Non c'è pensiero se non ci sono le parole per pensarlo e per dirlo.
"[...] La diminuzione del vocabolario usato riduce [...] anche le sottigliezze del linguaggio che consentono di sviluppare e formulare un pensiero complesso.
Eliminare una parola non significa solo rinunciare al suo suono ma anche promuovere l’idea che il concetto che esprimeva non esiste più.
La graduale scomparsa dei tempi come: congiuntivo, passato semplice, imperfetto, forme composte del futuro, participio passato, dà origine a un pensiero nel presente, limitato al momento, incapace di proiezioni nel tempo.
La generalizzazione del tu, la scomparsa delle lettere maiuscole e della punteggiatura sono tutti colpi fatali alla sottigliezza dell’espressione.
Meno parole e meno verbi coniugati sono meno capacità di esprimere emozioni e meno opportunità di pensare.
Gli studi hanno dimostrato che parte della violenza nelle sfere pubbliche e private deriva direttamente dall’incapacità di tradurre le emozioni in parole.
Senza parole per costruire il ragionamento, il pensiero complesso è ostacolato, reso impossibile.
Più povera è la lingua, meno pensiero esiste.
La storia è ricca di esempi e molti scrittori , da Georges Orwell in “1984” a Ray Bradbury in “Fahrenheit 451”, hanno raccontato come le dittature tendono ad uniformare il pensiero riducendo il numero e ribaltando il significato delle parole.
Non esiste pensiero critico senza le parole.
Come costruire un pensiero ipotetico-deduttivo senza padroneggiare il condizionale?
Come immaginare il futuro senza coniugazione nel futuro?
Come comprendere una temporalità, una successione di elementi nel tempo, che siano passati o futuri, nonché la loro durata relativa, senza un linguaggio che faccia la differenza tra ciò che avrebbe potuto essere, ciò che era, ciò che è, cosa potrebbe succedere e cosa accadrà dopo che ciò che potrebbe accadere è accaduto?
Per contrastare ed invertire questa deplorevole e preoccupante deriva occorrerebbe esortare genitori ed insegnanti a far parlare, leggere e scrivere i proprio figli e i propri studenti.
Occorrerebbe insegnare e praticare la lingua nelle sue forme più svariate, anche se sembra complicata, specialmente se è complicata, perché: in questo sforzo è la libertà.
Le varie organizzazioni internazionali che spingono continuamente gli Stati a varare riforme dei sistemi educativi volte a semplificare l’ortografia, ad eliminare il linguaggio dai suoi “difetti”, ad abolire i generi, i tempi, le sfumature, tutto ciò che crea complessità sono gli assassini dello spirito umano e della libertà di pensiero.
Non c’è dissenso senza la capacità di elaborare ed esprimere un concetto autonomo."
Christophe Calvé











