"Fulvio, quegli occhi, quel paio di occhi che brillavano, sembravano due fari, due torce e quel sorriso, così, così accecante, sembrava, sembrava di vedere il sole quando lei rideva, credimi.
Fulvio, quando un uomo si sente addosso quello sguardo, quelle espressioni..ma è inevitabile che gli esplodi qualche cosa dentro.
Tu pensi che io c’ho avuto soltanto un infarto?!
Ma io ce ne ho avuti tre, quattro.. Non so nemmeno io quanti ne ho avuti!
Il primo sicuramente quando ci siamo visti la prima volta, poi il secondo quando mi ha accarezzato, e il terzo quando ci siamo baciati, qui.
Stavo per rimetterci le penne Fulvio, lo sai.
Però, se qualcuno mi facesse la fatidica domanda: ‘Ernesto, ne è valsa la pena?’ Io gli risponderei: ‘ne è valsa la pena, ne è valsa veramente la pena.’
Ma no Ernesto non ci lasciare, regalaci, regalaci ancora un’immagine.
Ma che ne so Fulvio, che ne so.
Non avevo mai tradito mia moglie e da quel giorno non l’ho fatto più, però quando litighiamo e ho voglia di sentirmi un po’ infedele, vengo qui, su questa terrazza, mi metto un lenzuolo in testa e recito quella poesia:
‘C’è la neve nei miei ricordi, c’è sempre neve e mi diventa bianco il cervello se non la smetto di ricordare, tanto qui sotto, nulla è peccato.’