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Lo avrai camerata Kesselring il monumento che pretendi da noi italiani ma con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio non colla terra dei cimiteri dove i nostri compagni giovinetti riposano in serenità non colla neve inviolata delle montagne che per due inverni ti sfidarono non colla primavera di queste valli che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati più duro d'ogni macigno soltanto con la roccia di questo patto giurato fra uomini liberi che volontari si adunarono per dignità e non per odio decisi a riscattare la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare ai nostri posti ci ritroverai morti e vivi collo stesso impegno popolo serrato intorno al monumento che si chiama ora e sempre RESISTENZA
(Lapide ad ignominia - Pietro Calamandrei)
Fratelli scelti, mai perduti, ritrovati
Io: "Mi rendo conto che non è stato facile. Io ho perso mamma, zio e nonna in meno di un anno, in piena pandemia, tra restrizioni, isolamento e zona rossa. Addirittura mi sono fatto oltre un mese di isolamento appena dopo il funerale di mamma, perché al funerale ho preso il covid. Intendo il covid con le disposizioni della prima fase, quello che ci volevano due negatività col tampone da 70 euro per risultare guarito, i vaccini per gli over 30 sarebbero arrivati 8 mesi dopo. E mi rendo che, dall'esterno, come riesci a stare vicino a distanza, scusa il gioco di parole, ad una persona che sta passando questo?"
Lui: "Ricordo che ti chiamai per i funerali, volevo venire insieme a mamma e a papà , volevamo venire tutti, ma non si poteva uscire dalla regione, né entrare nella tua. E' stato così assurdo saperti da solo e non poter fare nulla".
Io: "Lo ricordo perfettamente. E' esattamente quello che intendo. Magari senza pandemia prendevi il treno, si stava in silenzio come abbiamo fatto oggi guardando il Monte Forato o i campi di girasole, ci si sosteneva senza nemmeno bisogno di dire nulla, ma sentendo l'altro. Ma a distanza come si fa? Se provi a farmi distrarre, magari pensi così sembra che voglia sminuire il suo dolore. Se provi a farmi parlare del mio dolore, magari pensi così sembra che io voglia appesantirlo. Se provi a farti da parte per non asfissiami e restando lì pronto e presente appena ti cercherò, magari pensi così sembra che lo stia abbandonando perché è troppo pesante per me".
Lui: "E' di questo che ho avuto paura, in questi anni: che avessi creduto che ti avessi abbandonato. Non è mai stato così. Ma più passavano i mesi di silenzio, più mi vergognavo a scriverti".
Io: "Lo capisco, e l'ho capito allora. Per questo ogni tanto ti scrivevo io. Ma sentivo che era un modo per non perdersi, non per chiarirsi. Ci saremmo chiariti poi, al momento opportuno, con il tempo e lo spazio giusto per parlare a fondo di tutto questo".
Lui: "E se non fosse mai giunto il momento? Se a Natale tu fossi venuto a dare gli auguri ai miei e a mia sorella un giorno prima o un giorno dopo, e io e te non ci fossimo incontrati dopo anni per caso come è successo? Se fosse passato altro tempo? Se il filo allentato fosse rimasto tale?"
Io: "Hai detto allentato, non spezzato. C'è mai stato un momento in cui, in questi anni, hai pensato oggettivamente e con certezza di avermi perso, di aver perso quello che hai sempre reputato il fratello che non avevi avuto, quello che tua madre ha sempre presentato a tutti come il secondo figlio maschio che le ha regalato la vita? Hai mai pensato davvero, anche solo in un momento di sconforto, di avermi perso?"
Lui: "No. E tu?".
Io: "Nemmeno io".
Lui: "Domani ti porto a vedere Massaciuccoli. C'è un punto da cui puoi toccare le rovine romane, si vedono i campi e l'intero lago. Si vede netta anche la casa di Puccini a Torre del Lago che abbiamo visitato oggi. E ti porto a mangiare i tordelli".
Qui è quando lo scricciolo mi ha scelto e si rifiutava di camminare se non gli prendevo la manina tesa.
(Spiaccicare la mia emoji per far combaciare i suoi occhiali con la montatura dei miei 😎)
Se penso a come ho speso male il mio tempo che non tornerà , non ritornerà più. La stagione dell'amore viene e va, all'improvviso senza accorgerti, la vivrai, ti sorprenderà . Una cover band di Battiato cantava queste parole a Camaiore, ieri sera, e tu, piccolo scricciolo di 18 mesi, hai smesso di correre per sfuggire a mamma e papà e mi hai chiesto la mano tendendomi la tua manina, e quando te l'ho data ti sei aggrappato come fanno i gatti per saltarti in braccio. Ti ho preso in braccio, dando le spalle al palco perché tu potessi vedere meglio. Le parole di Battiato andavano, e tu piano piano hai poggiato la tua testolina sulla mia guancia, e poi sulla spalla, cingendomi il collo con le tue braccine. Tua mamma e tuo papà erano increduli, hanno fatto video e foto per quel miracolo: la peste inesauribile era in braccio ad un amico di famiglia conosciuto da 48 ore appena, ed era calmo e sereno. Tua mamma si è commossa e ha fatto il video, ho sorriso ma avevo gli occhi lucidi anche io.
Non sono bravo con i bambini, non so giocarci, non so fare il pagliaccio che li fa ridere. Faccio come coi gatti: li guardo, sorrido, lascio che si avvicinino loro quando sentono di farlo e per quello che sentono di fare. Il primo giorno mi guardavi e sorridevi girando il visetto, timido. Il secondo giorno mi hai chiesto la mano e mi hai portato i tuoi giocattoli per giocare insieme, e ti sei poi "affidato" al mio abbraccio.
Mi hai scelto per stare sereno, per stare calmo.
Avremo scambiato si è no 10 parole in 3 giorni, io e te. Ma ci siamo capiti. Ci siamo "sentiti". Braccia al collo e respiro sereno. Le parole sono sopravvalutate. Gli adulti sbagliano tutto. Bisogna imparare dagli animali e dai bambini.
Sentire. Sentire con il cuore e con gli abbracci, sentire con le mani e con gli occhi.
Corollario Tornati a casa dopo l'abbraccio, mi ha assalito un senso di ansia che mi mangiava il respiro. La fiducia accordatami da quello scricciolo è una dichiarazione di responsabilità , ho pensato. Non posso sparire dalla vita di quel cuoricino, non posso deluderlo. Non ho intenzione di farlo, e non succederà . Ma che io mi senta all'altezza del compito, questo è tutto un altro discorso...

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Sant'Anna di Stazzema, spiazzo antistante la chiesa. Qui, il 12 Agosto 1944, i nazisti massacrarono circa 400 civili inermi, in stragrande maggioranza donne e bambini (65 delle vittime non avevano ancora compiuto 10 anni, la più piccola aveva appena 20 giorni di vita).
Ho scattato altre foto che posterò nei prossimi giorni, tra cui una lapide con un discorso di Calamandrei che muove a lacrime di rara gratitudine ed emozione e voglia/necessità di Resistenza.
Per non dimenticare.
Domani mi sparo 6 ore d'autostrada in solitaria per andare da amici.
A loro porto un liquore al cognac e al madarino di cui mi sono innamorato due anni fa (e le belle scoperte vanno condivise).
Al loro cucciolo di un anno e mezzo ero indeciso se portare un giocattolo o un peluche. Il tizio del meraviglioso negozio di giocattoli e peluche dove vado per queste occasioni (negozio magico con giocattoli di latta, di legno, e peluche incantevoli) e a cui ho chiesto un consiglio mi ha detto: "Come tutti i regali, deve piacere anche a te. I bambini lo sentono, se piace anche a te o no. E tu compri spesso peluche per te, quindi immagino che se devi fare un regalo, forse sai già su cosa puntare".
Sono ovviamente uscito di lì con un mega-peluche morbidosissimo che ha varie attività sensoriali incluse.
Ho bisogno vitale di sentire. Di essere sentito attraverso il sentire di un'altra persona. Di essere percepito con la voce, con i pensieri, con la carne, con la pelle.
Leggere nelle mani, negli occhi, nelle labbra dell'altra persona: sì, tu esisti.
La pelle della spalla destra segnata dalla tracolla quando torno da lavoro, manco me l'avessero frustata dal 14 giugno.
La tartaruga bella bella definita definita che torna puntuale ogni estate e che mi saluta quando mi tolgo la maglietta di ritorno dal lavoro (una delle pochissime cose di me per le quali benedico la mia genetica).
Uscire dalla doccia tiepida e restare in accappatoio ad asciugarmi all'aria (in pochissimo tempo, ché ci sono tipo 56 gradi in questo buco).
"Ho imparato che niente è più terribile che trovarsi faccia a faccia con gli oggetti di un morto. Di per sé le cose sono amorfe: assumono significato solo in funzione della vita che ne fa uso. Quando essa giunge al termine, le cose cambiano anche restando uguali. Ci sono e non ci sono, come spettri tangibili, condannati a sopravvivere in un mondo dove non hanno più posto. Che ne sarà , ad esempio, di un armadio pieno di vestiti in silenziosa attesa di essere indossati da un uomo che non aprirà l'anta mai più? o delle scatole di preservativi sparse nei cassetti rigurgitanti biancheria e calzini? o del rasoio elettrico abbandonato in bagno, ancora zeppo della barba polverizzata dell'ultima rasatura? o del manipolo di flaconi vuoti di tintura per capelli, nascosti nella borsa di pelle da viaggio?
Rivelarsi improvviso di cose che nessuno vuol vedere, che nessuno desidera conoscere. In tutto questo c'è violenza, e anche una sorta di orrore. In sé le cose non significano nulla, come gli utensili da cucina di una civiltà scomparsa; e tuttavia, ci dicono qualcosa, imponendosi non in quanto oggetti, ma come avanzi del pensiero, della coscienza, emblemi di una solitudine ove l'uomo giunge a prendere le decisioni personali; se tingersi i capelli o no, se indossare l'una o l'altra camicia, se vivere o morire. E la futilità di tutto questo quando arriva la morte".
(Paul Auster - L'invenzione della solitudine)

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Dopo aver scritto pagine che mi portano alle lacrime (non per il valore qualitativo ma per il significato emotivo personale) vorrei solo avere qualcuno che mi dia un abbraccio stritolante e resti così fino a che il respiro non mi torna in armonia con l'universo.
Fuggi? Cosa fuggi? Non c'è modo di scappare Ho la febbre ma ti porto fuori a bere Non è niente, stai tranquilla, è solo il cuore...
Uno dei ragionamenti umani più affascinanti ridicoli ai quali mi capita di assistere è quando X ha un comportamento inopportuno e dice fieramente io mi comporto così perché sono una persona vera, non fingo, se tu non lo fai è perché sei una persona falsa o paracula.
Collega nuova: "Non sei su nessun social? Allora hai qualcosa da nascondere?" Io: "Quindi tu sui social metti tutte le cose più intime, spontanee e personali della tua vita?"
"Dicevi che amavi quel posto". "L'amore è un mucchio di merda" disse Harry. "E io sono il gallo che ci sale sopra per cantare". "Se devi andartene" la donna disse "ti è assolutamente necessario uccidere tutto quello che ti lasci dietro? Voglio dire, devi portarti via tutto?"
(Ernest Hemingway - Le nevi del Kilimangiaro. I quarantanove racconti)

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Sisifo felice consapevole
Una delle cose che più acuisce il mio senso di distanza e incomprensione/incomunicabilità con il prossimo è il meccanismo mentale secondo il quale hai superato tanta merda nella tua vita = riuscirai a passare anche questa = la merda ti fa sempre meno male man mano che l'attraversi.
Semplicemente è una gran cazzata. Al massimo, puoi intuire già che dolore proverai (e nemmeno sempre). Ma non per questo farà meno male, né la merda passata vale come vip pass per la merda presente e futura.
Non sempre si è Sisifi felici. A volte si è solo Sisifi consapevoli.
Ieri ho sognato mamma. Era da quasi un anno, dalla scoperta del suo precedente matrimonio, degli aborti e di tutto il resto, che non la sognavo. Ho sognato di ficcare il naso nel suo collo e poggiare la guancia sulla sua spalla, come i cuccioli, come abbiamo sempre fatto reciprocamente, per poi ridere del solletico. Mi sono svegliato piangendo per l'intensità dell'immagine, e per la delusione di scoprire che era solo un sogno. Un bambino svegliato con uno schiaffo, ecco cos'ero ieri.
Oggi ho sognato che ero tornato a casa al paese e un drone di guerra veniva abbattuto da un aereo di guerra proprio mentre io ero al balcone. Casa vecchia diventava zona di guerra. Ho già sognato in passato che andava a fuoco e che veniva distrutta da un terremoto. Ora ho sognato che veniva bombardata.
In passato mi è capitato spesso di sognare che venisse divorata da un incendio, che venisse sbriciolata da un terremoto devastante. L'incendio distrugge consumando dall'interno. In psicologia richiama spesso emozioni intense, trasformazione, qualcosa che brucia e non può tornare com'era. Il terremoto arriva dalle fondamenta. È la metafora perfetta di ciò che scuote ciò che sembrava stabile: le basi della propria storia, della propria identità , delle proprie certezze. Il bombardamento è un'aggressione esterna, improvvisa e incontrollabile. Nel sogno ero tornato lì per la prima volta dopo anni. È come se il luogo fosse ancora lì, ma non potesse più essere abitato nemmeno nel ricordo, perché qualcosa lo colpisce di nuovo.
La mente non sta elaborando solo l'assenza delle persone, ma la fine dell'intero "mondo" in cui quelle persone avevano un significato.
Oggi psycho: "La scoperta del passato di tua madre si inserisce perfettamente in questo quadro. Non perché causi il sogno, ma perché incrina la narrazione familiare. Per tutta la vita hai abitato non solo un edificio, ma anche una storia. Anzi, storie, al plurale, riguardanti tutti i membri della tua famiglia. Poi hai scoperto che quella storia aveva interi capitoli nascosti, e che tutti avevano ruolo attivo sia nella storia che nel nascondertela. È come se il terreno sotto quel palazzo fosse cambiato retroattivamente. La tua psiche sembra ripetere la stessa idea con immagini diverse: la casa della mia origine non è più un luogo stabile. Cambiano gli strumenti della distruzione, ma il messaggio emotivo resta sorprendentemente costante: quel mondo conosciuto non esiste più nella forma in cui lo conoscevi. Non esisterà più, nella forma e nella funzione in cui lo hai sempre conosciuto".