Rivelata la Verità dietro l'Arresto di Moustafa Khawanda: Una Storia di Ingiustizia e Strumentalizzazione
L'arresto di Moustafa Khawanda, accusato di apologia alla Shoah e propagazione di idee antisemite, ha scosso l'opinione pubblica e generato una serie di articoli sensazionalistici che hanno dipinto un quadro inquietante. Tuttavia, una nuova luce viene ora gettata su questo caso, rivelando una storia di ingiustizia e strumentalizzazione. Khawanda è stato dipinto come un estremista anti-semita, coinvolto in attività di proselitismo islamista e propaganda terroristica. Tuttavia, un'indagine più approfondita su richiesta dei difensori dell'indagato, rivela che molte delle accuse mosse contro di lui sono basate su interpretazioni distorte e manipolazioni dei fatti a partire dall'accusa di antisemitismo.
Moustafa Khawanda, in quanto di origini arabe, rappresenta il 95% del gruppo etnico semita e quindi l'accusa di antisemitismo non ha motivo di esistere.
L'indagato ha chiarito più volte la differenza tra antisemitismo e antisionismo, sottolineando che criticare i crimini commessi da Israele non equivale ad essere antisemiti. È importante ricordare che la critica politica non dovrebbe mai essere confusa con l'odio razziale.
Una delle principali accuse all'indagato Moustafa, riguardava una sua riflessione su Instagram, in cui criticava l'ingiustizia subita dal popolo palestinese e manifestava solidarietà nei confronti della resistenza. Questo è stato frainteso come un appello alla jihad e un incitamento alla violenza, mentre in realtà Khawanda si esprimeva semplicemente contro l'oppressione e per la giustizia.
Le sue storie su Instagram avevano l'obiettivo di fare riflettere, non di incitare alla violenza. La critica era rivolta sull'ipocrisia dei 750.000 riservisti israeliani provenienti da tutto il mondo, richiamati alle armi a compiere il genocidio (che attualmente conta oltre 45.000 vittime civili). La riflessione emersa dalle storie instagram di Moustafa, era sul motivo per il quale 750.000 riservisti siano partiti da tutto il mondo per compiere la mattanza di civili, e sul perchè i palestinesi, oltre a non aver un esercito, non possedevano nessun riservista che potesse difenderli dall'oppressione che va avanti da oltre 1 secolo, dalla colonizzazione inglese. Dalle storie, emerge che preso dalla rabbia per il genocidio in corso, scrisse che la resistenza palestinese è legittima e che se fosse li, avrebbe combattuto con loro.
E' bastato questo per accusare Moustafa di inneggiamento allo Jihad e associazione terroristica internazionale.
Altre accuse riguardavano presunte attività di ricerca su "zone calde" del conflitto israelo-palestinese, che in realtà si rivelano essere ricerche su associazioni umanitarie dopo un terremoto in Turchia e Siria, dimostrando la sua volontà di aiutare chiunque sia nel bisogno, non solo i palestinesi.
Infine, la notizia che avrebbe esultato per stupri commessi dalla resistenza palestinese si è rivelata essere una fake news, distorta per danneggiare ulteriormente la sua reputazione. In quell'occasione, aveva ricondiviso la notizia, scrivendo "la resistenza palestinese è composta da Musulmani che hanno una precisa etica e morale, soprattutto in guerra e figurarsi se si comporterebbero come maiali", aggiungendo la emoji della risata. Questa emoji è stata interpretata come "esultanza".
Questa nuova narrazione getta una luce diversa sull'arresto di Khawanda, mettendo in discussione le premesse su cui si basava l'accusa e sollevando dubbi sulle motivazioni dietro la sua detenzione. È chiaro che Khawanda è stato vittima di una serie di malintesi e manipolazioni.
Mentre la verità viene finalmente alla luce, è importante chiedersi quanti altri casi simili possano essere stati influenzati da narrazioni distorte e manipolazioni dei fatti. È tempo di guardare oltre le apparenze e scavare più a fondo per scoprire la verità dietro le storie che ci vengono presentate.
Moustafa Khawanda deve comunque affrontare un processo penale per fare chiarezza sulla vicenda.
Resta ora da vedere se sarà riparato il danno subito dalla sua reputazione e se le responsabilità per questa ingiustizia saranno messe in luce.
Il professore Piergiorgio Odifreddi, in un intervento di poche settimane fa, ha invitato a riflettere tra la differenza di chi noi (Occidente) definiamo terroristi e chi partigiani.
I partigiani che hanno lottato per la liberazione dell'Italia erano considerati terroristi, Sandro Pertini era considerato terrorista, anche Nelson Mandela che è stato 27 anni in carcere e che poi, come Pertini, è diventato Presidente della repubblica del suo paese, così come Ghandi dopo lunghi anni di carcere per la lotta alla liberazione del proprio paese, è divenuto Presidente con tanto di premi Nobel. Il professore Odifreddi continua dicendo "il partito Herut, che fu fondato da Menachem Begin nel 1947 in Palestina occupata, era un gruppo terroristico dei coloni ebrei che fece saltare il famoso albergo di King David e dove persero la vita 200 morti. Successivamente, quando Begin partì in USA per presentare il suo partito e chiedere legittimità in Palestina, una ventina di ebrei americani, dissero di fare attenzione in quanto fosse un partito che ha le gli stessi metodi, le stesse finalità, si indirizza allo stesso strato sociale del partito nazista e fascista. Ora se queste cose, se qualcuno le ripete oggi e se non si schiera dietro al fatto che tra quei 20 ebrei ci fossero persone come Albert Einstein e Hannah Arendt, difficilmente si possono accusare di essere antisemiti. Bengin, 30 anni dopo fondò il Likud e divenne lui il presidente del consiglio di Israele per vari anni, fece lui l'invasione del Libano con le stragi di Sabr e Shatila, poi arrivò il generale Sharon, quello che fisicamente aveva commesso quelle stragi, poi arrivò Netanyahu e sono 50 anni di storia, di un partito al governo, che è un partito che ha radici terroristiche e nazi-fasciste. Allora se uno accettasse questa realtà, che la maggior parte della società israeliana che vota questo partito che ha queste tendenze, allora forse la cosa sarebbe più chiara, non si può difendere a spada tratta chiunque sia ebreo o chiunque sia israeliano, indipendentemente da ciò che fa, da ciò che pensa, da qual è la sua ideologia. La distinzione che hanno volutamente fare gli israeliani tra antisemitismo e antisionismo, negli anni '70, quando hanno cominciato ad averne bisogno, fu sostenuta da Abbi Eban, che è stato uno dei padri fondatori si Israele e fù ambasciatore dell'ONU, capo della diplomazia e ministro della difesa israeliana, disse che dovevano usare questa strategia, cioè accusare di antisemitismo chiunque critichi la politica di Israele e confonderla così con l'antisionismo. Questa è una cosa che l'ha pagata per 50 anni, anche i nostri presidenti, Mattarella, prima di lui Napolitano, Pertini, Craxi e così via, ogni volta che qualcuno criticava Israele, veniva subito tacciato con la propaganda di antisemitismo. Adesso la cosa si è rivoltata contro Israele, perchè oggi la gente non ha più paura di dire che si è contro Israele perchè vedono cose che non possono essere accettabili, cioè l'ennesimo genocidio con oltre 40.000 civili assassinati. Questo antisionismo è sfociato a macchia d'olio in tutto il mondo e per la prima volta nei campus universitari statunitensi e anche in Italia, che abbiamo visto recentemente, gli studenti di tutte le università italiane che stanno dalla parte della Palestina così da spingere i rettori ad accogliere le richieste di non fare più accordi culturali e universitari con Israele. Ascoltare il ministro degli esteri israeliano dire che l'ONU è un'organizzazione antisemita perchè ha imposto il cessate il fuoco, è imbarazzante e soprattutto grave il fatto che se n'è fregato e ha continuato la mattanza."
Il professore conclude dicendo che in tutto il mondo, alle manifestazioni pro-Palestina, ci sono migliaia di ebrei antisionisti, soprattutto negli USA, e ciò dimostra l'uso che viene fatto strumentale dell'antisemitismo.











