25.10.76 Rage Room -Hogwarts
«Sebastian. Io non ti giudico.» ed è seria, mortalmente, dal modo in cui lo dice «Credo ci siano davvero poche cose che tu possa fare che possano spaventarmi o farmi ricredere sul tuo conto.» scuote il capo e sorride, storta e ferina «E non sarebbero comunque quelle che puoi credere tu.» la Loghain ed il suo modo contorto di vedere il mondo «Ma, se vuoi fare in privato, non ti preoccupare. » salta giù dal banco lasciando che la gamba improvvisata arma, rimbalzi con un rumore legnoso sulla pietra del pavimento «Certe cose riescono meglio se siamo da soli.»
Lo sguardo del Secondino va a soffermarsi sulla Quartina «mh» accenna, seppur non sia molto convinto dal dire di lei...soprattutto perché nella sua mente l`unica cosa che si insinua a parole del genere è quella Maledizione che deve portarsi dietro, e la paura di un giudizio è solo una delle mille conseguenze. E non ce la fa proprio a trattenersi, complice la gibbosa crescente e quell`impulsività che spessa il velo che c`è tra pensiero e bocca «non ne sarei così convinta.» su "farmi ricredere sul tuo conto", schiettissimo mentre va ad incrociare le braccia, questa volta senza il minimo imbarazzo - lunatico, appunto - senza però guardarla fino a quel "ma" che gli fa alzare lo sguardo «mh» al "fare in privato" «non credo cambi molto» nel senso, con o senza lei no problem. O almeno lui, al momento, la pensa così - e non ci pensa due volte a dirlo, con quel tono indolente. A quel dire finale va ad alzare lo sguardo, le labbra che per un momento si socchiudono come volesse aggiungere qualcosa che finisce per essere solo un «forse» con quel suo scrollare di spalle caratteristico di chi vuole mostrarsi come menefreghista mentre la mano va a passarsi tra i capelli neri, con qualche ciuffo che finisce inevitabilmente davanti agli occhi.
«C`è qualcosa in te, Sebastian» che lei non riesce proprio ad afferrare, eppure «mi ricordi molto me.» lo serve con la stessa genuinità che lui ha riservato a lei «Al primo anno sfasciavo aulette che nessuno mi aveva concesso. Mi facevo parecchio male, picchiavo spesso e le prendevo ancora più spesso.» e come si stia raccontando così, naturalmente, ha veramente del "once in a blue moon", per restare in tema «C`è bisogno di sfogare la nostra rabbia in una maniera costruttiva, che ci scarichi e ci impedisca di riversarla contro chi dovremmo...» aggrotta un momento la fronte e guarda verso la porta «proteggere?» il punto di domanda è lieve, ma l`indecisione sul termine è palese. Sospira e poi lo guarda «Non mi interessa sapere di te niente che tu non voglia raccontarmi. Non mi servono motivi perchè fai quello che fai, e questo non perchè non mi interessi» spallucce «ma perchè è qualcosa di tuo, e non sarò certo io a strappartelo con la forza. Cose così o vanno condivise o vanno taciute.»
«non è così facile» non arrabbiarsi contro le persone che si dovrebbero proteggere, perché in lui la rabbia nasce improvvisamente. Ma per il resto non la interrompe, tenendo gli occhi fissati in quelli di lei e andando a compiere un respiro profondo al "vanno condivise o taciute" che beh, è un altro spunto per fare mille ragionamenti che non si direbbe nemmeno lui possa fare - coff. E quando quella va a muoversi appena «non mi schifo mica se ti avvicini» che tanto non ha avuto troppe reazioni al fatto che lui abbia una temperatura più alta del normale, no? E l`ha notata quella mano destra «o se mi tocchi, cioè» e lui lo dice con tutta l`ingenuità che un dodicenne ancora possiede, chiaramente «tanto...non fai domande, giusto?»
Iridi chiare, dalle sfumature lacustri, che lo cercano con lo stesso attento scoprirsi, limitandosi a tirare gli angoli delle labbra a quel termine sbagliato ma che però non corregge. E` lava, che scorre in un fiume sotterraneo ma che non erutta, in un vulcano che spesso anche lei stessa scambia per inattivo, nonostante sia semplicemente in un periodo di pace. "Non è così facile" e lei annuisce «Non lo è mai. E sono sicura che sia peggio di quello che credo ma meglio di quello che pensi tu.» sibillina replica, donandogli il tempo per assimilare quel racconto condiviso e la frase finale, che racchiude si, forse solo una piccola briciolina d`un concetto più ampio, che però vuole ricondurlo a casa, tipo un novello Pollicino. Poi, le parole di lui: parole ingenue, forse genuine, che se la lasciano spiazzata o se la fanno compiacere, non è dato saperlo. A lei bastano solo le prime due frasi per compiere un paio di passi più vicino a lui, ed all`ultima sua domanda, semplicemente scuote il capo «Nessuna domanda. Solo quello che si vuole dire si dice.» è un patto, si, sancito in un allungare di braccia che cercano sta volta di raggiungerne le spalle, aggrapparsi lì, e se non la scostasse, scivolerebbe con le lunghe dita affusolate lungo le sue scapole, per poi invitarlo letteralmente tra le sue braccia. Lo cingerebbe, e se Sebastian lo desiderasse, ci sarebbe il busto della Loghain a cercarlo ed accoglierlo al contempo, in quello che si, nonostante lei sia disagiata, è un abbraccio in piena regola: le dita che gli risalgono la nuca per intrecciarsi appena nei ricci in una carezza leggera e non invadente, incurante della temperatura così alta altrui, in completo contrasto con la propria, sempre costantemente gelida anche in piena estate. Non chiede niente, gli dà solo la sua presenza, in un tenerlo a sè che durerebbe un secondo appena o tutto il tempo che lui vorrà, senza accennare minimamente a sottrarsi: a lui, a quella situazione, a quei "segreti". Alla sua rabbia, alla propria. Inspira e lo guarda, mentre il solito profumo è come un`impronta olfattiva sulla pelle della Loghain.
E se in un primo momento pare confuso da tutto quel meglio e peggio, con un po` di ritardo va ad accennare alle parole di lei con un «mh» basso, le labbra che vanno a mordersi leggermente. E dopo quelle ammissioni, quell`impulsività che lo porta semplicemente a dire o fare senza pensarci troppo, andando a sentire quelle mani che si appoggiano sulle sue braccia ma provando a non ritirarsi questa volta: si irrigidisce per un attimo, gli occhi che cercano quelli di lei per un debolissimo sorriso prima di rilassare le spalle. E poi succede tutto in fretta, spinto dall`istinto più che altro si butta tra le sue braccia come un cucciolo ferito, catapultandosi contro il petto di lei e sollevando le braccia che vanno a circondarla e stringere forte forte. Tutto l`affetto che prova ora glielo sta dimostrando con quell`abbraccio, dopo tutte quelle parole che gli ha detto e quella stanza che per lui è un dono grandissimo e bellissimo - seppur ancora non abbia spaccato nulla. La temperatura di lei è pure fredda e in qualche modo quasi un sollievo, con quell`odore che gli riempie i polmoni ma che riconosce ora come qualcosa di famigliare e bello, una cosa che lo rende un po` più sereno se possibile. Alza lo sguardo «sei un po` meno femminagné di quello che pensavo sai?» e spunta pure un sorrisino su quel volto che poi torna a guardare il nulla.
Lei si muove piano, circospetta, in quel cingerlo che gli lascia tutto il tempo di sottrarsi, prima che poi accada l`inaspettato: lui la stringe, forte forte, ed a lei si mozza il fiato ma non tanto per la stretta, piuttosto per una sorpresa che non riesce a celare e che la porta ad abbassare lo sguardo affilato su quella testa scura che affonda contro il proprio petto. Si ritrova a circondarlo con le braccia allenate, tese ma accoglienti, mentre le dita lo accarezzano con una delicatezza devastante in contrapposizione alla forza con cui si cercano in quel semplice contatto: ustionante lui, gelida lei, contrasto necessario che permette quell`equilibrio momentaneo, mentre lei abbassa il capo ad annusarlo appena, proprio come se fosse una bestiola. Chiude gli occhi un momento, cerca di memorizzare il suo odore, quello della sua pelle, che è solo di Sebastian e di nessun altro; lo continua a coccolare in un moto dolce e protettivo, nonostante non ci siano mai stati i presupposti per tanto affetto tra i due, perlomeno così manifesto, ed a quell`alzare di sguardo lei si scosta appena, solo quanto basta per poterlo sbirciare dall`alto verso il basso. Inclina l`angolo sinistro della bocca morbida, arricciando un sorriso sghembo tutto canini bianchi «Se lo dici in giro, ti ammazzo, e poi appendo la tua carcassa al Platano Picchiatore.» hm, mi sa che non sei tanto male nemmeno tu, Seb. La destra si scosta dalla sua nuca alla guancia sinistra del secondino, tirandogli un pizzicotto piccolo su quella pelle arrossata dalla temperatura «Vuoi rimanere solo, vuoi che resti o vuoi che facciamo un giretto?» propone infine, lasciando completamente a lui la scelta, portandogli il palmo della destra sulla fronte in un moto che dovrebbe rinfrescarlo soltanto, senza veramente misurare la temperatura. La tenerezza composta, che mostra con quelle occhiate intense, è qualcosa di più unico che raro.











