Raggiunta una certa età, più o meno tra i 35 e i 40, capita di dover prender parte a rituali spiacevoli, come i funerali dei genitori dei tuoi amici di infanzia. Di solito sono quei genitori dei tuoi amici con cui hai avuto una frequentazione piuttosto intensa fino ai primi anni della pubertà e in seguito, nel corso della tua vita, ti eri quasi dimenticato della loro esistenza.
I loro figli, tuoi coetanei, invece li hai visti crescere assieme a te per qualche anno, specialmente se sei rimasto a vivere nel tuo paese di origine fino all'età della maturità. Con alcuni di questi ci hai anche condiviso un pezzo significativo della tua vita, ma nonostante tutto con pochissimi sei rimasto in contatto.
La tristezza dei funerali di questo tipo, oltre al fatto in sé che sono dei funerali, è dovuta proprio al fatto di dover rivedere gran parte di questi amici di infanzia che nulla hanno più a che fare con te. L'unica cosa che ti accomuna a loro è proprio quella capacità di ricreare quell'aura da 'Strapaese' come lo ha chiamato il giornalista Valerio Renzi nella sua newsletter.
Il termine, evidentemente mutuato dal vecchio movimento letterario, si riferisce a un clima culturale che si può sperimentare visitando la provincia italiana più remota: quella che vive di propri miti, vanaglorie e leggende del passato, che fanno da contrappunto a una realtà presente sempre più grottesca e deprimente. Nel suo articolo, Renzi fa riferimento a questo tipo di esperienza in relazione a uno spettacolo/comizio del nuovo leader politico Roberto Vannacci.
In queste occasioni spiacevoli, quindi, ti ritrovi a dover parlare con il tuo vecchio "compagno di merende" come si usa dire da queste parti, che dopo averci condiviso mille esperienze e passioni assieme, si è ormai volatilizzato nel nulla una volta conosciuta quella che è la sua attuale moglie. A eccezione di un paio di uscite nell'arco di dieci anni, giusto perché aveva l'ora d'aria e aveva finito di scorrere i numeri in rubrica, quindi si è rifatto vivo con te.
Oppure rivedi il gruppetto dei musicisti che in giovane età avevano formato gruppi punk e rock alternativo di ogni sorta: hanno continuato a trascinarsi dietro quell'attitudine da alternativo costruita ai tempi del liceo, riproponendola nel tempo come se fossero una rendita di status sociale a lunga scadenza.
Uno di questi è diventato pure un complottista no vax e durante la pandemia ha fatto detonare quel senso di inadeguatezza che covava da tempo, derivato probabilmente dal non essere stato in grado di essere all'altezza di qualcuno in famiglia, da cui però ha ereditato una malcelata arroganza da sempre spacciata per estrosità.
Tra di loro, non si sa perché, si inserisce un mellifluo ragazzo sempre sorridente, quello amico di tutti, noto per essere frequentatore di ultras neofascisti della locale squadra di calcio, ma siccome è sempre stato abile a recitare la parte in commedia in ogni situazione, è sempre una presenza ben accetta.
Senza dubbio è affabile e piacevole ai più, anche quando si esibisce in quelle pose da teatro per segnalare agli "altri" che lo osservano a pochi metri di distanza il suo disappunto per la presenza dell'ultima arrivata: la stilosa tipa militante di sinistra che nel frattempo si è unita al gruppo e conversa amabilmente.
Ancora, c'è l'altro "compagno di merende" con cui hai condiviso significativi momenti della tua vita che, da quando è diventato un noto professionista, è molto attivo nell'associazionismo di paese. Per un breve periodo, ricordi, è stato pure catechista, e soprattutto è sempre stato molto disinvolto nell'intrattenere ogni tipo di relazione, anche di una certa ambiguità, purché di peso.
Per anni hai pensato che i rapporti con lui siano stati interrotti per qualche tuo commento di troppo circa la sua camaleontica capacità di riciclarsi negli ambienti più disparati. In seguito vieni a sapere che si è sposato con un'altra professionista del suo rango, ma che, ironia della sorte, proviene da una storia di militanza politica di sinistra, molto di sinistra.
Ancora sorridi quando te lo immagini infrangere l'ultimo dei suoi tabù, alle soglie dei trent'anni o poco più, ospite in quell'appartamento in zona ticinese a Milano, mentre si appresta a prender parte a qualche attività organizzata nel noto centro sociale della zona al seguito della sua lei.
Infine c'è quel gruppetto di amiche che da vent'anni e passa non hai più visto, tranne quella volta in cui le incrociasti per caso tutte insieme in un noto locale fuori radar, che mai avresti detto di incontrare proprio lì, ma che a malapena ti hanno salutato.
A pensarci bene, una di loro l'avevi già rivista in una seconda occasione, ma al tuo saluto ti rispose con un criptico "no, no..." detto con la faccia spaesata e quasi intimorita, motivo per cui hai passato diverso tempo con un enorme punto interrogativo sulla testa. Ma d'altronde lo sai, a distanza di anni la puoi finalmente capire.
Adesso sono qui tutte insieme che ti chiedono aggiornamenti sulla tua vita e che, assieme all'ennesimo amico d'infanzia (quello per cui non hai più visto le tue coetanee girare in paese), invocano all'unisono la fatidica parola magica: cena di classe, quella delle elementari.
Ovviamente tu sei l'incaricato di dover recuperare i contatti con il tuo "amico storico", quello con cui l'ultima volta in cui ci hai passato più di 5 minuti assieme aspettavate con ansia il nuovo millennio. Di lui, ormai da una vita, hai notizie indirette da quella fastidiosa presenza di suo padre, sempre presente quando si tratta di incontri fortuiti in zona.
Di fronte all'entrata principale della chiesa, gli ex ragazzi "più grandi", che nel frattempo sono diventati uomini di mezza età, ancora ti guardano male perché qualcuno gli ha detto chissà che cosa sul tuo conto. Nel piazzale tra la folla c'è pure l'ex sindacalista delle ferrovie, adesso diventato un anziano molto loquace e molto attivo nella locale confraternita dei donatori di sangue.
Noto anche come notevole lettore di testi sacri durante la messa domenicale (nonostante il suo passato), eppure rimane pur sempre oggetto di chiacchierìcci e illazioni di ogni genere. Lo puoi notare anche lì, in quell'occasione: molti al suo cospetto parlano come i calciatori professionisti quando non vogliono farsi leggere il labiale, consapevoli di essere ripresi dalle telecamere. È un modo anche questo di riconoscersi tra paesani, rimarcando i ruoli e i pregiudizi decennali che ormai si tramandano di generazione in generazione.
Ma il vecchio ferroviere non demorde, si avvicina con l'andatura un po' claudicante, con quel suo fare leggermente invadente che lo contraddistingue e si lancia cercando contatto con tutti. Nonostante tutto è cordiale con chiunque, sorride e sembra di buon umore, così fai la tua parte e ci scambi qualche parola di circostanza, congedandoti in pochi minuti con la faccia perplessa.
Dopo aver notato gli assenti eccellenti e realizzato di essere l'unico a vagare senza meta tra la gente, ti dirigi verso il fratello minore del tuo amico in lutto, quello che, nonostante i dissapori per motivi del tutto mai chiariti, senti di dover salutare prima di andare.
Ti allontani verso il parcheggio e incontri il fenomeno che fa lo spaccone, una vera specialità locale, e del quale a malapena ricordi cosa ti accomuna a lui. Si prende confidenze con te come se nulla fosse, specialmente se davanti a un pubblico, così stai al gioco e non ti fai mancare qualche soddisfazione.
Nonostante ciò, nella tua mente, non riesci a trovare altri ricordi di lui eccetto quell'immagine un po' sbiadita che lo ritrae al bar, davanti a uno schermo tra i video poker dell'epoca, intento a fissare l'ennesima corsa di cavalli fatti di pixel, nella speranza di ottenere i gettoni da incassare e riscuotere al bancone del bar (quando era ancora lecito farlo).
A quel punto non ti rimane altro che allontanarti senza dare nell'occhio, prima di realizzare che in fondo anche tu sei un prodotto dello strapaese, più di quanto sei disposto ad ammettere.
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