Oggi sono quattro anni esatti senza Gino Strada.
Ma non è, non può essere, un anniversario come gli altri.
Perché quest’anno è più assillante che mai il pensiero di quello che avrebbe detto Gino di tutto questo. Che cosa avrebbe combinato pubblicamente, privatamente, professionalmente, umanamente se solo avesse visto l’orrore del genocidio a cui tutti noi assistiamo impotenti ogni giorno, e a cui lui era riuscito a costruire con Emergency quantomeno un rifugio terreno. Per i feriti di guerra, certo, ma forse un po’ anche per sé.
Chissà i santi che avrebbe tirato giù, il Gino, davanti all’ignobile, ipocrita, pantomima di un governo indecente.
Non lo sappiamo.
So, però, che cosa avrebbe fatto Gino. Sarebbe stato lì, in prima linea, in prima fila, in trincea, dalla parte giusta, a presidiare la difesa dei deboli, delle vittime, degli esseri umani in forme più o meno chirurgiche, dove è sempre stato.
Per questo, forse, si amava così tanto Gino Strada. Per la sua ossessiva coerenza di essere sempre lì dove gli altri per pudore o comodità rifiutavano di stare.
Sono passati quattro anni, sembra un secolo. Ciao Gino, manchi maledettamente.
E buon vento, come direbbe Cecilia.
Lorenzo Tosa











