Genova è tutto – proprio tutto – al di là di quello che è successo – a Genova ho cantato We Shall Overcome con i cristiani – ho sfondato le vetrine con i black bloc – ho fatto il matto nelle performance con i pink – ho portato lo scudo con i veterani di via Tolemaide… Poi non me ne frega un cazzo di quello che ho fatto realmente – forse non avrò cantato We Shall Overcome né bruciato una banca – questi sono cazzi miei – e cazzi miei che non riguardano nessuno – tanto davanti a un giudice non ho fatto né l’uno né l’altro – non è questo il problema – ma moralmente tutti abbiamo fatto ogni cosa – ognuno di noi ha subìto la guerra che ci hanno scatenato contro. A Genova eravamo come colonie di amebe – io ero un’ameba – che quando manca il cibo si concatena con le altre e forma una colonia – restando una singolarità… Genova è stata tutto quello che è successo – chi pregava e chi sfondava le vetrine – Genova è quello… Chi non capisce questa cosa non ha capito quello che è successo dopo – non ha capito l’undici di settembre – non ha capito che la guerra è iniziata quel giorno e ancora non è finita… Il venerdì fu la battaglia più grossa a cui abbia mai partecipato – una battaglia durata ore e terminata dopo che hanno ammazzato Carlo Giuliani – la gente è riuscita a dare battaglia per difendersi dalla polizia con quello che trovava per strada – perché non c’era materiale per la difesa – eppure è durata tre ore… Io sono adesso quelle tre ore di battaglia – la guerra è entrata dentro di me – è come se fossi stato pestato a Genova – pestato a sangue – torturato come a Guantanamo e Abu Ghraib – mi hanno bombardato come a Kabul e Baghdad – mi hanno imprigionato a Gaza o in un Cpt – io sono tutto questo disastro – sono quello che ho fatto e quello che non ho fatto – sono il pink che stava con i trampoli – sono il gay in piazza con lo striscione del suo circolo - quello che stava fra i migranti con il Corano in mano – quello con il crocefisso o la bandierina della pace – oppure quella che non sopporto più di Che Guevara – ADDIRITTURA CON LA BANDIERA DI STALIN CHE IO ODIO – c’era a Genova? Be’ – la portavo anch’io ’sta cazzo di bandierina quel giorno – non me ne frega – non me ne frega un cazzo – perché io c’ero – Genova è tutto questo – e allora se io ci sono stato sono tutto quello che è passato per Genova… Quei giorni indimenticabili dove ho vissuto un’esperienza irripetibile – dove camminavo a dieci metri dal suolo – perché il cielo era caduto sulla terra – giorni d’amore e di odio – attimi di vita rubati alla matrice… Quei momenti non li dimenticherò mai – quanto ho pianto – ma anche quanto ho riso… Quando ci ritiravamo verso il Carlini – morto Carlo – con i maiali che ci inseguivano… Nel momento in cui i miei occhi si riempivano di lacrime – ho sperato che mi apparissero quei due balordi del film di Sergio Leone – uno buono e uno brutto - quei due disperati che disertarono la guerra e stufi di vedere morire degli uomini per un fottuto ponte da conquistare – decisero di minarlo quel ponte del cazzo! Booom!!! Avrei voluto vedere apparire quei due davanti a me – a Genova – usciti direttamente dalla pellicola di Leone… Vederli all’opera in via Tolemaide – fare esplodere quel tratto di strada che ci divideva dai maiali e creare per sempre un crepaccio invalicabile…
http://piovonopietre.rockit.it/2012/11/10/roma-k-o-genova-2001-di-marco-philopat/












