Ookiku Furikabutte. Abe/Mihashi. "I could be your perfect disaster - You could my ever after" (Ever after, marianas Trench)
A volte ritornano. *RIDE(Chiedo venia ma non riesco a fare il cut ç_ç)
Abe rimane immobile per qualche istante, o forse per ore, non è capace di capirlo. Trattiene il fiato come se non osasse interrompere quel momento, come se, lasciando andare l’aria dai polmoni, qualcosa potesse rompersi più di quanto già non sia compromesso. C’è la pioggia che rende tutto più drammatico di quanto alla fine non sia, che batte contro il tetto che protegge le panchine e rende il campo da gioco un ammasso di fanghiglia impraticabile. Mihashi è ranicchiato contro un angolo, la schiena che sobbalza ad ogni singhiozzo e il naso che tira e tira continuamente per non smoccolare - ad Abe ricorda un bambino troppo cresciuto che piange per la paura del buio. Si chiede se prima o poi Mihashi riuscirà ad uscire dalla bolla che lui stesso ha creato, perché non è possibile che dopo i mesi trascorsi alla Nishiura sia ancora capace di pensare di essere immeritevole del suo ruolo - si chiede che cosa debba fare, lui, per far entrare in testa al suo lanciatore che non dovrebbe stare in nessun altro posto, che non è un raccomandato, che non è un incapace.Sospira, rompendo il silenzio e avanzando di pochi passi, prima di piegarsi sulle ginocchia e poggiare una mano sulla schiena dell’altro. “Andiamo,” dice soltanto, e la schiena di Mihashi non si scuote più.Ha gli occhi arrossati dalle lacrime, che guardano ovunque tranne che sul suo viso. Abe non ci bada più di tanto, gli permette di sfuggire al suo sguardo per lasciarlo perdersi nella penombra della sua stanza. Hanno abbandonato i vestiti umidi e sporchi su una sedia a cui probabilmente dovrà poi dare una lavata per poi sdraiarsi sul letto con addosso giusto la biancheria intima. Le sue ginocchia affondano nel materasso, il suo sedere che poggia contro la pancia ancora umida di Mihashi quando si inchina per strofinare il naso contro il suo collo, appena sotto l’orecchio. Apre la bocca per sfregare i denti sulla pelle, senza lasciare il segno, mentre la mano che non lo sorregge accarezza il petto con una dolcezza che non pensava nemmeno di avere. La pelle di Mihashi è morbida sotto le sue dita - è così diversa da quella delle sue dita, cosi ruvida e callosa quando, in quegli piccoli sprazzi di coraggio, il lanciatore osa sfiorargli una spalla, o la schiena, o quel poco che può toccare del suo viso. “A-Abe-kun…” sospira quello, quando i denti di Takaya affondano un po’ di più nella pelle morbida sopra la clavicola - sa di sale, di sudore misto a pioggia. “Devi fidarti di me,” dice all’improvviso, senza contestualizzare, come se sapere a cosa si riferisce fosse irrilevante. Scivola con la bocca fino al petto, tentenna, risale e lascia un bacio sul pomo d’Adamo, prima di salire ancora ed incrociare le sue labbra. Morde, lecca, e quando Mihashi sospira si lascia scivolare in lui, con la fame di chi desidera e l’amore di chi vuole proteggere. Mihashi risponde, le braccia che cercano il suo collo per incatenarlo lì. “Devi fidarti di me,” ripete ancora, quando le loro labbra si separano per il tempo di un respiro, e sente un groppo in gola prendere forma e rendergli difficile respirare - è il dolore che prova ogni volta che Mihashi si riduce a una palla piagnucolante, che si fa così piccolo che sembra gridare voglio sparire. Lo bacia di nuovo, la sua rudezza consona macchiata di dolcezza e preoccupazione. Mihashi gli si aggrappa come se fosse la sua unica salvezza. Abe porta una mano sul braccio dell’altro, cerca le sue dita fino a stringerle, obbligandolo a lasciare la presa sul suo collo. Bacia il palmo ruvido, lecca tra le dita mentre lo guarda, e Mihashi non scappa, adesso, ma ricambia. Il suo viso si arrossa, lo sguardo che scivola dagli occhi di Abe alla sua lingua che si muove lenta tra le dita. Abe abbandona quella mano solo dopo aver lasciato un bacio su ogni polpastrello - è grazie a quella mano che la Nishiura diventa più forte, è grazie a quella mano che lui ha perso l’arroganza di plasmare una persona seconda il proprio volere ed è diventato un sostegno, qualcosa di buono per sé, per Ren, per la squadra. Mihashi è un disastro, devastante, meraviglioso - lo pensa mentre accarezza il petto e con la lingua scivola fino al basso ventre, fermandosi per un attimo a mordere la pelle morbida attorno all’ombelico, prima di riempirsi le mani del sedere di Mihashi per sollevarlo appena dal materasso. “Abe-kun-” dice Mihashi, ma la voce gli muore quando la lingua di Takaya si muove lentamente tra le sue natiche, in un misto di schiocchi di baci e lappate leggere date più per stimolare che per preparare che scivolano dal perineo alla sua apertura, e viceversa. Abe vuole il controllo su Mihashi - e se prima lo voleva semplicemente perché mirava a rendere la sua squadra migliore, adesso lo vuole perché è sicuro, strasicuro, che senza di lui Ren crollerebbe su se stesso come un castello di carte, troppo instabile per reggersi sulle proprie gambe, troppo debole per trovare la forza di muovere un passo da solo. Lo apre appena con le dita, schioccando un altro bacio prima di cominciare a spingere, la punta della lingua che forza appena prima di scivolare dentro Mihashi. Vede le mani dell’altro cercare qualcosa da stringere spasmodicamente, e sente la sua voce riempire la stanza e spezzarsi nel suo picco più alto - è calda quasi quanto il suo corpo intero. Socchiude gli occhi, Abe, facendosi spazio dentro di lui, muovendo la lingua in movimenti circolari e lenti, concentrandosi sul suono della voce che accarezza le sue orecchie per capire come muoversi, quanto muoversi. Quando arriva al suo limite si aiuta con le labbra, cominciando a succhiare piano - Mihashi inarca il bacino, mentre le sue mani abbandonano le lenzuola e vanno a coprirsi il viso. Le sue gambe si allargano, come un invito a proseguire, la sua pudicizia che lentamente lascia spazio al desiderio. Abe se lo immagina mentre si scioglie, stringe gli occhi per vedere il suo viso arrossato dietro le palpebre. Succhia ancora e Mihashi sospira, spinge ancora e Mihashi geme il suo nome, e forse è lui, in quel momento, a sciogliersi di più. Vorrebbe chiamarlo, sente le tre lettere del suo nome premere contro la lingua, ma poiché non può parlare si limita a comunicare come meglio può, a scrivere il suo nome col dito contro la coscia, prima che quello stesso vada ad aiutare la sua lingua. Lascia scivolare la prima falange, muovendola assieme alla lingua finché non si tira indietro col viso. Riprende fiato, mentre lascia poggiare il basso ventre di Mihashi sulle sue gambe e continua a prepararlo - non ci vuole molto tempo, prima che Mihashi possa accogliere tranquillamente tre dita in sé. Mihashi lascia scivolare una mano dal viso, e guarda Abe con gli occhi così lucidi che lui si chiede se non stia per piangere. Può quasi leggergli nella mente, mentre gli accarezza l’interno coscia con la mano libera e si dà un altro po’ di tempo per prepararlo. “Smetti di pensare a cose stupide, Mihashi,” dice, e gli occhi di Ren si stringono e si illuminano, mentre un sorriso sghembo si fa spazio sul suo viso. Piega le dita in lui solo per vedere quel sorriso morire e diventare altro, diventare piacere - Mihashi freme e si poggia sui gomiti per sollevare il busto, ed è una bolla ansante di brividi caldi che Abe non può più permettersi di lasciare così. Le dita lasciano quel corpo, le mani umide si stringono ancora una volta attorno alle natiche del lanciatore, e Abe si solleva sulle ginocchia, senza aver nemmeno bisogno di aiutarsi per posizionarsi e affondare in Mihashi in un movimento rapido e fluido. Gemono entrambi e Abe sente lo stomaco contorcersi piacevolmente, mentre il groppo in gola si scioglie appena per lasciarlo respirare. Potesse, entrerebbe nella testa di Mihashi solo per ripulirla del male che gli hanno provocato, e di ciò che di quel male si trascina dietro. Poco importa che a volte sorrida come la persona più felice del mondo, poco importa che dica di aver trovato il suo posto, lì assieme agli altri. Ci sono cose che sono troppo radicate, troppo profonde, e lui vorrebbe estirparle come erbaccia da mettere a fuoco. Si spinge contro di Ren, flettendosi in avanti, baciandolo ancora mentre entrambi perdono l’equilibrio e cadono di nuovo sul materasso, Takaya che non si ferma nemmeno mentre poggia un gomito sul materasso per non schiacciare l’altro col suo peso. Mihashi è un disastro, ma lui non è da meno. Ammetterlo a se stesso è già un grande traguardo - lo stesso traguardo che sfonda quando, guardando Ren, pensa di amarlo, di amarlo davvero tanto. Per quanto non sia capace di esprimerlo a parole, spera che qualunque cosa buona provi per Mihashi arrivi a destinazione, che sia col sesso, coi baci, con una mano tesa nei momenti di difficoltà poco importa. Non vorrebbe essere da nessun’altra parte, né con nessun altro.













