Imprenditori e manager: due mondi contrapposti o due facce della stessa medaglia?
Imprenditori e manager: due mondi contrapposti o due facce della stessa medaglia? Questa domanda provocatoria nasconde una verità scomoda che molti non vogliono affrontare. Perché quando l'azienda è in difficoltà, il problema raramente è il mercato o la concorrenza. Il problema è interno: è la mancanza di collaborazione tra chi ha la visione e chi deve realizzarla.
Imprenditori e imprenditori: due mondi contrapposti o due facce della stessa medaglia?
Marco di Fabbrica - Aziende di straordinaria normalità, a cura di Marco Zullo, consulente strategico In un panorama competitivo che evolve a velocità esponenziale, la capacità di superare le barriere tra imprenditore e manager rappresenta il vero fattore differenziante. Ne parliamo oggi in Marco di Fabbrica con Nicola Gallazzi coordinatore del gruppo Giovani di Federmanager, un'associazione che conta migliaia di manager pronti a condividere esperienze e competenze. La collaborazione tra queste due figure può generare risultati straordinari. Ma cosa impedisce a molte aziende di raggiungere questo equilibrio? Nicola ha seguito un percorso emblematico e ha compreso una verità che trasforma i professionisti: per fare innovazione è indispensabile saper lavorare con le persone e crescere con e tramite esse. Questa consapevolezza lo ha fatto evolvere da ingegnere "quadrato" a manager capace di governare la complessità umana: il passaggio dai sistemi lineari ai sistemi non-lineari delle relazioni umane rappresenta un momento cruciale per chi vuole raggiungere obiettivi concreti e costruire progetti solidi. Entrando più nel tema di questo articolo esiste un problema che accomuna manager e imprenditori, ma di cui si parla raramente: la solitudine decisionale. Nel contesto lavorativo, chi ha responsabilità si trova spesso da solo ad affrontare situazioni critiche senza sapere con chi confrontarsi. Per questo Nicola coordina da sette anni Manager tra Manager, un percorso nato per colmare un vuoto formativo essenziale: insegnare ciò che le scuole non insegnano, ovvero come affrontare le sfide quotidiane attraverso il confronto tra pari. Questa community peer-to-peer permette di superare l'isolamento che paralizza molte decisioni aziendali, condividendo esperienze reali in un ambiente protetto. Infatti la percezione di un contrasto tra manager e imprenditori esiste ed è tangibile. Viene percepito quasi come una "divisione di classe". Ma questo fenomeno è simile ai silos che si creano tra uffici diversi: acquisti contro commerciale, tecnico contro amministrazione. La soluzione non è ignorare il problema, ma affrontarlo con una chiave precisa: imparare a mettersi nei panni dell'altro. Imprenditore e manager hanno funzioni diverse ma complementari, ciascuno ha bisogno dell'altro. L'imprenditore porta la visione, il coraggio, la capacità di rischiare. Il manager porta l'esecuzione, la struttura, le competenze operative. In un'impresa che vuole crescere, entrambe le figure sono indispensabili. Oggi possiamo riconoscere tre priorità per una azienda che vuole competere nel mercato attuale: capacità di delegare, verticalità delle competenze e governo consapevole dell'innovazione - e un capitolo a parte meriterebbe il tema dell'Intelligenza Artificiale. Non si tratta di tendenze passeggere, ma di necessità concrete per cui la formazione continua diventa essenziale per acquisire le competenze minime necessarie per dialogare efficacemente con i propri interlocutori, che si tratti di strategia di sviluppo, management o di tecnologia. E poi vi è il Il Mito del "Piccolo è Bello", il 95% delle aziende italiane sono piccole e medie imprese. Un dato che rappresenta sia un vanto che una fragilità. Ma senza unione, rete e lavoro di squadra, il confronto con le grandi aziende mondiali diventa impari. Il piccolo che rimane isolato viene inglobato e smembrato, perdendo valore per il territorio e per le generazioni future. Diviene perciò essenziale la Forza della Community che Federmanager ha declinato con un ecosistema di manager che collaborano, si sostengono e crescono insieme. Questo modello rappresenta l'approccio vincente: non più professionisti isolati, ma una rete che genera energia, competenze e opportunità. La comunicazione diventa centrale. Non solo attraverso le parole, ma imparando a vedere tutti quei segnali deboli che spesso vengono ignorati o non percepiti. Sono proprio questi segnali a indicare quando l'azienda ha bisogno di una trasformazione, quando è il momento di delegare, quando serve integrare nuove competenze manageriali.
La pillola di Marco
Questa realtà di collaborazione tra manager e imprenditori, apparentemente semplice da realizzare, richiede a mio parere un cambio di paradigma profondo. Ho avuto modo di osservarlo costantemente, sia durante l'esperienza da Parlamentare Europeo, sia oggi che affianco imprenditori e professionisti nelle loro sfide quotidiane. Molti imprenditori si identificano totalmente con la propria azienda, diventano tutt'uno con essa fino a non riuscire più a distinguere dove finisce la persona e dove inizia l'impresa. Questa fusione emotiva diventa pericolosa quando impedisce di vedere la necessità di delegare, di integrare competenze manageriali, di costruire una struttura che possa sopravvivere e crescere anche senza la presenza fisica del fondatore. Ma è corretto vedere il manager come una minaccia alla propria identità imprenditoriale? E se ti dicessi che il manager non è un costo ma un investimento? Un investimento nella tua libertà di concentrarti sulla visione, mentre qualcuno di fidato gestisce l'esecuzione quotidiana? La vera domanda è: vuoi continuare a fare tutto da solo, rischiando di rimanere piccolo e vulnerabile, oppure sei pronto a costruire un'organizzazione che possa competere davvero nel mercato globale? La risposta a questa domanda determina il futuro della tua azienda. Scoprilo guardando il video
Marco di Fabbrica, ecco il video con l’intervista di Marco Zullo a Nicola Gallazzi, coordinatore del Gruppo Giovani di Federmanager
https://youtu.be/Y30eX83It7A












