Come si vedrà, la guerra non solo realizza l'indispensabile distruzione, ma lo fa rendendola accettabile da un punto di vista psicologico. In linea teorica, sarebbe semplicissimo impiegare la forza lavoro in eccedenza del mondo intero costruendo templi e piramidi, scavando fosse e poi riempiendole di nuovo, o addirittura producendo ngenti quantità di beni per poi darvi fuoco. Tutto ciò, però, garantirebbe solo la base economica di una sociaetà organizzata gerarchicamente, non quella emotiva. Ciò di cui si discute non è il morale delle masse, i cui atteggiamenti sono irrilevanti finché le si mantiene occupate, ma il morale delle masse, i cui atteggiamenti sono irrilevanti finché le si mantiene occupate, ma il Partito si aspetta che , entro certi limiti ben definiti, sia abile, attivoe addirittura intelligente, ma è anche indispensabile che sia un fanatico crredulo e ignorante, in preda a sentimenti quali la paura, l'odio, l'adulazione e il tripudio orgiastico. In altri termini è necessario che abbia una mentalità i linea con lo stato di guerra. Non importa che la guerra si combatta per davvero e, poiché una vittoria definitiva è impossibile, non importa nemmeno se la guerra vada bene o male: serve solo che uno stato di belligeranza persista. Questa scissione dell'intelligenza, che il Partito chiede ai suoi adepti e alla quale si perviene più agevolmente in un'atmosfera di guerra, è ora quasi generale, ma viene tanto più accettata quanto si sale in alto nei gradi della gerarchia.
George Orwell - 1984


















