"Bolero" by Iva Jauss.


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"Bolero" by Iva Jauss.

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Escogido recibe nuevas integraciones y Dave Jauss está optimista Dave Jauss asumió los entrenamientos de los Leones del Escogido con un solo objetivo: ganar la corona de campeones de la temporada 2020-21 de la Liga de Béisbol Profesional de la República Dominicana (LIDOM).
Jauss asume con el objetivo de ganar la corona Boca Chica.- Dave Jauss asumió los entrenamientos de los Leones del Escogido con un solo objetivo: ganar la corona de campeones de la temporada 2020-21 de la Liga de Béisbol Profesional de la República Dominicana (LIDOM).
Triturando a Gadamer desde la Crítica a la estética de la recepción alemana de Jauss
Triturando a Gadamer desde la Crítica a la estética de la recepción alemana de Jauss
Breve y con mucha sustancia gnoselógica crítica materialista
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The achievements made in linguistics through the distinction and methodological interrelation of diachronic and synchronic analysis are the occasion for overcoming the diachronic perspective--previously the only one practiced--in literary history as well.
Hans Robert Jauss, Toward an Aesthetic of Reception

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Horizon of Expectations
From The Oxford Dictionary of Literary terms:
Read Jauss's article:
Literary History as a Challenge to Literary Theory Hans Robert Jauss and Elizabeth Benzinger New Literary History, Vol. 2, No. 1, A Symposium on Literary History (Autumn, 1970), pp. 7-37.
And then check out Clifford Ross's wonderful Horizon series.
La experiencia estética hace ver las cosas de nuevo y proporciona mediante esta función descubridora el goce de un presente más pleno.
Hans Robert Jauss
Guardando qualcosa che si accetta come arte, e per "accettare come arte" intendo evocare situazioni in cui il contesto ci fa supporre che ciò che stiamo vedendo è arte, si può dire "questa è arte" - "questa non è arte" - "questo mi piace" - "questo non mi piace" ?
Dal mio punto di vista sono affermazioni pesanti, ma quando si interloquisce e non si può dare per scontato un certo tipo di background di "questioni prese in considerazione" (per gli amici "seghe mentali") la tentazione di cascarci e semplificare è dietro l'angolo.
Si possono cogliere le ragioni di un lavoro artistico (semplicemente leggendo informazioni su apposite brochure e / o libri e / o internet), si può cogliere altresì l'impatto estetico-emotivo che ha su di noi, si possono analizzare le motivazioni di quell'impatto relazionandolo alle nostre ragioni di fruizione.
Si giunge sempre ad una catena di considerazioni che oscillano, rimanendo in equilibrio solo perché nel momento in cui le si esprimono ci si rende conto della loro parzialità e si sente quasi l'esigenza di contraddirsi per non essere irrispettosi.
E' un equilibrio variabile sostenibile solo in una specifica frazione temporale, che in fondo è forse l'unica cosa che tiene realmente insieme fruitore ed opera. (Apologia dell'esperienza estetica docet)
L'unica ragione che ci porta ad interrogarci su di un "artefatto" è il suo essere presente di fronte a noi, nella nostra dimensione spaziale temporanea
(anche quando è riprodotto ovviamente, se invece stiamo parlando di qualcosa senza vederla o senza averla vista, il nostro cervello sta elaborando un artefatto nuovo inesistente sulla base di una descrizione, bellissimo lavoro sulle potenzialità creative della descrizione, ma è un'altra storia).
L'essere "qui ora" è talmente importante da essere praticamente alla base della "selezione" della potenziale arte e dei potenziali artisti che una parte del sistema dell'arte compie. Se nessuno ti vede non esisti, in teoria.
Le medesime affermazioni collocate in un differente contesto linguistico o temporale cambiano significato (qui - ora).
La veridicità di un'affermazione è quindi un fatto contingente, è legata al momento, ad una frazione di tempo.
A quanto tempo?
Forse questa è la vera domanda da porsi.
Come si può rispondere?
Cos'è un'unità di tempo se non un'altra affermazione del tutto arbitraria su cui semplicemente un gran numero di persone concordano?
(no, non mi sto mettendo a scomodare il simbolo e il simbolico, non ce n'è bisogno.)
Affermare "è arte" non è quindi una considerazione paradossale?
Da un lato si tengono in considerazione il maggior numero possibile di informazioni (perché qui e perché ora) sull'oggetto in questione, dall'altro si determina un limite per restringere quantitativamente "il maggior numero di" sospendendo il giudizio su tutto il resto (che sicuramente esiste, ma non lo conosciamo).
"è arte" non è un'affermazione, è principalmente una sospensione di giudizio, almeno un po', ogni volta, un po' fingendo di non sospendere il giudizio.
E quindi "non è arte" ?
A questo punto risulta essere un'affermazione terribile.
Quindi siamo tornati al contesto, una delle poche cose di cui ci possiamo "fidare" (grazie Duchamp) oppure alla "presa" emotiva? (grazie…Maria de Filippi?)
Ogni volta arrivo al "BOH", per gli amici "so di non sapere" (e in effetti Socrate ne sapeva, pare).
O forse è come fare surf o pattinare sul ghiaccio.
Non puoi pattinare sul ghiaccio se non sei sul ghiaccio e se non hai dei pattini.
Non puoi fare surf se non sei nell'acqua e non hai un surf.
Non puoi sapere se ti piace surfare o pattinare anche se ti piace vedere altri mentre lo fanno.
Non puoi capire appena indossati un paio di pattini o messa a bagno una tavola da surf se ti piace o no, perché non stai ancora né surfando né pattinando.
In entrambi i casi si tratta di mettere in equilibrio in un contesto specifico una serie di cose.
Poi sta a te capire cosa ti piace e cosa no, e non c'è un unico modo per dirlo.
Magari non sei bravo e cadi di continuo, magari non reggi l'adrenalina, magari arriva uno squalo e ti mangia.
Però ci sarà un momento anche breve in cui l'equilibrio sarà perfetto e tutto sembrerà svelato finchè per qualche motivo cadrai.
Ma puoi raccontare quel momento e magari fra due anni diventa un libro di storia dell'arte.