Eravamo davanti ad una scuola elementare, aspettavamo un bambino uscire. Padri che chiacchieravano, madri che scambiavano idee, alcune si limitavano a pensare, altri uomini reggevano tra le mani le chiavi della loro auto. Tutte queste vite accomunate dall'attesa; aspettavano i propri figli ed io, osservando i loro sguardi, ho notato che nessuno di essi pareva realmente felice, nessuno presentava un'aria serena. Erano lì, coi loro figli a pochi passi, due vite parallele, età opposte, apparentemente vicini. I bambini uscendo da scuola ritrovavano i loro cari, li riconoscevano tra tanti, prendevano le loro mani. Una bimba teneva la mano del padre come fosse un trofeo, un maschietto faceva reggere il propio zainetto dalla madre. Bambini che correvano nel limitato cortile, si dirigevano verso l'autobus che li avrebbe portati a casa. Bambini che aspettavano i genitori sul portone della scuola poiché pioveva. Bambini pieni di vita, adulti scarichi. Meno di una settimana. La nostalgia mi conduce a perdermi in attimi oramai passati e perduti.