IL CULTO DI S. MAURO IN CASORIA del Prof. Claudio Ferone--------------------in "Memoriam"
Il primo elemento offerto dallo studio delle fonti riguarda la sicura presenza del culto di S. Mauro in Casoria nell'anno 1092, in cui è attestato in un documento ufficiale l'esistenza in Casoria di un 'locus' denominato 'ad S. Maurum' che con tutta probabilità va identificato con tutta la zona che ancora oggi è così denominata e che ha nella odierna Basilica il suo centro religioso e civile. Occorre tuttavia distinguere chiaramente la presenza benedettina nel territorio napoletano dalla introduzione del culto di S. Mauro in Casoria.
La presenza benedettina nel territorio napoletano è storicamente accertata, a partire dal sec. VIII d. C. Per determinare il momento in cui è stato introdotto in Casoria il culto di S. Mauro sarà bene riconsiderare gli elementi relativi al culto del Santo all'interno dell'ordine benedettino e in particolare a Montecassino. Nei più antichi calendari liturgici cassinesi risultano assenti sia S. Mauro che S. Placido.
Albers ha osservato che dopo l'ultima menzione che si legge nei 'Dialogi' in relazione con il messaggio che S. Mauro fa pervenire a S. Benedetto in viaggio per Montecassino circa la morte del prete che lo perseguitava, S. Mauro scompare dalla storia di S. Benedetto e da quella di Montecassino. Il santo ricompare nella storia dell'abbazia cassinese quando l'Abate di Cluny, Odilone, viene a visitare il sacro monte come si racconta nella 'Chronica' (II,54 ch. Appendice II). In questa occasione l'abate cassinese Teobaldo chiese a Odilone, nel momento in cui questi si accingeva a ripartire, di poter ottenere reliquie di San Mauro. Odilone accolse benevolmente la richiesta e promise che l'avrebbe esaudita. Dopo sette anni, infatti, inviò, per mezzo di sei monaci del suo monastero, un osso integro del braccio di S. Mauro, custodito in una teca d'argento, elegantemente modellata a mo' di torri.
Osserva, inoltre Albers che nel Medioevo il possesso delle reliquie di un Santo comportava l'inserimento del suo nome nel 'calendarium' della Chiesa nonchè la celebrazione ufficiale e solenne della sua festa. Dal momento che non si conoscono calendari di Montecassino del X secolo che celebrino i Santi Mauro e Placido, sembra logico inferire che il culto di S. mauro sia stato introdotto nel momento in cui Odilone in visita a Montecassino aveva con ogni probabilità discusso l'attendibilità del racconto di Odone/Fausto e aveva poi inviato una reliquia del santo. A conferma delle sue argomentazioni circa la non esistenza del culto di S. mauro a Cassino prima dell'arrivo di Odilone, Albers rileva ancora che il più antico codice cassinese contenente la 'Vita Mauri' il 'codex Vaticanus Latinus' 1202, conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana è dell'XI secolo.
Secondo la ricostruzione di Albers, l'abate Odilone di Cluny giunse a Montecassino intorno al1024, sette anni più tardi, dunque nel 1301-1302 inviò i se i monaci con le reliquie di S. Mauro. È appunto a partire da questa data, nella I metà dell'XI secolo, che la festa di S. Mauro viene inserita nei calendari liturgici ed inizia la diffusione del suo culto. Una sostanziale conferma alle tesi dell'Albers è venuta da due studi di Francis Newton,il primo dedicato alla scoperta nella biblioteca Vallicelliana di un manoscritto del XII secolo contenente un poema dedicato a San Mauro, il secondo a quella di un lezionario cassineseper la celebrazione della festa dei santi Benedetto, Scolastica e Mauro. Nel primo lavoro Newton dimostra che l'autore del poema è con tutta probabilità Lorenzo, vescovo di Amalfi nel 1030, e in precedenza monaco di Montecassino dove lasciò opere letterarie di varia natura.
Nel secondo studio egli dimostra che nella I metà del XI secolo a Montecassino e nelle dipendenza del monastero era celebrata la festa di S. Mauro. Il culto di S. Mauro fu reintrodotto a Montecassino, dunque, nella prima metà dell'XI secolo, tuttavia, come si è visto, già Manso, Abate dal 985 al 996, aveva fatto costruire una chiesa in onore di S. Mauro a Casale (forse Casal di Principe) in Liburia e a tale chiesa si fa riferimento nel grande privilegio di Giordano I del 19 settembre 1080. E' evidente che la reintroduzione ufficiale del culto nei lezionari cassinesi rappresentò l'atto conclusivo del processo di diffusione del culto di S. Mauro iniziato nel nostro territorio già alla fine del decimo secolo.
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Da Claudio Ferone: «Le origini del culto di S. Mauro Abate a Casoria, Ricerche sull’area nord-orientale dell’Ager Neapolitanus dall’Antichità alla conquista normanna di Napoli». Casa editrice G.N. Grafica di Gennaro Navas, Roma 2006, pp. 109.
[…] Un elemento di grande interesse per chiarire la genesi dell’insediamento di Casoria è costituito dal fatto che le località menzionate nei documenti medievali risultano ubicate nelle stesse aree in cui sono state riportate alla luce le necropoli degli insediamenti campani del IV-III sec. a.C. Tutta l’area di S. Mauro gravita, infatti, nella zona di Punta di Palmola, che ha restituito una necropoli del IV sec. a.C., come l’area di S. Benedetto gravita in quella di Squillace dove gli scavi archeologici hanno restituito un’altra necropoli di IV-II sec a.C. Il territorio dell’odierna Casoria era parte integrante dell’Ager Neapolitanus, ma al tempo stesso era esposto alle influenze dei vicini centri di Atella, in direzione di Capua, e di Acerra, in direzione di Nola. Le vicende del territorio possono essere ricostruite solo in linee molto generali: le testimonianze antiche sono limitate ai corredi funerari provenienti dalle necropoli di IV-II sec. a.C. all’epigrafe della Fratria degli Artemisi del II sec. d.C. e al frammento d’iscrizione con dedica ad Augusto, ritrovato in località che oggi pertiene alla città di Afragola. Tutta l’area sulla quale insiste oggi Casoria costituì nell’Antichità, il luogo di produzione di derrate alimentari destinate innanzitutto alle esigenze di Napoli. Le prospezioni aereo fotogrammetriche hanno rilevato tracce di centuriazione romana In età augustea, tuttavia in gran parte il territorio non conobbe i massicci insediamenti di coloni romani che caratterizzarono le altre parti della pianura campana.[..] -----
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Da Claudio Ferone: «Le origini del culto di S. Mauro Abate a Casoria, Ricerche sull’area nord-orientale dell’Ager Neapolitanus dall’Antichità alla conquista normanna di Napoli, Casa editrice G.N. Grafica di Gennaro Navas, Roma 2006, pp.116, 117.»
Le testimonianze su Casoria in età prenormanna. Il testo dei documenti che qui di seguito vengono presentati è quello stabilito dal Capasso nei Monumenta ad Neapolitani Ducatus Historiam Pertinentia. Capasso 1892, II 2, p. 96 nr. 9 (= Diplomata et Chartae Decum Neapolis. Appendix B. Documenta aetatis incertae). aa. 993-998. Instrumentum… continens quomodo Sergius et Iohannes in dei nomine consules et duces pro onnipotentis amore, et redenzione anime nostre concedimus… vobis domino Sico abbati dicti monasterii (scSS. Salvatoris in insula maris) cunctaeque congregationi monachorum presentibus et futuris… campum… quod est foris silve de loco qui nominatur Casorie…
Traduzione: atto che attesta in che modo noi, Sergio e Giovanni consoli e duces in nome di Dio per amore dell’Onnipotente e per la redenzione della nostra anima abbiamo concesso a Voi Sicone, abbate del predetto monastero (S. Salvatore in insula maris) e a tutta congregazione dei monaci presenti e futuri un campo che si trova fuori della selva nella località chiamata Casorie.









