seen from United States
seen from United States
seen from Germany
seen from United States
seen from Germany

seen from United States
seen from Georgia

seen from United States
seen from United States

seen from United States

seen from Germany
seen from China

seen from Thailand
seen from United States

seen from Italy

seen from Canada

seen from Canada

seen from Pakistan
seen from Japan
seen from United States

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
La mente non è il cervello fisico
Che il corpo biologico sia indispensabile a renderci coscienti, è indubbio. Diversamente non avrebbe senso trovarci in questo stato. Il dubbio arriva quando certi stati si coscienza (e di consapevolezza) non corrispondono a un’analoga attività del corpo biologico. Ho anche un piccola esperienza personale che vorrei raccontarvi.
Mia madre si ammalò di Alzaimer. Mia moglie ed io non ci sentimmo di affidarla ad altri, e decidemmo di accoglierla in casa nostra e curarla come potevamo. La decadenza psichica di mia madre seguì tutti i passaggi di questa malattia: c’è una perdita progressiva e inesorabile delle cellule cerebrali, con la conseguente mancanza di tutte le funzioni più nobili di memoria, cognitive e associative della corteccia del cervello. Insomma la persona arriva al punto di non riconoscere niente dell’ambiente che la circonda e di non poter più nemmeno istruire un pensiero razionale né parlare coerentemente: praticamente uno stato vegetale. Queste modificazioni celebrali, al culmine del loro processo, portano alla morte. Poco prima di questa ultima fase, una sera, mentre mia moglie ed io la stavamo accudendo, mia madre, che stava sonnecchiando, aprì gli occhi e con uno sguardo stupito ma lucido come da mesi non vedevamo, esclamò: “sono qui da voi?” Si guardò intorno e sembrò comprendere. Poi ci fissò alternativamente e con un sorriso dolcissimo disse: “Grazie per quello che avete fatto”. Poi richiuse gli occhi e dopo pochi minuti spirò senza riprendersi. Immaginate il nostro stupore e la nostra gioia per quell’ultimo saluto, impossibile scientificamente.
Quale processo si è innestato in quel cervello, ormai distrutto? Non c’è nessuna teoria scientifica che può spiegare un simile avvenimento, se non ipotizzare una consapevolezza dislocata altrove che, in un ultimo sforzo, è riuscita a istruire quei pochi neuroni, ancora sani, a formulare quelle ultime parole.
Questo è solo un piccolo esempio di fenomeni analoghi o anche diversi, ma che dimostrano un'indipendenza totale, della personalità dell'individuo dal sua organo biologico, anche se in circostanze particolari.
A questo punto vorrei esporre una riflessione forse azzardata, forse fantasiosa, ma con degli spunti di razionalità che possono essere accettati da una logica filosofica che non faccia torto alla nostra ragione.
E’ indubbio che tutto ciò che arriva alla nostra percezione o osservazione, non solo ha una caratteristica di dualità (io sono separato da ciò che osservo), ma deve subire un processo di "traduzione" attraverso i sensi; ancora di più attraverso la propria sensibilità che travalica i sensi propriamente detti. Questa sensibilità, a volte, riesce a rendersi autonoma persino dai processi psichici ordinari producendo delle sensazioni, emozioni e una consapevolezza che trascendono ogni biologia conosciuta.
Per quello che mi sembra di aver capito e sto ipotizzando, noi, in questo momento, stiamo esprimendo solo una parte della nostra coscienza. E’ questo il limite che ha generato il corpo fisico e tutta la struttura psichica (infatti sappiamo che il nostro bagaglio inconscio è molto più esteso della coscienza consapevole, tanto da arrivare ad ipotizzare un inconscio collettivo). Il principio che ha generato tutto questo, è in uno stato “d’essere”, quindi molto più onnicomprensivo e pervadente di quanto si può immaginare nella nostra percezione consapevole. Ma è anch’esso limitato nella sua espansione; tanto che ha la necessità di focalizzare la sua attenzione su “parti”, e creare, così l’ambiente idoneo a manifestare questi limiti e superarli di conseguenza. Se la nostra coscienza (che travalica la sfera materiale che conosciamo) fosse arrivata al limite massimo della sua consapevolezza, ma intuisse, una possibilità superiore a cui non può accedere, se non con delle qualità diverse, ancora da sviluppare, non cercherebbe forse di trovare l’ambiente più idoneo per far maturare quelle specifiche qualità, e non altre? Cosa sarebbe un mondo fatto esclusivamente di suoni, per chi non ha ancora sviluppato l’udito? Ecco che la necessità dell'essere (dello spirito?) va a formare la materia, la plasma nella struttura adatta a contrapporre i limiti e il loro superamento. Forse è per questo che siamo qui. Ed è per questo che il corpo fisico ha la prerogativa di nasconderci tutto quello che non è utile, esaltando, invece, quelle parti di consapevolezza, le quali hanno necessità di raffinarsi, imparare, espandersi nella direzione che è necessaria. Forse è per questo che esistono eccezioni, esperienze e momenti in cui particolari stati di coscienza, aprono uno spiraglio nel velo di ciò che pensiamo d’essere.
Qualcuno ha detto: “Non siamo il nostro corpo fisico, non siamo la nostra mente e nemmeno le nostre emozioni. Noi siamo il Pensatore.” Questo Pensatore non siamo noi, così come ci sentiamo, ma è alla radice del nostro essere. Qualche volta ne scopriamo gli indizi, e ne intuiamo la manifestazione ai limiti del nostro orizzonte percepibile.
Ho azzardato questa riflessione perchè ho trovato un filmato del Dott. Bruce Greyson, uno dei massimi esperti di NDE, psichiatra e direttore della "Division of Perceptual Studies" della Virginia University, in cui esamina la questione del rapporto tra mente e cervello basandosi sulla fenomenologia legata alle esperienze di premorte, in cui fa riferimento a casi analoghi a quelli che ho raccontato di mia madre: http://www.youtube.com/watch?v=S_cgliFjlZk
Esperienze di confine
Un lavoro ponderoso che riporta uno studio preciso e articolato sulle esperienze di pre-morte (NDE) in cui, punto per punto, sono contestati gli scetticismi e tutte le affermazioni che vorrebbero riportare tutto a stati di allucinazione o, comunque, derivanti da attività cerebrali residue. Da qui emerge che, in questi casi di pre-morte, c'è un'evidente indipendenza della coscienza dal cervello fisico, così che certi studi possano continuare su nuove basi e nuove aspettative. https://plato.stanford.edu/entries/afterlife/
N.D.E. (near death experiences: esperienze vicino alla morte)
E' il cervello che produce la psiche, o il cervello ne è un'espressione funzionale alla sua “focalizzazione”?
Questo è una delle domande più importanti, che pervade il dibattito scientifico e filosofico. Se il cervello producesse la psiche abbiamo visto che non si spiegherebbero alcuni stati di coscienza particolari, estremamente totalizzanti l’essere, in cui sembra che l’attività celebrale non corrisponda a quello sperimentato dal soggetto in esame. Né si spiegherebbe il fenomeno di N.D.E. (questo acronimo indica una categoria di fenomeni non ancora definiti in modo esauriente (near death experiences: esperienze vicino alla morte), in cui i soggetti ricordano sensazioni, emozioni di una pace e bellezza sconvolgenti; qualche volta anche incontri con i loro cari deceduti. Tutto questo con il cuore fermo e l’elettroencefalogramma piatto. Sul Web sono stati presentati tanti link su questo argomento.
Dunque pare che la psiche (la personalità del soggetto), in alcuni casi, dimostri una propria autonomia funzionale, perfino superiore a quella dimostrata attraverso il cervello fisico. Quello che fa riflettere, è che tali esperienze sono estremamente simili nei vari soggetti, al di là delle diverse credenze o fedi. Quindi soggettive, sì, ma con un’oggettività strutturale. A questo punto, senza insultare la ricerca scientifica,si può ipotizzare che il nostro corpo fisico sia un semplice mezzo momentaneo per un percorso spirituale tutto da comprendere. In questa ipotesi e ricerca, la scienza ci può aiutare? Ritengo che la scienza ci possa condurre, per mano, fino ad un certo punto, perchè, poi, i suoi doverosi e necessari principi, non permettono nessun'altra indagine. Si deve fermare là dove la materia diventa così raffinata per cui gli strumenti e i sistemi che usa, non sono più utili. Nell’uomo ci sono delle forze staordinarie la cui coordinazione non è nel cervello fisico o in qualche scambio neuronale. Pretendendo di studiare queste cose col sistema scientifico, è come se si volesse comprendere la complessità di un computer, attraverso lo studio dei suoi terminali, o il significato di un racconto, analizzando la chimica e la fisica del libro su cui è scritto.
Ecco che, allora, occorre fare una salto di qualità e di sistema di indagine. Forse deve cambiare la scienza, o forse deve cambiare l'uomo. ...vedremo.
Io sono un nichilista purosangue, ma dissento con l'anon sul 'triste e patetico'. Vedo l'uomo e il mondo naturale come un capolavoro della probabilità che, in milioni e milioni di anni é riuscita, dopo innumerevoli tentativi a "creare" (continua)
vita complessa. La coscienza di esistere a mio parere é data solamente da quelle cellule che si sono sviluppate per mettersi in relazione con il mondo esterno. Ho sempre giudicato come infantile l'idea che ci sia qualcosa di metafisico (continua)come per esempio un creatore. Ovviamente lo dico senza presunzione alcuna, io la rispetto e ammiro le sue argomentazioni, anche se non le condivido. É comunque ingiusto che lei possa scrivere senza limiti mentre noi plebei abbiamo 250 caratteri.………………………….
Sul fatto del creatore mi trovi d'accordo, davidvvme. Neanch'io credo alla creazione dal nulla né a un Ente che ne sia il promotore. Il mio ragionamento è un po’ più complesso e si riferisce principalmente all'annosa discussione se è il cervello che produce la coscienza o la coscienza può sussistere anche senza il funzionamento dell'organo fisico.In questo secondo caso saremmo nell'ambito del metafisico che tu non riconosci. Però è questo il punto chiave che per me è affascinante e soggetto di studio.Le indicazioni ci possono venire dai casi di N.D.E (near death experiences: esperienze vicino alla morte), in cui i soggetti ricordano sensazioni, emozioni di una pace e bellezza sconvolgenti; qualche volta anche incontri con i loro cari deceduti. Tutto questo anche con il cuore fermo e l’elettroencefalogramma piatto. Cioè si è dimostrato che c'è coscienza anche quando il cervello fisico è nell'impossibilità di sviluppare il benchè minimo pensiero.Gli studi in questo campo stanno proseguendo e le statistiche aumentano tanto da aver zittito gli scettici e i detrattori che volevano attribuire al cervello qualche attività residua anche nei casi estremi di evidente inattività cerebrale.Non vi sono spiegazioni scientifiche perché ci si trova ai confini del fisico e si entra, appunto, nel metafisico.Da qui tutte le speculazioni sono possibili, ma per essere corrette debbono essere coerenti con le varie discipline che accordino la scienza con la filosofia e la fede con la ragione.Dio, come Assoluto, è troppo oltre ogni ragiomento possibile e anche oltre ogni ispirazione che ne possa contenere la vastità.Ho scritto con più di 250 caratteri. Scusa. Spero che non ti vendicherai sul tuo blog con una risposta di fuoco. :D

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
Dungortheb - N.D.E.