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Nella contemporaneità la riproducibilità tecnica ha appunto raggiunto livelli di alta perfezione, ciò è reso possibile dall'evoluzione di quelli che Manovich definisce i 'nuovi media'. All'interno del suo libro 'Il linguaggio dei nuovi media', ne fa un'analisi, in particolare ripercorre la loro nascita ed evoluzione.
Il primo esempio risale al 1939 con l'invenzione del dagherrotipo di Daguerre, antenato della macchina fotografica.
Gli esempi continuano, vengono citati Babbage, che crea una macchina analitica in grado di effettuare qualsiasi calcolo e di eseguire un programma attraverso delle schede perforate, oppure i fratelli Lumiére che nel 1895 presentano un ibrido tra macchina fotografica e cinepresa.
Nel 1936, stesso anno in cui Turing scrisse questo saggio, Zuse iniziò la costruzione di quello che viene considerato il primo computer digitale: una delle innovazioni era l’uso del nastro perforato per il controllo dei programmi.
I media e il computer, a questo punto, si fondono. Tutti i media preesistenti vengono tradotti in dati numerici, accessibili al computer. Grafici, immagini in movimento, suoni, forme, spazi e testi diventano computabili, divengono degli insieme di dati informatici.
In sintesi, i media diventano i ‘nuovi media’.
L’identità dei media cambia, ma cambia anche quella dello stesso computer: non è più un semplice calcolatore, un meccanismo di controllo o un mezzo di comunicazione, ma diventa un processore di media, una macchina in grado di sintentizzare e manipolare i media.
Basti pensare alle immagini: non solo ne permette la trasmissione, ma esse possono essere modificate, oppure se ne possono trovare di simili, modificare filmati o trovarne errori.
I nuovi media tuttavia, secondo Manovich, prendono una piega diversa seguendo la logica della società post-industriale: si fa spazio alla personalizzazione anziché alla standardizzazione di massa.
Lettura critica di “Il linguaggio dei nuovi media”
Ma si perché no... partiamo pure da qualche vecchio testo che ho scritto all'università. Si sa mai che dia qualche spunto interessante.
Lettura critica di “Il linguaggio dei nuovi media” di Lev Manovich