Il sobborgo è il riflesso del nostro tedio. I miei passi claudicarono quando stavano per calpestare l’orizzonte e restai tra le case, quadrangolate in isolati differenti ed uguali come se fossero tutte quante monotoni ricordi ripetuti di un solo isolato. L’erbetta precaria, disperatamente speranzosa, spruzzava le pietre della strada e vidi nella lontananza le carte di colore del ponente e sentii Buenos Aires. Questa città che credetti mio passato è il mio avvenire, il mio presente; gli anni vissuti in Europa sono illusori, io stavo sempre (e starò) a Buenos Aires.












