Immaginate di scegliere per voi e per la vostra famiglia un ristorante rinomato e notoriamente molto caro.
Immaginate di ordinare, per voi e per i vostri congiunti, i piatti più prelibati e più costosi.
E siccome un buon pasto va accompagnato con un’adeguata libagione, immaginate di chiedere al cameriere di portare i migliori vini disponibili nella cantina del locale.
Immaginiamo, sempre in questo presunto scenario, che vostra moglie vi bisbigli costernata che avete esagerato e che una tale spesa è assolutamente fuori luogo per le vostre finanze.
Ed immaginiamo che voi tiriate fuori una carta di credito, rispondendo sogghignando alla vostra coniuge: “Non paghiamo noi! Paga la ditta!”.
Vostra moglie fa spallucce, nascondendo un sorriso malizioso dietro il bicchiere, mentre voi vi preparate ad addentare il vostro tanto atteso hors-d'oeuvre.
Subito dopo il caffè chiedete al cameriere di addebitare tutto sulla prestigiosa carta di credito, e uscite con il compiacimento dei commensali.
Come potrebbe essere definito un gesto del genere?
Un premio alla furbizia?
Un furto?
Un gesto deprecabile?
Prima di sperticarsi in qualsiasi giudizio, andrebbe fatta un’analisi basata su un’unica e vera grande domanda: di chi è la ditta? Chi sono i presunti soci?
Se la titolarità della carta fosse attribuibile ad una ditta individuale di cui siete detentori (e quindi pagate voi), avreste soltanto perso una grande occasione per fare i brillanti agli occhi di vostra moglie, ma sarebbe tutto legittimo.
Se l’azienda vedesse coinvolti altri soggetti e voi non foste titolati a spendere per ambiti personali, l’utilizzo sarebbe invece del tutto fraudolento.
Se la società fosse in serie difficoltà, il gesto sarebbe comunque irresponsabile al di là o meno della legittimità.
Qual è il legame fra questo presunto aneddoto e le crisi bancarie?
È noto che fino ad oggi (vedremo come evolve la situazione in Carige), tutte le crisi bancarie si sono risolte senza troppi drammi: non è scattato il bail-in, bene o male i soggetti più deboli sono stati trattati con maggiore riguardo, e la sensazione generale è che si sia fatto molto rumore per nulla.
Chi ha goduto di alti rendimenti se li è visti riconoscere e ha ricevuto indietro il capitale investito (andrebbe fatto un discorso a parte per gli azionisti, ma è un contesto a sé stante).
Nel frattempo, tuttavia, le perdite sono state contabilizzate.
Chi le paga?
Gli amministratori delle banche? Senza dubbio, no.
Queste perdite sono state assorbite dallo Stato, dalla “ditta” di cui siamo tutti “soci”.
E pensare che la famigerata legge sul bail-in è nata proprio per evitare che le colpe dei singoli (malversazioni e scelte gestionali sbagliate e scellerate, come quelle viste purtroppo in epoche recenti) ricadessero sulla collettività.
Nel nostro bel paese, in un modo o nell’altro (fino adesso) lo Stato ha messo mano al portafogli.
Il che non significa che non ci siano stati problemi, o che tutto era in fondo tranquillo o solido.
Significa, molto semplicemente, che qualcuno ha “mangiato” a spese di qualcun altro.
Significa anche che qualcuno ha rischiato molto più di quello che era propenso a rischiare.
Quanto accaduto, è molto serio per due ordini di motivi.
In primis, perché a pagare saranno anche soggetti che tecnicamente non hanno magari “goduto” di rendimenti fuori mercato.
In secondo luogo, è passato il concetto che comunque vada, non accadrà nulla di devastante.
E allora via, tutti a cercare il rendimento più alto sui conti di deposito, purché si stia sotto la soglia dei 100.000 Eur!
Anzi no.
Perché la BCE sta portando avanti il progetto per il blocco delle disponibilità delle banche in crisi (in modo da evitare la corsa agli sportelli).
In poche parole viene a meno il concetto “sto sotto i centomila e se sento puzza di bruciato, porto via tutto!”.
La vera questione, tuttavia, rimane questa: perché continuare a lavorare su questo fronte se da più parti arrivano rassicurazioni sullo stato di salute delle Banche?
Va ricordato che il nodo centrale della crisi, i famosi NPL, sono stati semplicemente spostati da qualche altra parte.
Siccome non sono belli a vedersi, sono stati impacchettati e nascosti in attesa che una qualche forma di ripresa consenta di riassorbirli in qualche modo.
Con buon margine di approssimazione si può dire che molto difficilmente in Italia si vedranno banche assoggettate a procedure di risoluzione, e forse tanto meno verranno mai bloccati i saldi dei conti correnti (sopra o sotto i 100.000 Eur, poco importa).
Resta comunque vero che quello che non “pagheremo” noi, verrà pagato da qualcun altro o resterà comunque sul conto delle generazioni future, ai “soci” in divenire.
Pertanto, sarebbe opportuno (oltretutto anche per senso civico) cercare di scegliere controparti solide e serie.
E dovrebbe essere fuori di ogni dubbio che la ricerca spasmodica del rendimento più alto, può essere del tutto fuori luogo.
Ricordandosi, come si dice da tempo, che “non esistono pasti gratis”.