Inutili disquisizioni sullâinutilitĂ di unâora persa
Ebbene. Arriva il messaggio del giorno che ti squilibra tutti i piani e ti costringe (non lui poveretto, la tua mente disturbata stavolta) a passare lâora successiva allâarrivo di suddetto messaggio a fissare il vuoto. O meglio, il frigorifero. Un rex grigio metalizzato. Doppia anta. Saraâ alto quasi quanto me. La nostra convivenza con lui lâha poco a poco ricoperto di dituttounpoâ. Câè la foto del matrimonio di Gra, un paio di cartoline tra cui la mia da Mont Martre. Un paio di adesivi scadenti trovati in chissĂ quale confezione di schifezze da studenti. E calamite. Calamite soprattutto. Tante calamite. Tante lettere calamitiche con le quali componiamo parole e frasi. Si, maâŚMancano sempre le vocali. E câè una quantitĂ indicibile di K. E di altre lettere stupide quali la Q. Ma soprattutto K. Spiegatemi a quale scopo! Che poi sfiga vuole che nessuna di costoro naturalmente può volendo camuffarsi da qualcunâaltra come, ad esempio, M e W, o l e I (se non lâavete notato una è una L minuscola, lâaltra una i maiuscola. Visto? Sono delle bravissime attrici). Farò una lista delle parole che conosco che contengono la lettera K, senza contare quelle contenenti  mutazioni ortografiche da bimbi mink(ch)ia: Krapfen (non troverò mai una A disponibile), Koala (doppia A? scordatelo). Karate (3 vocali. Povero illuso). Kaloria (A parte che si può trovare scritta anche con la C. Forse qui potremmo arrivarci. Ma una parola che mi ricordi cosa mangiare provoca beh, non mi sembra tanto produttiva su un frigo. O forse si. Ma non sul frigo di una studentessa. Stressata. Spesso depressa. Necessitante di cibo.) Insomma. Abbasso la K. E nemmeno questo potrei scrivere con le calamitiche. PerchĂŠ la W, che dovrei utilizzare al contrario, manca del tutto. E secondo me sarebbe piĂš utile allâumanitĂ della lettera K. Tutto questo per dire che ho studiato attentamente il mio frigo per unâabbondante ora. Da ogni angolazione. Anzi no, sempre dalla stessa. PerchĂŠ non mi sono mossa dalla sedia sulla quale ero seduta nellâistante in cui ho letto il messaggio. Mi dispiace per i tuoi programmi Marta, ma ancora una volta le tue simpatiche ed inconsciamente esagerate aspettative sono andate a farsi friggere. Nel momento in cui mi renderò conto di essere, per certi piccoli (piccoli eh), minuscoli versi, una persona (un poâ) sfortunata, sarĂ la fine. Per ora ritengo di essere ancora una persona con tante cose di cui essere grata. Esperienze di vita in India, Filippine e Ospedale - a pari merito - insegnano. Dunque, dopo un paio dâore di stato catatonico, ho risolto il tutto con un kebab del âGo Fameâ. ECCOLA FINALMENTE UNA BELLA PAROLA CON LA K!






















