La stringa
Strambotto anonimo del XV-XVI secolo
E levate la stringa da lo petto
e lassame mira' quelle viole
e lassa sta' er paradiso aperto,
dove la luna se leva cor sole!
Er sol se leva e la luna se posa,
daje la bona sera a quella rosa.
Daje la bona sera e il buon dormire,
chi usa falsità possi morire!
Possi mori' e fa' la mala morte*
o sta' 'n prigione e fa' la mala sorte!
*La mala morte è morire uccisi.
In "Antologia cronologica delle canzoni di Roma - ROMANA" Giuseppe Micheli riporta «Così canta un disperato amante che nella tristezza della sua prigione rievoca le bellezze della donna amata. È uno dei primi strambotti, o villanelle, o arie alla romana, che si incontrano in un codice del Cinquecento dove sono raccolte altre canzoni romane a varie voci, com'era nell'uso del tempo». Invece in "Canzoniere della malavita romana. Stornelli, canzoni e storie", Nuovo Almanacco - Editoria Musicale e Libraria, Roma, 1995: «Canzone popolare romana ottocentesca con chiare influenze campane, segnalata e cantata da Riccardo Masi a Roma (1988)».









