Qui è quando lo scricciolo mi ha scelto e si rifiutava di camminare se non gli prendevo la manina tesa.
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Qui è quando lo scricciolo mi ha scelto e si rifiutava di camminare se non gli prendevo la manina tesa.
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Se penso a come ho speso male il mio tempo che non tornerà , non ritornerà più. La stagione dell'amore viene e va, all'improvviso senza accorgerti, la vivrai, ti sorprenderà . Una cover band di Battiato cantava queste parole a Camaiore, ieri sera, e tu, piccolo scricciolo di 18 mesi, hai smesso di correre per sfuggire a mamma e papà e mi hai chiesto la mano tendendomi la tua manina, e quando te l'ho data ti sei aggrappato come fanno i gatti per saltarti in braccio. Ti ho preso in braccio, dando le spalle al palco perché tu potessi vedere meglio. Le parole di Battiato andavano, e tu piano piano hai poggiato la tua testolina sulla mia guancia, e poi sulla spalla, cingendomi il collo con le tue braccine. Tua mamma e tuo papà erano increduli, hanno fatto video e foto per quel miracolo: la peste inesauribile era in braccio ad un amico di famiglia conosciuto da 48 ore appena, ed era calmo e sereno. Tua mamma si è commossa e ha fatto il video, ho sorriso ma avevo gli occhi lucidi anche io.
Non sono bravo con i bambini, non so giocarci, non so fare il pagliaccio che li fa ridere. Faccio come coi gatti: li guardo, sorrido, lascio che si avvicinino loro quando sentono di farlo e per quello che sentono di fare. Il primo giorno mi guardavi e sorridevi girando il visetto, timido. Il secondo giorno mi hai chiesto la mano e mi hai portato i tuoi giocattoli per giocare insieme, e ti sei poi "affidato" al mio abbraccio.
Mi hai scelto per stare sereno, per stare calmo.
Avremo scambiato si è no 10 parole in 3 giorni, io e te. Ma ci siamo capiti. Ci siamo "sentiti". Braccia al collo e respiro sereno. Le parole sono sopravvalutate. Gli adulti sbagliano tutto. Bisogna imparare dagli animali e dai bambini.
Sentire. Sentire con il cuore e con gli abbracci, sentire con le mani e con gli occhi.
Corollario Tornati a casa dopo l'abbraccio, mi ha assalito un senso di ansia che mi mangiava il respiro. La fiducia accordatami da quello scricciolo è una dichiarazione di responsabilità , ho pensato. Non posso sparire dalla vita di quel cuoricino, non posso deluderlo. Non ho intenzione di farlo, e non succederà . Ma che io mi senta all'altezza del compito, questo è tutto un altro discorso...
Sant'Anna di Stazzema, spiazzo antistante la chiesa. Qui, il 12 Agosto 1944, i nazisti massacrarono circa 400 civili inermi, in stragrande maggioranza donne e bambini (65 delle vittime non avevano ancora compiuto 10 anni, la più piccola aveva appena 20 giorni di vita).
Ho scattato altre foto che posterò nei prossimi giorni, tra cui una lapide con un discorso di Calamandrei che muove a lacrime di rara gratitudine ed emozione e voglia/necessità di Resistenza.
Per non dimenticare.
Domani mi sparo 6 ore d'autostrada in solitaria per andare da amici.
A loro porto un liquore al cognac e al madarino di cui mi sono innamorato due anni fa (e le belle scoperte vanno condivise).
Al loro cucciolo di un anno e mezzo ero indeciso se portare un giocattolo o un peluche. Il tizio del meraviglioso negozio di giocattoli e peluche dove vado per queste occasioni (negozio magico con giocattoli di latta, di legno, e peluche incantevoli) e a cui ho chiesto un consiglio mi ha detto: "Come tutti i regali, deve piacere anche a te. I bambini lo sentono, se piace anche a te o no. E tu compri spesso peluche per te, quindi immagino che se devi fare un regalo, forse sai già su cosa puntare".
Sono ovviamente uscito di lì con un mega-peluche morbidosissimo che ha varie attività sensoriali incluse.
Ho bisogno vitale di sentire. Di essere sentito attraverso il sentire di un'altra persona. Di essere percepito con la voce, con i pensieri, con la carne, con la pelle.
Leggere nelle mani, negli occhi, nelle labbra dell'altra persona: sì, tu esisti.

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La pelle della spalla destra segnata dalla tracolla quando torno da lavoro, manco me l'avessero frustata dal 14 giugno.
La tartaruga bella bella definita definita che torna puntuale ogni estate e che mi saluta quando mi tolgo la maglietta di ritorno dal lavoro (una delle pochissime cose di me per le quali benedico la mia genetica).
Uscire dalla doccia tiepida e restare in accappatoio ad asciugarmi all'aria (in pochissimo tempo, ché ci sono tipo 56 gradi in questo buco).
"Ho imparato che niente è più terribile che trovarsi faccia a faccia con gli oggetti di un morto. Di per sé le cose sono amorfe: assumono significato solo in funzione della vita che ne fa uso. Quando essa giunge al termine, le cose cambiano anche restando uguali. Ci sono e non ci sono, come spettri tangibili, condannati a sopravvivere in un mondo dove non hanno più posto. Che ne sarà , ad esempio, di un armadio pieno di vestiti in silenziosa attesa di essere indossati da un uomo che non aprirà l'anta mai più? o delle scatole di preservativi sparse nei cassetti rigurgitanti biancheria e calzini? o del rasoio elettrico abbandonato in bagno, ancora zeppo della barba polverizzata dell'ultima rasatura? o del manipolo di flaconi vuoti di tintura per capelli, nascosti nella borsa di pelle da viaggio?
Rivelarsi improvviso di cose che nessuno vuol vedere, che nessuno desidera conoscere. In tutto questo c'è violenza, e anche una sorta di orrore. In sé le cose non significano nulla, come gli utensili da cucina di una civiltà scomparsa; e tuttavia, ci dicono qualcosa, imponendosi non in quanto oggetti, ma come avanzi del pensiero, della coscienza, emblemi di una solitudine ove l'uomo giunge a prendere le decisioni personali; se tingersi i capelli o no, se indossare l'una o l'altra camicia, se vivere o morire. E la futilità di tutto questo quando arriva la morte".
(Paul Auster - L'invenzione della solitudine)
Dopo aver scritto pagine che mi portano alle lacrime (non per il valore qualitativo ma per il significato emotivo personale) vorrei solo avere qualcuno che mi dia un abbraccio stritolante e resti così fino a che il respiro non mi torna in armonia con l'universo.
Fuggi? Cosa fuggi? Non c'è modo di scappare Ho la febbre ma ti porto fuori a bere Non è niente, stai tranquilla, è solo il cuore...
Uno dei ragionamenti umani più affascinanti ridicoli ai quali mi capita di assistere è quando X ha un comportamento inopportuno e dice fieramente io mi comporto così perché sono una persona vera, non fingo, se tu non lo fai è perché sei una persona falsa o paracula.

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Collega nuova: "Non sei su nessun social? Allora hai qualcosa da nascondere?" Io: "Quindi tu sui social metti tutte le cose più intime, spontanee e personali della tua vita?"
"Dicevi che amavi quel posto". "L'amore è un mucchio di merda" disse Harry. "E io sono il gallo che ci sale sopra per cantare". "Se devi andartene" la donna disse "ti è assolutamente necessario uccidere tutto quello che ti lasci dietro? Voglio dire, devi portarti via tutto?"
(Ernest Hemingway - Le nevi del Kilimangiaro. I quarantanove racconti)
Sisifo felice consapevole
Una delle cose che più acuisce il mio senso di distanza e incomprensione/incomunicabilità con il prossimo è il meccanismo mentale secondo il quale hai superato tanta merda nella tua vita = riuscirai a passare anche questa = la merda ti fa sempre meno male man mano che l'attraversi.
Semplicemente è una gran cazzata. Al massimo, puoi intuire già che dolore proverai (e nemmeno sempre). Ma non per questo farà meno male, né la merda passata vale come vip pass per la merda presente e futura.
Non sempre si è Sisifi felici. A volte si è solo Sisifi consapevoli.
Ieri ho sognato mamma. Era da quasi un anno, dalla scoperta del suo precedente matrimonio, degli aborti e di tutto il resto, che non la sognavo. Ho sognato di ficcare il naso nel suo collo e poggiare la guancia sulla sua spalla, come i cuccioli, come abbiamo sempre fatto reciprocamente, per poi ridere del solletico. Mi sono svegliato piangendo per l'intensità dell'immagine, e per la delusione di scoprire che era solo un sogno. Un bambino svegliato con uno schiaffo, ecco cos'ero ieri.
Oggi ho sognato che ero tornato a casa al paese e un drone di guerra veniva abbattuto da un aereo di guerra proprio mentre io ero al balcone. Casa vecchia diventava zona di guerra. Ho già sognato in passato che andava a fuoco e che veniva distrutta da un terremoto. Ora ho sognato che veniva bombardata.
In passato mi è capitato spesso di sognare che venisse divorata da un incendio, che venisse sbriciolata da un terremoto devastante. L'incendio distrugge consumando dall'interno. In psicologia richiama spesso emozioni intense, trasformazione, qualcosa che brucia e non può tornare com'era. Il terremoto arriva dalle fondamenta. È la metafora perfetta di ciò che scuote ciò che sembrava stabile: le basi della propria storia, della propria identità , delle proprie certezze. Il bombardamento è un'aggressione esterna, improvvisa e incontrollabile. Nel sogno ero tornato lì per la prima volta dopo anni. È come se il luogo fosse ancora lì, ma non potesse più essere abitato nemmeno nel ricordo, perché qualcosa lo colpisce di nuovo.
La mente non sta elaborando solo l'assenza delle persone, ma la fine dell'intero "mondo" in cui quelle persone avevano un significato.
Oggi psycho: "La scoperta del passato di tua madre si inserisce perfettamente in questo quadro. Non perché causi il sogno, ma perché incrina la narrazione familiare. Per tutta la vita hai abitato non solo un edificio, ma anche una storia. Anzi, storie, al plurale, riguardanti tutti i membri della tua famiglia. Poi hai scoperto che quella storia aveva interi capitoli nascosti, e che tutti avevano ruolo attivo sia nella storia che nel nascondertela. È come se il terreno sotto quel palazzo fosse cambiato retroattivamente. La tua psiche sembra ripetere la stessa idea con immagini diverse: la casa della mia origine non è più un luogo stabile. Cambiano gli strumenti della distruzione, ma il messaggio emotivo resta sorprendentemente costante: quel mondo conosciuto non esiste più nella forma in cui lo conoscevi. Non esisterà più, nella forma e nella funzione in cui lo hai sempre conosciuto".
"Hai un corpo assolutamente bello, in piscina l'abbiamo notato molti di noi, di volto non ti si può dire assolutamente nulla, hai una cultura ricchissima e varia, sei open minded come pochi, sei di sinistra, sai ascoltare, è una goduria parlare con te, e infatti è la seconda notte che facciamo le 4 a parlare, e credimi, non sono l'unico a pensarla così. Devi solo imparare a lasciarti andare e a metterti in gioco".
Non me l'ha detto la collega per cui ho una cotta, né quella che si è legata molto a me e che pure è dolcissima e carinissima, ma il meraviglioso collega gay con cui ho condiviso la stanza nella due giorni di trasferta lavorativa con tutto il team.
Che si prova quando ciò che vorresti sentirti dire e la persona che vorresti te lo dicesse combaciano?

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Uno dei passaggi fondamentali su cui sto lavorando con la psicoterapeuta-sessuologa è la struttura graduale di un rapporto personale.
Io ho sempre vissuto in balia di un romanticismo estremo, che mi ha portato ad essere ancora vergine perché ho idealizzato da sempre sia i rapporti fisici (in terapia dico sempre "fare l'amore" e lei mi corregge con "si dice fare sesso, quando sei nelle fasi iniziali di una conoscenza. Fare l'amore è una cosa successiva. Devi imparare a fare questa distinzione, e a pronunciare la frase fare sesso come se non fosse una cosa di livello inferiore per te") che le relazioni sentimentali.
Ho sempre desiderato, immaginato, dato per scontato che la mia prima volta sarebbe stato con una persona che avrei amato e dalla quale sarei stato amato, un incontro di corpi successivo ad un abbraccio di anime, mente e cuori.
Io: "Come ho sempre immaginato una relazione? Incontro una persona, mi colpisce per qualcosa di profondo, la conosco, mi sembra sempre più la persona che ho sempre desiderato, mi impegno per portare avanti la relazione, e quando abbiamo appurato reciprocamente che combaciano sogni, prospettive, attrazione, ideali, si corona questo essersi trovati facendo l'amore".
Lei: "E' qui che sbagli: la relazione in quegli step non c'è ancora. Si incontra una persona, la si conosce, ma intanto che la si conosce ci sono anche i primi approcci fisici. C'è un periodo abbastanza netto in psicologia in cui ci si conosce come persone per capire quali pregi e quali difetti ha l'altro, e quali di questi ultimi riteniamo accettabili, modificabili con compromessi reciproci, quali no, e ad un certo punto si decide insieme se cominciare una relazione o no. Ma il sesso, in questa fase, non solo è presente ma è una parte fondamentale per scoprirsi e mostrarsi all'altro, e per scoprire e capire l'altro. Tu finora hai sempre visto il sesso come un traguardo che corona l'innamoramento e dà inizio ad una relazione d'amore, ma non è così. Devi capire che il sesso - come i valori politici, gli ideali, il voler mettere su famiglia o no, il voler vivere vicino ai propri genitori o no, il voler convivere o il voler vivere ognuno per conto suo - è un ambito personale che fa parte della conoscenza di se che si rivela all'altro. Non è un premio che arriva quando ci si è conosciuti abbastanza, ma un percorso da fare insieme durante la conoscenza di tutto il resto".
Pavese diceva che l'infanzia finisce quando si ha consapevolezza della morte. Una parte di me, in questo anno, è morta con la consapevolezza di tutto questo. Che ho abbracciato con serenità , eh. Ma ha lasciato comunque alle mie spalle una certa versione di me.
Don't get sentimental It always ends up drivel One day, I am gonna grow wings A chemical reaction Hysterical and useless...