“State per assistere al concerto della migliore band al mondo” Lo ripetono spesso, nel documentario tanto atteso sull’ascesa degli Oasis. è promessa che non può essere tradita e che probabilmente nella seconda metà degli anni novanta poteva suonare come credibile. La prova del tempo ha dimostrato che in parte e così: dopo di loro più nessuno è riuscito a scrivere inni generazionale come Wonderwall, a riempire i campi di Knebwort con 250.000 persone e a disturbare l’opinione pubblica in una continua lotta tra abuso di droghe, violenza e rapporto fraterno malato. Sono stati gli ultimi veri grandi rocker prima dell’ascesa di internet, delle star da talent show, dei concerti con i cellulari, delle dirette streaming su facebook. Sono stati quelli che se ne sono fottuti fin dal principio del giudizio altrui e hanno perseguito a testa bassa il loro obbiettivo. Non c’era l’ansia del politicamente corretto, del dover per forza ambire a vincere un brit award, del diventare i profeti di una generazione, dell’invecchiare bene per monetizzare al massimo l’investimento. La loro forza è sempre stata la genuinità, ed il coraggio di essere se stessi fino infondo: degli emeriti teste di cazzo. se mai avremo ancora in futuro altre band di così elevata risonanza, spero solo non siano si liverpool, ne di manchaster, perché sentire le interviste è un vero e proprio strazio: Non si capisce un cazzo!














