GUERRIGLIA TOMATO
A marzo ho dichiarato guerra al supermercato. Ho piantato semi di pomodori come se dovessi sfamare un’intera tribù post-apocalittica. Varietà strane, semi recuperati, pomodori antichi e resistenti. Sono germogliati quasi tutti, belli, verdi, teneri. Un esercito di piccoli soldatini pronti a combattere per un raccolto rosso, succoso, e pieno di vitamina C, A, K, e tutte le cose che ti salvano la pelle se finisce il mondo.
Ma la primavera aveva altri piani. Pioggia da trincea. Vento. Giornate da Vietnam rurale. Umidità e gelo improvviso. Ne sono sopravvissute tre. Solo tre.
Tre piccole piante testarde, pazze, hardcore. Ora combattono sotto il sole a picco, con vento secco che ti taglia come vetro e insetti che sembrano usciti da un laboratorio militare. Sono lì, vive, in piedi, sgraziate e fiere. Proprio come chiunque resiste su questa terra arida, dura, punk.
Sono spuntati i primi pomodori. Pochi, ma veri. Nessuna plastica, nessun trucco. Adesso li guardiamo crescere in religioso silenzio, tipo rito tribale. Vediamo se anche loro sono degni. Vediamo se hanno la stoffa dell’ortaggio che non si arrende mai. Benvenuti nel mio orto. Qui non si coltiva, si resiste.
Se anche tu stai coltivando qualcosa contro ogni pronostico – ortaggi, sogni o semplicemente la voglia di non conformarti – fammelo sapere. Mandami foto, racconti, fallimenti gloriosi o successi sudati. Qui non c’è spazio per l’agricoltura patinata: solo terra sotto le unghie, foglie mangiucchiate e frutti veri.
Unisciti alla banda, l’orto non è un hobby, è un atto di resistenza.
Sum 41 · Does This Look Infected? · Song · 2002









