Io ve lo chiedo con molta tranquillità: se la persona con cui condividete casa (senza manco scomodare relazioni, figli etc) non sopporta il pensiero che voi lavoriate DA casa, ovvero:
in una stanza completamente separata
potenzialmente chiusi a chiave se necessario
senza far rumori molesti di alcun genere
se richiesto, senza mai interagire con voi per tutta la durata del proprio turno
Per quale motivo questa persona dovrebbe dirvi che NON dovete lavorare da casa perché limitate la sua libertà (anche questa persona lavora da casa perché fa la freelance e non ha un ufficio/datore di lavoro)? Per quale motivo la sua libertà di sapere la casa dove abita "sgombra" dovrebbe essere più importante della mia liberta di godermi la comodità di lavorare da casa mia? Ponendo che questa persona, come mi ha detto, provi ansia nel sapermi in casa e non poter parlare liberamente (?!?!?!?!? io sono 100% al telefono o in lavorazione di cose talmente complesse che non m'accorgo manco dei terremoti) è corretto che per questa sua ansia tutta personale io debba farmi 20km andata e 20 ritorno al freddo e pioggia in auto in ufficio? Perché non so, onestamente - onestamente! - magari sbaglio io, mi sfugge qualcosa e la richiesta è legittima, nonostante io sia arrivato a spostarmi la postazione di lavoro nel salotto pur di non contaminare lo studio con la mia presenza. Fino a che punto è lecito, in una coppia, farsi carico delle patologie dell'altra persona? Fino a che punto questa persona ci marcia schifosamente? Io davvero non ho più armi per rispondere o gestire la cosa se non l'indifferenza del soldato che marcia senza farsi domande.




















