29 Dicembre 2081, sera - Hogsmeade, Wintertide Fayre
"I can't sleep. Every time I close my eyes, I see that Demon and that child dying before my eyes. And then her. Her being hurt. It was my fault. I should have protected her better."
Occhi rossi come braci, la lunga lingua bifida che saetta fuori da fauci bestiali, oltrepassando due zanne a sciabola che dalla mascella scendono sopra le labbra nere, come se cercasse di assorbire ogni stilla dell'odore delle sue potenziali prede. Lunghe braccia nerborute, coperte di pelo ispido, e mani umanoidi dalle dita nodose che culminano in artigli affilati spuntano da sotto il pastrano sudicio. L’arto destro sostiene quella che sembrerebbe una frusta, ma a ben guardare altro non è che la lunga spina dorsale di una qualche bestia non meglio definita, mentre il sinistro è serrato attorno ad una fascina di rametti di betulla, tenuti assieme da un laccio di canapa. Gettato sulla schiena innaturalmente ricurva del mostro, un sacco di cuoio rattoppato malamente da cui gocciola una sostanza scura. Sacco che sembrerebbe muoversi come se contenesse qualcosa di ancora vivo «Felice... Yule.» queste le parole che con un secondo di ritardo fendono l’etere, pronunciate dalla stessa voce cupa, che sopraggiunge miscelata a un ringhio ferino, riecheggiando come se a parlare fosse stato qualcuno in fondo ad una caverna profonda, con tanto di eco.
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C.S. : Quello che vede le raggela il sangue e ci mette poco per TENTARE di acchiappare con la destra una mano di SYBELLE e tirarsela via con sè perché girerebbe i tacchi proprio verso l’uscita di quel labirinto con una certa fretta e con il respiro in gola, l’espressione agghiacciata ed un secco e strozzato «Corri.» provando così a portarsi via la ragazzina.
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Con uno scatto fulmineo, che forse non ci si aspetterebbe da una bestia simile, il mostro allunga una zampa, lasciando cadere in terra la fascina di rami, per assestare una zampata profonda e decisamente calcolata ai danni della STCLOUD, andando a squarciarle gli abiti come fossero carta velina, le unghie adunche e affilate come rasoi che raggiungono la carne della schiena, lasciandole quattro solchi profondi su pelle e muscoli, poco ci manchi che arrivi alle ossa. La perdita di sangue è immediata, per quanto tamponata da quel che resta dei suoi vestiti, e nuovamente la creatura ride, di gusto.
...
E nuovamente la belva ringhia, facendo schioccare le labbra, per poi lanciare l'arto in avanti ed afferrare il bimbo come fosse una bambola di pezza, strizzandolo tra le dita nerborute. E che non siano le ossa del mostro a scricchiolare in quel modo sinistro, non è difficile da capire. Il bambino smette di urlare, non scalcia, ma si accascia senza fiato su se stesso.












