CISTO: “ I suoi fiori, molto profumati, sbocciano da aprile a giugno. Due delle sue specie (Cistus creticus e Cistus monspeliensis), dai fiori bianchi e rosa, profumano la macchia corsa e facevano affermare a Napoleone che, ad occhi chiusi, riconosceva l'isola dal suo profumo.
Sono stati fatti tentativi di coltivazione ma senza risultati probanti a causa degli elevati costi di produzione.Il cisto è riuscito a stupire due grandi uomini: il padre della storia e quello della botanica. "Ha” dice Erodoto “un profumo assai gradevole sebbene provenga da un luogo molto maleodorante, si raccoglie infatti nella barba dei caproni. Quando le bestie escono dai cespugli, vi si attacca come la colla".
Il cisto secerne infatti una gomma, il labdanum, termine derivato dal siro-fenicio ladan, "l'erba con la colla". I greci preferivano utilizzare per la raccolta una frusta con strisce di pelle. Linneo, dal canto suo, fu sorpreso del numeri eccezionale di specie, ne esistono più di 300. Gli antichi utilizzavano il cisto per le fumigazioni e per la sua "proprietà astringente" che permetteva di fermare i sanguinamenti. Apprezzavano anche il suo odore selvatico: "Puro il cisto deve avere un odore selvatico e far sentire l'odore del deserto", scriveva Plinio.
Proprietà: Grazie alle sue proprietà astringenti, cicatrizzanti e antisettiche, l'olio essenziale di cisto ferma le emorragie, facilita la cicatrizzazione delle ferite cutanee superficiali e evita la sovrainfezione. Antinfettivo, antivirale, antibatterico, combatte le infezioni virali infantili, pertosse, morbillo, scarlattina e varicella e, più in generale, riduce la "tendenza a prendersi tutto ciò che passa".
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“Leggere De Sade significa rischiare — trovarsi improvvisamente obbligati ad affrontare se stessi. E’ un rischio meraviglioso da correre se ci si vuole immergere nel cuore e nel corpo dell’umanità. Perché De Sade libera. Ci spinge ad immaginare e desiderare andando oltre i confini che saturano la nostra prospettiva. “Quante volte, oh Dio, ho desiderato scagliarmi contro il sole, strapparlo dal cielo per creare un’oscurità assoluta o usare quella stella per incendiare il mondo”. Io che creo profumi, come potrei allargare la prospettiva, l’immaginazione oltre i miei limiti? Domanda molto personale. Il cisto! Uno dei miei paradossi. Una delle mie zone d’ombra. Sono sempre indietreggiato di fronte al cisto, l’ho evitato o nascosto sotto spessi strati di vaniglia ed ambra per evitarlo. Ecco perché mi sono voluto confrontare con una formula radicale: il cisto, non dosato, esagerato e in tutte le sue manifestazioni. Mio caro marchese: questo è dedicato ai tuoi soli, ai nostri vulcani!
— Quentin Bisch, profumiere, parlando della sua creazione Attaquer le soleil (Etat Libre d’ Orange)












