Non volevo scrivere ancora il suo nome. Poi mi son chiesta Che differenza fa. E nessuna differenza. Proprio nessuna. Allora scrivo qualche banalità , perchè a volte serve ad arginare un poco la tristezza. Rifletto che ci sono cose che di me, lo desideri o meno, arriverano sempre prima di me stessa, agli altri. Prima ancora di una sola parola, o della persona, seppur bella, che potrei o non potrei essere. Un’idea o una parte del corpo, ed è lievemente scoraggiante, forse anche molto ingiusto, ridursi a questo. Ad una parte di qualcosa. Stasera e ieri sera, penso, mi han detto più parole le tue spalle, di quanto abbiano fatto le tue labbra, guardandomi negli occhi e giurando verità imprescindibili. Ricordi quella volta, mi hai vomitato in faccia bolle di sapone, quando mi sarebbe bastato un colpo di tosse, per allontanarmi definitivamente e lasciare andare. Eppure, poco dopo la tua vigliaccheria si è rimangiata tutti i frutti maturi. Son rimasti a terra, quelli Caduti, i Dimenticati, gli Ammaccati, quelli Spezzati a metà e che al mercato non compra nessuno. Son rimasti sul fondo della cassa, ad attendere chi avesse fame per davvero. Forse, sarebbe bastato avere un po’ più di coraggio, se solo avessi imparato a raccoglierli. Avrei potuto insegnarti come si fa. Con la paura di sbagliare, e tentare ancora, perchè la psicologa oggi mi ha detto che l’abbiamo tutti, la paura, come tutti come ogni creatura, come i grandi, come te e me.














