a protracted Wolves substitution during which no one seemed to know what was happening.
Yossi Benayoun showed why he should start more games: Another lively and committed performance from the Israeli, who's sublime pass set up Gervinho for the opener. Should definitely be preferred to Arshavin while Gervinho's at the African Cup of Nations.
The Emirates crowd needs to stop being so impatient: Honestly, sometimes it's like every misplaced pass is a crime against footballing humanity. And maybe in the context of the style of football we've been fed for the last 15 years it is. But it transfers instantly to the players. You can feel the tension rise and it contributes to results like yesterday. Oh, and to everyone who yells 'shooooot' whenever a player is within 5 yards of the box, shut up. Seriously. It's stupid.
So on we go to QPR on Saturday. I expect it'll be a similarly tough test but again, one we should pass if we play the way we know we can. UTA!