Notte dei lunghi coltelli dell’anno zero
Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle - Filippo Tommaso Marinetti
La sala riunioni era fredda, eccessivamente fredda. Sarebbe stato meglio tenere le finestre aperte, ma bisognava ammettere che per un certo genere di cose la privazione del sole è necessaria. Il neon illuminava con la sua cruda luce sgraziata la vastità dell'intera stanza; le divise, così nere e così tirate a lucido, sembravano non appartenere a quegli uomini seduti al tavolo. Cartine in scala della capitale con grandi X rosse nei punti più importanti, notizie di agenzia di stampa che in realtà erano vere e proprie veline, cartelle su cartelle, ordini su ordini, telefoni neri.
L'unico uomo in piedi, che dava le spalle al gigantesco schermo spento appeso al muro, prese la parola dopo aver spento la sigaretta in un posacenere di puro cristallo. Immediatamente un uomo in divisa apparve nella stanza e ripulì subito il tutto; il posacenere era di nuovo candido nel giro di due minuti.
“La situazione è drammatica e sta degenerando giorno per giorno. Signori, quando le radici dell'albero sono malate, il contadino non può fare a meno di tagliare quelle che giudica irrecuperabili per far riprendere vita alla sua pianta. Noi ci troviamo nella stessa identica situazione. Sono felice di trovarvi tutti qui riuniti con il medesimo intento di prenderci cura del paese amputando le radici malate. Cedo adesso la parola al Colonnello M.”
“La ringrazio, Presidente. Signori, decido di venire subito al dunque. In questo momento ognuno di voi ha davanti a sé una copia del rapporto compilato dal Generale B. Avrete sicuramente letto dell'insostenibilità della nostra situazione politica e sociale e delle preoccupazioni che affliggono la nostra classe dirigente. Sfortunatamente il popolo non sembra comprendere gli interessi supremi del momento e, pertanto, non abbiamo alcun modo di ottenere una sua partecipazione”
“Mi perdoni, Colonnello. Il Colonnello intende dire che nessun rappresentante politico civile prenderà parte alla nostra operazione. L'intero lavoro è affidato all'Esercito e alla Guardia Nazionale Repubblicana... alla fine della riunione vi sarà fornito un resoconto dettagliato delle forze disponibili”
“Grazie per la precisazione, Presidente. L'architettura della purga si fonda su principi piuttosto semplici: eliminare fisicamente gli oppositori e i facinorosi promotori dell'ordine alternativo. Sul piano politico non è possibile ottenere la loro estromissione dai palazzi del potere, ma sappiamo benissimo di avere a disposizione mezzi alternativi e maggiormente efficaci. Adesso prenderà la parola il Maggiore S. che vi fornirà ulteriori dettagli sulla dinamica dell'intervento”
“Grazie signor Colonnello. L'obiettivo principale è quello di liquidare un totale di 392 soggetti. Le liste decriptate con i nominativi sono in appendice al rapporto del Generale B. Il secondo obiettivo, non meno importante del primo, è quello di arrestare e condurre nelle carceri della Polizia Segreta, 884 soggetti. Il totale è di 1276 persone. Gli arrestati saranno politici, loro collaboratori, loro familiari e simpatizzanti. É necessario che tutti siano sottoposti a interrogatori che dovranno essere registrati su nastro e tali registrazioni andranno inviate, con estrema urgenza, al Ministero degli Interni per il vaglio e l'archiviazione... Prego, signor Presidente”
“Voglio solo ricordare ai partecipanti di questa riunione che nei prossimi giorni si terrà una nuova riunione allo scopo di estendere l'operazione all'intera nazione e non solo alla capitale. Tutte le informazioni in merito verranno fornite, tramite una comunicazione riservata, entro 48 ore dalla conclusione della prima fase. Continui, Maggiore”
“In questo momento le nostre unità militari e paramilitari si stanno trasferendo nei siti prestabiliti. Uomini del 23° e del 44° Reggimento dell'11a Divisione di Fanteria raggiungeranno il Parlamento; il 15° Battaglione della Polizia Militare circoscriverà l'Aeroporto della capitale, il 62° Battaglione la Stazione Centrale e il 66° il Porto; altre unità della 7a Divisione Motorizzata e il 2° Reggimento della 4a Divisione di Fanteria bloccheranno tutti gli altri accessi via terra alla capitale. A queste forze regolari si aggiungeranno alcuni Gruppi Speciali costituiti all'occorrenza da membri della Guardia Nazionale Repubblicana e guidati da ufficiali della Polizia Segreta. Questi gruppi si occuperanno degli arresti e del trasferimento dei prigionieri. Infine, l'intera gestione degli interrogatori e delle liquidazioni sarà compito della Polizia Segreta guidata dal Colonnello M. che è qui presente in mezzo a noi e che anticipatamente ringrazio. Cedo adesso la parola al Presidente”
“Grazie Maggiore. Come è stato già detto...”
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Quando il Maggiore abbandonò il palazzo del Ministero degli Interni, era notte fonda. L'operazione era già iniziata da un paio d'ore e sicuramente stava procedendo per il verso giusto. La città dormiva e c'era la genuina impressione che il risveglio sarebbe stato migliore. L'ufficiale salì in macchina con il suo collaboratore, il Capitano H., e l'autista li condusse all'esterno della sede principale del partito d'opposizione.
Il cortile dell'intera struttura era presidiato dai miliziani. Le finestre del pianterreno e del primo piano erano state frantumate, un intero reticolo di filo spinato circondava il cortile e dei furgoni neri venivano caricati con cataste di documenti. Il Maggiore e il suo aiutante furono scortati all'interno dell'edificio da un ufficiale della Polizia Segreta. Quest'ultimo era un giovane tenente, più o meno della sua stessa età , che con fare euforico gli mostrò la stanza che era stata adibita agli interrogatori e quella dove invece si compivano le esecuzioni.
Il Maggiore S. sentiva chiaramente l'odore del sangue. Questa stanza era in origine un bagno. I prigionieri venivano fatti inginocchiare, con le mani legate dietro la schiena e gli occhi bendati, in prossimitĂ dei piani di calpestio delle docce; arrivava poi, senza alcun tipo di preavviso, un membro della Polizia Segreta che, senza proferire parola alcuna, sparava un colpo di pistola all'altezza della nuca in modo da far ricadere il cadavere sul piatto della doccia. L'operazione era qualcosa di piuttosto pulito ma il Maggiore riusciva a sentire comunque quel maledetto e benedetto odore di sangue.
“Capitano H., l'operazione sta procedendo bene. Mi faccia riportare alle mie stanze”
“Si sente bene, signore?”
“Sto bene, Capitano. Devo occuparmi personalmente di un'ultima cosa e devo rifletterci”
Il Capitano H. non capì, probabilmente non poteva capire. Senza dire più nulla fece ricondurre a casa il suo superiore e si congedò. Decise che quella notte si sarebbe ubriacato nella solitudine del proprio appartamento e l'idea che forse il Maggiore S. avrebbe fatto altrettanto, lo confortò.
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Ancora una stanza buia. Oggi non aveva fatto altro che vivere in stanze buie. Inizialmente aveva l'intenzione di accendere la luce ma poi l'idea lo ripugnò perché non voleva né vedere e né vedersi; cosa c'era da vedere poi? Un uomo di media statura, dal corpo ragionevolmente proporzionato e messo in risalto dallo splendore dell'uniforme nera, occhi neri, capelli neri dove qualche filo bianco iniziava la sua timida comparsa. Si conosceva benissimo e non era necessario accertarsi della propria consistenza.
Si tolse la giacca restando in camicia e bretelle. Prese una delle sua sigarette e si avvicinò alla finestra che dava direttamente sulla strada. Vide l'antico palazzo del Conservatorio, il Museo di Storia dell'Arte e la sede del giornale del partito. Qualche figura si aggirava ancora in strada. Chiuse gli occhi e si accese la sigaretta. A S. piaceva fumare in questo modo.
Nel suo studio c'era un'agenda in pelle. Dentro c'era una lista di nomi, nomi inutili, nomi di persone che direttamente o indirettamente gli avevano fatto dei torti. Era arrivato il momento di sbarazzarsi di loro approfittando della confusione del giustizialismo politico? L'idea della Terra in preda al caos degli ultimi giorni prima dell'Apocalisse lo fece trasalire e ritenne che sarebbe stato necessario fumare nuovamente.
Un disco, decisamente. La “Danse Macabre” di Camille Saint-Saëns? Macchè! “Le Carnaval des Animaux”! Molto meglio. La sequenza che S. preferiva era quella dell'”Aquarium”.
Le note iniziavano a riempire l'appartamento. Pianoforti, glassarmonica, archi, flauti. Sonorità insolite, impercettibile ambiente marino. Dov'è finito l'odore del sangue? Si è sciolto tra le bollicine dell'acquario. Quanta vendetta stava maturando?
Allegri incendiari dalle dita carbonizzate che danno fuoco agli scaffali di immaginarie biblioteche d'Alessandria. Invasioni barbariche di carne e di sangue portatrici di demolizioni di cittĂ venerate. Il bene, la pace, la vita degli altri... inutilitĂ che galleggiano alla deriva di mari ingrati come se fossero vecchie tele lacere e stinte.
Merda, questo doveva essere un racconto nazionalsocialista! Un atto di accusa nei confronti del potere costituito! Bisognava buttare tutto alle macerie e alla cenere, annientare partiti politici inesistenti, schiacciare opposizioni, fracassare il vecchio ordine per poterne costruire uno più nuovo. S. avrebbe volentieri distrutto qualcuno ma forse ciò non gli può appartenere.
Gli atti! I maledetti atti! Le parole!
*Er traf ein Mädchen das war blind Geteiltes Leid und gleichgesinnt Sah einen Stern vom Himmel gehen Und wünschte sich sie könnte sehen Sie hat die Augen aufgemacht verließ ihn noch zur selben Nacht*













