HACKì?
https://www.youtube.com/watch?time_continue=12&v=Wuw2VamJvlE
Mettere in discussione la propria identità e cercare un canale di dialogo con chi si frequenta ogni giorno, sabati compresi. La ricetta è dirompente e ben confezionata. Ed è proprio la confezione l’elemento a cui dedicare maggiore attenzione. Sì, perché verve da innovatori e piglio da comunicatori riescono sicuramente a trasmettere uno stile, ma forse vanno a riempire un “buco” che non andrebbe riempito. L’idea di mettere le cose in movimento è sempre giusta, su questo non si deve polemizzare, ma quando la “materia” sono gli studenti la direzione va scelta con cura. Sì, perché una formazione male orientata, riempita di metodi e non di contenuti, obiettivamente sarebbe un tradimento imperdonabile verso chi si sta costruendo una visione del mondo e della vita. Per questo mi stupisce davvero il passo indietro sulla propria identità: vuoi cambiare la tua scuola? Accidenti, sembra un invito ad andarsene. Se non hai un’idea è un motivo in più per venire, potrai migliorarla… zero per “n” non fa sempre zero? Eccetera, con la grande domanda di fondo sul perché esperti informatici, di robotica o videomaker abbiano più titolo di altri a impegnarsi su “idee”. L’accento sembra tutto spostato sulla confezione, non sul pensiero.
Certo, innovare è anche intercettare tendenze, essere aggiornati, avere strumenti di realizzazione, ma prima di tutto questo ci si deve impegnare sul pensiero, sulla qualità del pensiero, sulla capacità di portarlo al suo meglio, di paragonarlo in astratto e nel concreto. Esplorare il nesso fra pensiero e linguaggio, scendere a fondo alla ricerca di nessi, sviluppare la capacità di riconoscerli e intercettarli. Di inventare, quindi di innovare… Tutto quello che si fa, normalmente, a scuola, in sostanza, in quella magica dialettica tra alunni e professori, in quel continuo rapporto/paragone che permette di gettare semi e veder sbocciare fiori proprio a partire da un dato “certo”: l’identità degli attori.
Sicuri che impostare la relazione mettendo in dubbio proprio questo sia un buon inizio? E rimanere troppo concentrati sui metodi funziona davvero? Proviamo a “rileggere” i testi del promo per iniziare a paragonarci con “il pensiero”: magari qualche nesso logico è da rivedere… no?














