GLI ALBERI
"Ciao, come stai? Ti viene da ridere, eh? E dai, dammi un bacio E non mi dire sempre "dai, no"
Noi siamo liberi di fare Tutto quello che vogliamo Se c'è il sole o la luna, ci dimentichiamo Come del resto e di tutto Mentre io dentro te

seen from Netherlands
seen from Australia
seen from Poland

seen from United States

seen from Netherlands

seen from Malaysia

seen from United States

seen from Netherlands
seen from China

seen from Netherlands
seen from United States
seen from Denmark

seen from Netherlands
seen from United States

seen from Australia
seen from China

seen from Indonesia

seen from Japan
seen from Türkiye

seen from Poland
GLI ALBERI
"Ciao, come stai? Ti viene da ridere, eh? E dai, dammi un bacio E non mi dire sempre "dai, no"
Noi siamo liberi di fare Tutto quello che vogliamo Se c'è il sole o la luna, ci dimentichiamo Come del resto e di tutto Mentre io dentro te

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
Noi siamo gli alberi quelli che si vanno a baciare sotto tutte le stelle pure se stiamo immobili_ #glialberi #thegiornalisti #completamentesoldout #torinobynight #torinomonamour #parcocavalieridivittorioveneto #light #sky #reflections #tree #sundaynight #february #2017 (presso Turin, Italy)
Noi siamo gli alberi, quelli che si vanno a baciare sotto tutte le stelle. Pure se stiamo immobili ci tocchiamo con le foglie e le mani. Noi siamo i muscoli che si stringono e si fanno abbracciare. Ci mandiamo lettere dalle tastiere con parole in cui nessuno può entrare. Noi siamo liberi di fare tutto quello che vogliamo. Se c'è il sole o la luna ci dimentichiamo, come del resto e di tutto, mentre io dentro te.
Thegiornalisti - Gli Alberi
Gli alberi
« Signora, ma gli alberi? » Eccola. Era arrivata. La domanda che più la infastidiva. Strano, perché sopportare i condomini tutto l'anno, da trent'anni, non era facile. Le lasciavano le chiavi di casa perché avevano delle teste troppo poco funzionanti per ricordarsi di metterle nella borsa quando uscivano di casa e la disturbavano ad ogni ora di ogni giorno per recuperarle. Doveva custodire i loro pacchi postali finché le suddette teste si ricordavano che l'utilissimo apribottiglie sonoro doveva essere arrivato ormai da un paio di settimane, ecco spiegata la sensazione di vuoto nelle loro vite in quei giorni. Doveva collezionare, ritagliare, spillare le loro bollette e calcolarne il totale. Oltre ad essere disponibile sempre per fargliele ritirare. Ma per questo era pagata, quindi andava bene. Ogni anno, però, arrivava il famigerato giorno, la sciagurata richiesta. Doveva fare gli stramaledetti alberi di Natale negli androni dei palazzi del suo parco. Due. Le sembravano duemila. Non che non le piacesse il Natale, l'atmosfera, le decorazioni e tutto il resto, ma dover addobbare quei due alberi, e ancor di più il fatto che i condomini iniziassero a tartassarla dall'alba del giorno otto dicembre, era una tortura. Perché, poi, proprio la portiera doveva occuparsi di quel compito disgraziato? Non potevano unirsi tutti quelli che ci tenevano tanto ad averlo e darle una mano a farlo? Almeno per trasportare gli scatoli pesanti e impolverati che la facevano starnutire per i primi dieci minuti. Dopo aver risposto con gentilezza alla signora che l'albero l'avrebbe fatto in giornata, dopo averla guardata sorridere e aver ricambiato con un sorriso più che forzato, sbuffò, salì a casa a prendere le chiavi dello scantinato e si decise ad iniziare l'opera. Starnutì dieci volte appena aperta la porta della cantina che somigliava più ad un deposito di ferraglie e pacchi inutili. Iniziamo bene, pensò. Gli alberi di natale erano nello scaffale centrale, in fondo a destra, – come i bagni nei ristoranti, pensava sempre ridacchiando – le decorazioni nello scaffale di sotto. Avvicinandosi notò subito il vuoto. Si guardò intorno, stranita. Era stata lei a posarli undici mesi prima, dovevano essere lì. Quello era il posto degli alberi da sempre e lo sarebbe stato per sempre, o finché il lavoro fosse stato suo almeno. Non c'erano. Non erano sullo scaffale di fronte, non erano poggiati sul pavimento, non erano dietro la porta, non erano coperti dallo scaletto di ferro. Il resto era tutto lì, come sempre. Le decorazioni erano nelle loro buste di plastica, al solito posto. La cassetta degli attrezzi era incastrata tra lo scatolo dell'attrezzatura da giardino e vecchi bidoni di vernice colorata, conservati lì da non si sa quanti anni e di sicuro inutilizzabili. Mancavano solo loro. Cercando di camuffare la propria gioia, la portiera richiuse tutto e andò immediatamente a riferire il mistero all'amministratore del condominio. Lo conosceva da troppo per aspettarsi una reazione diversa da quella che ebbe: era un uomo fissato con i calcoli, con il denaro, per lui tutto doveva quadrare perfettamente, non c'erano alternative ai suoi schemi mentali. A momenti gli saltava una coronaria. La accompagnò nuovamente nella cantina, il rossore del viso che gli rendeva ancora più bianchi i capelli, cercò ovunque, aprì scatoli rimasti chiusi per un decennio. Gli alberi non c'erano. « Sono scomparsi. Dobbiamo ricomprarli. » ammise infine, sbiancando, tra gli starnuti della donna, che questa volta la aiutavano a nascondere le risate. Conoscendolo, non si sarebbe dovuta preoccupare degli alberi per un'altra decina di giorni.