Ultima fermata prima del vuoto - Stark Holborn
Leggere questo libro ha significato per me fare un gran salto fuori dalla mia comfort zone. Non è proprio il mio genere: almeno, non lo è stato fino a oggi. Dopo 'Ultima fermata prima del vuoto' (edito da Moscabianca per l'Italia), chi lo sa. Mi ha lasciato un certo appetito, una fame inspiegabile, un desiderio brutale di immergermi di nuovo nelle stesse atmosfere rarefatte, crude, aride, brucianti, oniriche e space western che Holborn ha saputo immaginare e raccontare così bene. E un desiderio galoppante di vivere di nuovo una storia con un ritmo così mozzafiato e travolgente da rendere necessario prendersi delle generose pause almeno ogni decina di pagine, per non perdere la testa.
Sulla parte più intima, introspettiva, riflessiva e umana di tutta questa epica, cioè su ciò che accade quando i 'muli' sono fermi e le pistole nelle fondine, non dirò molto, per non spoilerare: è tanta roba. È una storia dolceamara di redenzione, discesa verso gli inferi e ascesa verso la luce, pentimento, coraggio, responsabilità, destini, libero arbitrio, scelte, giustizia, amicizia, amore, sorellanza, guerra e pace. Insomma, è una storia che può fare tanto bene quanto tirare una pugnalata pazzesca, a seconda di dove si è mentalmente nel momento in cui si sceglie di leggere questo libro. A me ha tirato qualche padellata in faccia.
Passiamo ai personaggi, di questo libro. Anzi, alle personagge. Sì, perché 'Ultima fermata prima del vuoto' è un'epica di figure femminili incredibilmente poliedriche, sfaccettate, vive, libere, vere, imperfette, umane e per nulla - davvero, per nulla - stereotipate. Partendo dalle 'protagoniste', Decem Rea e la Generale, Gabi, e arrivando alle figure più secondarie, di sfondo: donne, tutte incredibilmente ben scritte e immaginate, perfettamente integrate nella storia, avvincenti, caratterizzate, verosimili e inaspettate. Non le classiche bad bitch toste del tutto create su uno stampino maschile che fin troppo spesso si trovano in generi di questo tipo. Non le pick me girls che sono brave e coraggiose solo loro e tutti gli altri possono solo accompagnare. No, nulla di tutto questo. Qui si legge di donne vere e normali che si trovano a dover sopravvivere e tirare a campare, senza tanti orpelli o dietrologie. E, sinceramente, personagge così dovrebbero essere presentate ai corsi di scrittura come esempio virtuoso.
Insomma.
Io ve lo consiglio, caldamente. Se già siete amanti del genere, allora non potete proprio permettervi di farvelo scappare. Se, come me, siete normalmente abituat* ad altro, io vi suggerisco comunque di mettervi alla prova: le prime 30-40 pagine potrebbero essere difficilotte da mandare giù, la fine del romanzo da un certo punto in poi sembra allontanarsi sempre di più e non è sempre facile stare dietro al ritmo serratissimo della narrazione, ma è un grande sì.