Gabriele D'Annunzio
(parole di carta)

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Gabriele D'Annunzio
(parole di carta)

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“Ci sono i tuoi polsi che mi entrano in testa e senza poter prestare attenzione ad altro mi lascio afferrare dal potere che eserciti – che loro esercitano su di me.
Li immagino coperti dai tuoi maglioni e cappotto e quando muovi le mani, il tessuto scivola un poco, e la mia fame si placa un poco – il poco necessario d’averla ancora e più forte di prima. Li immagino pulsare il sangue che ti scorre nelle vene, sentire il tuo battito contro le labbra, quando, mettendo da parte ogni tua protesta, baciandoli annego nella consapevolezza che sono prigioniera dell’odore della tua pelle, e specialmente lì.
E’ qualcosa di effimero, di così personale, di così tuo che solo immaginarli adesso sento di non sentire più niente. Mi strappi dal mondo e mi rivolti e rimetti in senso con la stessa dolcezza con cui appoggi la bocca sulla mia.
Sui tuoi polsi vedo la tua bellezza dormire e sgorgare fuori, inondandoti, sommergere le tue ossa – è la bellezza, che permette al tuo corpo di camminare e muoversi.
Li immagino colmi di energia di te preso a disegnare. Sfociare nei tuoi avambracci dove i miei denti appoggerei per saggiarti e avere dentro quell’odore, e se arrossisci, è solo purezza colorata.
Perché sei puro in modi che prima di te nemmeno esistevano. Che prima erano impensabili. La purezza che aggrotta la fronte e imbroncia le labbra se solo chiedendo,
io ti imploro di baciare laddove la mia passione nasce, e mai muore.
Sei bello in modo sottile e da capire. Ma è quella sottigliezza, quel dettaglio infinito, che sprigiona in me un’emozione senza nome e senza ragione che mi rendo conto che chi riesce a vedere, vedere veramente, non può che scrutare la necessità che questa bellezza – la tua – ha di aggrapparsi alle tue spalle, e lenta ridiscendere in scrosci fuori e dentro te”
qui
"Secondo me le donne quando ci scelgono non amano proprio noi, forse una proiezione, un sogno, un’immagine che hanno dentro. Ma quando ci lasciano siamo proprio noi quelli che non amano più."
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Giorgio Gaber
(parole di carta)