Il World Food Day e la Terra dei Fuochi
Il compleanno è sempre un giorno particolare, spesso un’occasione per festeggiare, ma alle volte anche un momento per riflettere, per fare un bilancio.
Oggi, a compiere 73 anni è la FAO, nata nel 1945 per accrescere i livelli di nutrizione, aumentare la produttività agricola, migliorare la vita delle popolazioni rurali e contribuire alla crescita economica mondiale. E dal 1981, in questo stesso giorno, a puntare i riflettori ci pensa il World Food Day, la Giornata Mondiale dell’Alimentazione.
E a proposito di compleanni, su quelli di molti campani aleggia un’ombra fatta di fumi tossici che non permette di festeggiare, che rischia di rendere ogni compleanno l’ultimo.
Parliamo di chi vive nella Terra dei Fuochi, quel triangolo della morte tra le province di Napoli e Caserta dove per decenni le organizzazioni criminali hanno sversato tonnellate di rifiuti tossici avvelenando la terra e le persone che ci vivono.
Pertanto, oggi non è un compleanno felice per la FAO e, mai come quest’anno, la Giornata Mondiale dell’Alimentazione deve servire per riflettere, per denunciare.
Perché quello a cui siamo arrivati oggi è probabilmente il punto più basso della storia di questo pianeta, dove gli esseri umani uccidono e distruggono tutto ciò che li circonda come in una sorta di lento ma progressivo e deciso sabotaggio della catena evolutiva.
La storia ci insegna che l’attitudine degli esseri umani ad essere il peggior nemico di se stessi ha radici molto antiche. La famosa espressione “homo homini lupus” (l’uomo è un lupo per gli uomini) esiste dai tempi di Plauto e nel corso dei secoli ha sempre accompagnato il cammino dell’umanità fino a trovare la sua analisi più profonda nel XVII secolo con il filosofo Thomas Hobbes che ne riconduceva le cause alla lotta per la sopravvivenza, quasi si trattasse di una sorta di male necessario, inevitabile.
Il problema è che negli anni le finalità sono cambiate, oggi l’uomo agisce in difesa di un modo di vivere consumistico, individualista. Un comportamento insensato e profondamente autodistruttivo.
Come quello di alcuni coltivatori della Terra dei Fuochi, che hanno permesso ai camorristi di avvelenare le proprie terre dalle quali si alimentano e nelle quali abitano.
Come quello dei camorristi, che grazie ai profitti realizzati con lo smaltimento dei rifiuti tossici hanno costruito delle ville sfarzose che affacciano su discariche dalle quali respirano un’aria infetta, mortale.
Come quello degli imprenditori di alcune aziende del Nord Italia o di altri paesi europei, che si sono ritrovati nei loro supermercati i frutti di quei terreni che loro stessi hanno contribuito a trasformare in veleno.
Come quello delle istituzioni, che sono state e sono tuttora silenti di fronte a una catastrofe ambientale che tutti hanno visto, e dalla quale tutti sono stati colpiti. Compresi loro.
Bisogna fare qualcosa prima che la Giornata Mondiale dell’Alimentazione si trasformi in una giornata di lutto.
Prima che sia davvero troppo tardi.













