La soluzione
Non dire mai a nessuno che fai qualcosa.
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“ Any Idiot Can Face a Crisis; It’s This Day-To-Day Living That Wears You Out”
“Qualsiasi idiota può superare una crisi; è il quotidiano che ti logora”
Anton Pavlovič Čechov (1860 – 1904)
Ho appena finito di leggere "La Steppa" di Sergio Baratto e sono ancora stordito dall'affastellarsi di eventi, emozioni, sentimenti e frammenti di specchi sul presente che si susseguono nelle 344 pagine del romanzo. Ve lo consiglio. Ha un inizio struggente e tenero e una conclusione in impetuoso crescendo che raccoglie tutti i fili e i leitmotiv che si dipanano nella trama come in un finale di una sinfonia di Mahler. In mezzo, una storia dai risvolti da fumettone tarantiniano che si staglia su un mondo che é uno specchio poco deformato degli egoismi e della violenza banale del nostro presente. Ma ai confini di questo mondo, nella steppa, pulsa una realtà fatta di uomini indomabili e marginali che in qualche modo è il vero fulcro di questo interessante e denso esordio narrativo. E nel finale i diseredati della steppa invadono una città già decadente e deformata dalla crisi mostrando tutta la potenza della voce collettiva e corale degli emarginati. Lo ripeto, l'ho già detto altrove, "La Steppa" merita la vostra lettura e l'attenzione di una critica troppo distratta. Costa 20 euro e li vale tutti.
la steppa
di Arsenij Tarkovskij La terra da sola ingoia se stessa, e caccia la testa nel cielo, rammenda vuoti della memoria ora con l’uomo, ora con l’erba. L’erba sotto un ferro di cavallo, l’anima dentro un telaio di ossa, e solo una parola, una parola nella steppa traluce sotto la luna. S’addormenta la steppa come morisse e sui kurgani grossi macigni giacciono, sono monarchi guardiani, fradici, ebbri di stagno di luna. Per ultima muore la parola. Ma il cielo s’incammina mentre una punta di acqua passa di nuovo attraverso il rigido scudo di terra. Soffia di lappola la mano destra, scintilla la sella di cavalletta, pettina l’ala piena di sonno, arcobaleno, l’uccello di steppa. Fino alle spalle nel latte blu-grigio dal paradiso Adamo è nella steppa e il dono franco di parola ragione restituisce agli uccelli e alle pietre. Il delirio d’amore dell’autocoscienza, l’anima, infonde a radici di erbe, i loro nomi trepidanti ancora nel sonno ha ricreato. (Traduzione di Stefania Sini)