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La Quotidianità ai tempi del digitale
La tecnologia ha cambiato la nostra vita rivoluzionando la quotidianità e il mondo del lavoro , nei nostri dizionari il termine deriva dal greco "tékhne-logìa" e più specificatamente significa trattato sistematico sull’arte, ma in realtà riguarda qualcosa di più importante. La nostra vita, con l’avvento del digitale e internet, è stata radicalmente trasformata nel giro di pochi decenni. Grazie alla globalizzazione lo sviluppo tecnologico ha interessato tutti gli ambiti della vita cominciando dalla quotidianità, in virtù della diffusione di apparecchi tecnologici sempre più potenziati.
Le innovazioni introdotte hanno provocato profondi cambiamenti nella società modificando stili di vita e l’essenza stessa della cultura di una popolazione. L'uomo ha cercato di creare sempre delle innovazioni per migliorare le proprie condizioni di vita, che con il progresso tecnologico ha toccato vari ambiti della vita, ovvero dal quotidiano, all’ intrattenimento al mondo del lavoro.
Basti pensare alla stampa a caratteri mobili, oppure dal punto di vista strumentale il cannocchiale e il microscopio, o ancora il telegrafo e le automobili e così via.
Ma è durante il 20° secolo che la tecnologia ha preso il volo: il computer è stato l’apparecchio elettronico per eccellenza, che ha permesso all’uomo di elaborare dati attraverso programmi e procedure prestabilite senza dover più svolgere questi compiti manualmente. Tutto ebbe inizio negli anni ‘70, l’era preistorica del personal computer, ricordiamo avvenimenti importanti quali la realizzazione da parte della Intel del primo microprocessore 4004 e poi l’avvento di apparecchi in grado di compiere funzioni da Computer complete, seppur semplicissime, hanno aperto l’accesso all’informatica, fino ad arrivare alle grandi invenzioni di Steve Jobs, Bill Gates ed altri.
Il primo modello di microprossessore prodotto dalla compania Intel fonte: Wikimedia Commons
O ancora il cellulare o smartphone, il primo telefono portatile pesava 1,1 kg, le dimensioni del telefono con cui Cooper ha effettuato la chiamata che iniziò la rivoluzione mobile erano di 22,8 centimetri, 12,7 centimetri per 4,4 centimetri. È stato un prototipo che impiegava circa dieci ore per caricarsi con cui eri in grado di parlare per 30 minuti. E ad oggi le funzioni sono diventate le più disparate, lo smartphone sta diventando sempre un dispositivo sempre più indispensabile per il genere umano dati i servizi che ci offre e che ad oggi vanno oltre al fare una semplice telefonata.
Evoluzione del telefono mobile fonte: Flickr
Eppure soprattutto nel mondo del lavoro, nel corso degli anni l’intelligenza artificiale è riuscita sempre di più a modificare il modo di lavorare delle aziende, grazie allo sviluppo dei software gestionali con cui è possibile semplificare il processo di produzione, la gestione contabile e rendendolo più connesse per acquisire e far circolare l’informazione tra loro.
Nel mondo del lavoro convivono infatti vecchi e nuovi mestieri, ai quali sarà necessario prestare la stessa attenzione per garantire a tutti garanzie ed opportunità. A queste esigenze dobbiamo rispondere promuovendo forme di integrazione di welfare pubblico e privato, capaci di far fronte all'elevato dinamismo delle storie lavorative individuali.
Pertanto dovremmo ancora aspettarci nuove funzionalità e programmazioni nel futuro digitale, magari funzioni che ad oggi sembrano impossibili. Alla luce di ciò è d’obbligo affermare che la tecnologia facilita la nostra vita e gli stili di vita.
Amar Moukadem
Intelligenza artificiale nel mondo del lavoro
Stiamo vivendo un’epoca in continuo divenire, segnata dallo sviluppo imponente della tecnologia. Il mondo del lavoro, come qualsiasi altro ambito, viene influenzato e rivoluzionato dal progresso.
Un tassello importante di questa rivoluzione è quello che coinvolge le macchine e l’intelligenza artificiale. Diversamente dagli esseri umani, i robot possono operare senza mai fermarsi con velocità e precisione superiori, permettendo di risparmiare tempo e denaro, con costi di manutenzione e produzione decisamente inferiori rispetto agli stipendi umani.
Robot industriali al lavoro fonte: Wikimedia Commons
Secondo uno studio del World Economic Forum il 65% dei bambini che frequentano la scuola elementare eserciterà una professione non ancora esistente. Quindi come ogni rivoluzione che ha apportato novità e cambiamenti nella storia umana, è possibile immaginare che in futuro ci saranno professioni che scompariranno, altre che verranno svolte esclusivamente dalle macchine e altre ancora che nasceranno.
«Entro i prossimi 10 anni, potrebbero sparire tra il 20% e il 50% delle attuali professioni del settore, soppiantate dall’ondata tecnologica. Saranno soprattutto le figure meno specializzate a sopperire di fronte all’avanzata del digitale»
Fonte: Wall Street Italia
L’immagine di un futuro mondo del lavoro dominato esclusivamente da robot, almeno attualmente, è puramente utopica: basti pensare che, per quanto intelligenti e sofisticate possano essere queste macchine, richiederanno sempre un intervento umano in ambito di programmazione e manutenzione. E se con lo sviluppo di nuove professioni emergeranno nuovi robot dedicati, ci saranno anche mansioni volte alla realizzazione di queste macchine che richiederanno una coordinazione umana.
L’impatto delle macchine intelligenti non rimane circoscritto al settore della produzione ed è proprio qui che risiede la differenza tra questa e le rivoluzioni precedenti: in passato le macchine venivano inventate e realizzate con lo scopo di “forza lavoro” e assemblamento di un manufatto, tramite operazioni programmate e ripetute meccanicamente, come ad esempio nella catena di montaggio di Henry Ford.
Catena di montaggio Ford degli anni '10 fonte: Wikimedia Commons
Le macchine oggi vengono dotate di un’intelligenza e questo permette loro di avere applicazioni anche al di fuori della produzione, quindi come esistono robot impiegati nel settore manifatturiero esistono robot assistenziali e robot sociali. Sono stati condotti dei test sulla convivenza tra anziani con la malattia di Alzheimer e questo particolare tipo di robot per verificare eventuali benefici sulla loro salute.
Esempio di robot assistenziale fonte: Flickr
L’intelligenza artificiale riuscirà ad eguagliare o addirittura superare l’intelligenza umana? Si definiscono due linee di pensiero: c’è chi ritiene che questo non potrà mai avverarsi poiché l’intelligenza artificiale è figlia di quella umana e c’è chi ritiene invece che questo possa accadere, in un periodo più o meno ampio. È un quesito a cui non possiamo dare una risposta attualmente in quanto soltanto il tempo e la tecnologia stessa saranno in grado di fornirci un responso.
Alessio Cappello
La figura del programmatore
Indubbiamente tra le figure protagoniste della rivoluzione digitale che abbiamo vissuto e continuiamo a vivere oggigiorno vi è quella del programmatore. Ma quando è nata questa professione e di cosa si occupa esattamente?
Programmatore al lavoro fonte: PxHere
La storia è concorde nell’attribuire il titolo di “primo programmatore” (o meglio, programmatrice) ad Ada Lovelace vissuta nella prima metà dell’800 che, per farla breve, ideò il primo programma informatico nel senso stretto del termine, ovvero un algoritmo destinato ad essere letto ed elaborato da una macchina. Logicamente 200 anni fa non vi era un terreno fertile per l’informatica come quello che sussiste ai giorni nostri, per cui la professione nell’accezione che noi conosciamo compie il suo percorso a cavallo tra ventesimo e ventunesimo secolo.
«La figura del programmatore è in forte ascesa con la rivoluzione informatica, l'avvento del settore terziario avanzato dopo gli anni 2000 e la diffusione di Internet. Mentre prima degli anni 2000 i programmatori erano essenzialmente programmatori per applicazioni desktop o programmatori di sistema, negli anni 2000 le figure più diffuse sono quelle del programmatore web e quella del programmatore per dispositivi mobili.»
Fonte: Wikipedia
Il mondo delle professioni legate all’informatica è molto variegato e spesso si fa confusione utilizzando erroneamente un termine per indicare un’altra professione. E’ bene fare chiarezza anche sulle mansioni che un programmatore svolge, differenziandosi da figure che sono legate allo stesso ambito come ad esempio l’ingegnere informatico.
In genere, un programmatore riceve le informazioni del programma da sviluppare dall’analista programmatore e si dedica alla scrittura del codice necessario perché risponda alle esigenze del cliente e questo può avvenire da zero oppure un codice già esistente può essere adattato alle esigenze del cliente. Può trattarsi di codice per far funzionare una macchina, per creare un sito web o un’applicazione. In ognuno di questi casi, è necessario scegliere uno specifico linguaggio di programmazione che più si adatta al prodotto finale da ottenere: è molto importante quindi conoscere vari linguaggi affinché si possa portare a termine con successo il progetto.
Linee di codice Javascript fonte: PxHere
Talvolta il programmatore può anche dedicarsi alla fase successiva, ovvero al troubleshooting e al debugging: individuazione e correzione degli errori (almeno quelli che vengono rilevati) che causano un malfunzionamento del prodotto. Al termine, il programmatore può anche prendere parte alla realizzazione del manuale da fornire al cliente per l’utilizzo, il mantenimento e l’aggiornamento.
E’ chiaro quindi come si tratti di una figura in continua evoluzione, che deve stare al passo con le novità introdotte dal progresso tecnologico ed avere consapevolezza che un prodotto, una tecnica, un linguaggio da un giorno all’altro possa diventare obsoleto.
Alessio Cappello
La mia prima esperienza con Internet
Sono Alessio Cappello, ho 19 anni e studio Ingegneria Informatica presso il Politecnico di Torino e quest’anno frequento il corso di Rivoluzione Digitale.
Per inaugurare il blog, parlerò della mia prima esperienza con Internet.
Ricordo quando i miei genitori comprarono il primo computer: avevo 7 anni e mi entusiasmava l’idea di avere uno strumento simile a casa quando mi era possibile utilizzarlo soltanto a scuola (e non sempre). Non ho avuto mai problemi ad usarlo in quanto sembrava mi venisse spontaneo avere a che fare con un computer, probabilmente anche grazie all’intuitività dell’interfaccia grafica di Windows XP.
Schermata Desktop Windows XP fonte: Flickr
Un bambino di 7 anni generalmente non ha molto di cui occuparsi per cui la mia prima esperienza con Internet è legata ai giochi: infatti, avere una connessione permetteva di avere una sala giochi a casa senza dover spendere monete per poter avviare una partita. Chiaramente si trattava di giochi flash online, una forma di intrattenimento per i bambini e il sito più in voga tra i miei coetanei era gioco.it: quanto tempo trascorso passando da un gioco a un altro!
Bambino che gioca al computer fonte: Flickr
All’inizio però non potevo trascorrere in rete molto tempo: la limitazione consisteva nella modalità di consumo poiché avevamo una chiavetta Tim che andava ad ore e una soglia massima mensile per cui non potevo passare interi pomeriggi sul web.
Aggirato quest’ostacolo qualche anno più in là installando la linea fissa, si apre una nuova fase: quella dei social network. Avevo 11 anni quando effettuai l’iscrizione a Facebook ma per i primi tempi lo scopo non era tanto diverso: infatti sul social blu vi erano a disposizione dei giochi particolari che permettevano anche un’interazione con gli amici. Ricordo con piacere Empires & Allies, un gioco di strategia militare che permetteva, oltre una modalità giocatore singolo, di sfidare gli amici.
Screenshot del gioco fonte: Zynga Forums
Sfortunatamente fu rimosso qualche tempo dopo ma nel frattempo scoprii il mondo di YouTube: lo usavo prevalentemente per guardare video divertenti e relativi a giochi che mi interessavano. Un uso più “professionale” fu fatto al momento dell’acquisto del mio primo cellulare Android: ricordo che prima di decidere quale dispositivo comprare guardai molte video recensioni e mi fu possibile proprio grazie a questa piattaforma.
Screenshot Home Youtube di qualche anno fa fonte: Flickr
Mi rendo conto di come sia cambiato il mio approccio con Internet e il web negli anni: è diventato normale avere un computer per componente della famiglia, avere una promozione per accedere alla rete con lo smartphone, studiare: infatti il passaggio dal liceo all’università ha cambiato il mio modo di apprendere, utilizzando molto di più il computer per reperire materiale in rete. La tecnologia ha fatto passi da gigante in questi ultimi 10 anni rendendo scontati determinati aspetti che al tempo del mio primo approccio erano inediti: mi domando cosa può accadere lasciando trascorrere altri 10 anni.
Alessio Cappello

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