Le tracce mnemoniche sono vive, 2017-2022 Hommage Ă E. Hopper Serie âTroppo presto, troppo tardi? Sottrazioni.â pittura ad acrilico su scatole di carta di occhiali Polittico di 18 opere, 8 x18 cm ognuna
âThe nighthawksâ (I nottambuli) 1942 di Edward Hopper rappresenta di fatto solo lâopera di riferimento, la cornice visiva ed espressiva verso cui Barbara Stefani, attraverso il lavoro dal titolo âLe tracce mnemoniche sono viveâ 2017-2022, innesta un confronto. I richiami di Hopper si intravedono principalmente nei silenzi, nei vuoti, nelle sospensioni atemporali, nelle luci metafisiche che promanano da un luogo in cui la presenza umana eĚ totalmente assente. I nottambuli, âthe nighthawks", di Hopper sono infatti usciti di scena, e con essi i temi dellâincapacitaĚ di comunicare, della solitudine esistenziale, dellâestraneitaĚ. Eâ un vuoto, quello della Stefani, incorniciato da un preciso contesto architettonico, straniante e artificiale, che non appartiene a nessun luogo, e proprio per questo eĚ ovunque e ci eĚ cosiĚ familiare. Nel polittico âLe tracce mnemoniche sono viveâ si condensa lâesperienza di un vissuto elaborato dal 2017 al 2022, un tempo lunghissimo nel quale la continua rilettura e riflessione sullâopera dellâartista americano, ha dato origine a diciotto singoli âframeâ che spaccano âThe nighthawksâ in una sequenza cinematografica. Una successione di momenti che va scorsa in movimento, ripercorrendo percioĚ non solo con la memoria, ma anche con il corpo, lo spazio-tempo del vissuto dellâartista. Diciotto âframeâ tridimensionali, che segnano un itinerario lento, composto da diciotto lunghe pause in cui lo sguardo inabissa, per ognuna di esse, in una dimensione atemporale, che genera un tempo multiplo, pluridirezionale, moltiplicato, un tempo che si espande in infinite direzioni. Un tempo che successivamente viene ricompattato, riallineato in un unico luogo, come a chiudere un ventaglio fatto di istantanee nellâopera dal titolo âRetrospettivaâ. âLe tracce mnemoniche sono viveâ sono diciotto attimi impressi su piccoli dipinti su carta supportati da objet-trouveĚ, scatole di occhiali, che da oggetti di scarto del consumismo si trasformano, come in un esperimento alchemico, in contenitori di uno straordinario vissuto, palpitante e attuale. Serena Bellini, Trieste, 27 luglio 2022









