Recensione del libro “Il narratore di verità” di Tiziana D’Oppido
"Cos'è la verità? La verità ha molte facce. È tutto e il contrario di tutto. E a volte può persino coincidere con una bugia.".
Lucio Blumenthal e Sara Pantone sono i due protagonisti del romanzo d'esordio di Tiziana D'Oppido, scrittrice, traduttrice ed interprete materana, che vive tra la città dei Sassi, Roma e Trieste.
Il primo riceve una lettera dal padre, Gildo, con il quale non si vede da vent'anni, attraverso la quale il genitore esorta il figlio a riprendere i contatti con Sara, una donna misteriosa che scoprirà la sua verità, collegata con quella di Lucio, sulle vicende accadute in Val di Brodima, nei paesi di Scampolo e Pescincanna, i nomi di fantasia dati dall'autrice ai luoghi dove si svolgono i fatti raccontati. La ricerca è allietata dal puzzle di Sara, che i due si trovano a comporre, metafora della loro operazione di perseguimento della verità, che tutte le tessere della loro vita trovino l’incastro giusto, passando per intrighi e bugie, come, nel gioco, accade con i tentativi ed i dubbi. Lucio e Sara arriveranno a far luce su pericolosi segreti, coinvolgendo i rapporti con i propri familiari. In contrasto tra di loro, ci sono, da una parte il papà di Lucio, Gildo Blumenthal, responsabile di una quaglieria, e, dall'altra, la fabbrica di fuochi pirotecnici del padre di Sara, Arsenio Pantone. E Lucio farà luce su una grande storia di inquinamento ambientale.
«Sempre con 'sto culto della verità. Ma, lavoro a parte, sei capace di mentire? Quando la verità fa schifo, fa star molto meglio una gran bella grossa bugia positiva, lo sai? Almeno una volta nella vita... e dilla una bella bugia!»
Il romanzo ha uno stile, che è stato definito originale, per la leggerezza e l'ironia del linguaggio con cui affronta temi come i rapporti familiari e l'inquinamento dell'ambiente (chi ha scritto il libro è un’amante della natura e degli animali). Si apprezza, poi, molto il lavoro lessicale della scrittrice, che ha fatto largo uso di termini tecnici (ad esempio, “anossico”, “eliotropismo”, “roride”, “enfi”, “nefelibata”), ma anche le invenzioni di simpatici neologismi (come “donnemamme”, “ginesindaco”) e singolari soluzioni stilistiche (“La pioggia continuava a cadere fitta, accanendosi con una malignità feroce, quasi umana”; “I fulmini si susseguirono abbaglianti e nitidi come nervi di carne cruda”), che rendono il testo più impegnativo, ma anche più interessante.
In conclusione, consiglio vivamente la lettura di questo libro a chi è un assiduo frequentatore della parola scritta, o a chi volesse approcciarsi con questo nuovo modo di comporre, ed anche per chi avesse il desiderio di diventare uno scrittore, perché ho saputo che Tiziana tiene laboratori di scrittura creativa!
Perciò, non fatevelo raccontare! Leggetelo, per, chissà, imparare a scrivere in modo diverso e più originale! E, magari, vincere tanti premi letterari come Tiziana!

















