Di agende e di routine
Da qualche giorno l'agenda ha compiuto il giro completo. Non ho mai usato agende in tutta la mia vita, prima dell'anno scorso. Mi correggo, una volta l'ho usata: nel 2017, mi fu regalata come regalo di Natale da una carissima amica, e io la utilizzai in questo modo: ogni giorno vi scrivevo una frase personale, un aforisma. Ma a parte quel 2017, mai usata un'agenda, e men che mai per appuntarvi impegni presi e cose da fare.
Un anno fa, invece, ho comprato un'agenda. Consapevolmente. I morsi della depressione mi stavano mangiando via un pezzo alla volta, la catena del "ma io che campo a fare?" mi stritolava la gola, scoppiavo a piangere a singhiozzi "de botto, così, senza senso" (cit.). Mi sembrava di non aver fatto nulla, di essere inutile, immobile, fermo. Di non avere passato, di non esistere.
Così ho iniziato a scrivere ogni sera una sola cosa: cosa avevo fatto quel giorno. Anche solo tre pagine lette, o solo due pagine scritte, o mezzo film visto e poi abortito. Anche solo andare a comprare il pane di fronte casa. Avevo bisogno di opporre ai pensieri dei fatti concreti.
Parlandone con la mia psicoterapeuta ho scoperto che, senza saperlo, avevo messo in pratica una strategia molto simile alla behavioral activation, una tecnica usata in psicoterapia per contrastare la depressione attraverso piccoli comportamenti concreti.
"I pensieri positivi come andrà tutto bene, passerà , sono pensieri che servono ma non possono bastare. Uscire e andare a comprare anche solo il pane all'angolo è un atto pratico di cura di sé, che viene interiorizzato dal cervello come esperienza reale su cui creare altri stimoli. Diventa un l'hai fatto ieri, ci sei riuscito, puoi farlo ancora".
In quell'agenda avevo stilato anche una lista di viaggi, concerti, supporto concreto dato negli ultimi sei anni e che una persona tossica voleva cancellare per salvarsi la reputazione agli occhi degli altri. Riportavo gesti concreti, oggettivi, con cui combattere manipolazione e distorsione. Quelle righe quotidiane hanno impedito che la depressione e una relazione tossica riscrivessero completamente la mia identità e il mio vissuto comune.
Oggi quell'agenda è completa. Quella strategia di salvezza è diventata routine. E la cosa che mi rende orgoglioso non è averla riempita, quell'agenda. È avere la conferma di ciò che ho sempre sentito, di cui ho sempre avuto contezza e di cui qualcuno mi stava facendo dubitare: mentre una parte di me stava crollando e veniva distrutta senza pietà , ce n'era un'altra che continuava ostinatamente a preservare la verità e a costruire il futuro, scavando nella merda per tirar fuori una piuma di Bellezza, un giorno alla volta.
"Poi è più facile. Ogni giorno diventa più facile. Ma devi farlo tutti i giorni. Questo è il difficile. Poi diventa più facile". (Cit.)















