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Le Corbusier, Tower of Shadows, Chandigarh, India, 1957 VS “Ecomostro” | Blot on the landscape, Ostuni, Italy, 1980′
UNFINISHED ITALY
Un viaggio alla scoperta delle rovine moderne d’Italia: l’architettura dell’incompiuto. Tra i simboli di un’epoca insicura del suo avvenire, e le persone che hanno reinventato queste strutture paradossali frutti della famosa corruzione politica.
Dice di sè Benoit Felici, giovane regista italo-francese, di non aver finito l’università, di non aver completato la sua carriera di attore, di non…
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#ecomostro (presso Colledimezzo) https://www.instagram.com/p/BsvWfMBFxK-/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=1r6mbptnmk168
Vista mozzafiato sul golfo, l’ecomostro di Crotone: “Uno scempio come a Capo Colonna”
A Crotone è stato sequestrato un ecomostro con “vista mozzafiato sul golfo”. I titolari sono gli stessi fratelli Scalise che già si videro bloccare un villaggio turistico che avrebbero voluto costruire a Capo Colonna, una delle zone più belle e incontaminate d’Italia. Continua a leggere
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La rivincita della Timpa
Ora spetta alla Natura: si riapproprii degli spazi che il buon operare della Procura Catanese e dell’Amministrazione Comunale di Acireale hanno fatto si che fosse rimosso un manufatto dell’uomo (l’ecomostro) e fosse restituito alla Timpa il terreno rubatole.
Ora spazio ai mirti e agli ogliastri, così come ai rovi e alle ortiche, la natura col tempo ci farà dimenticare quest’offesa subita e durata troppi anni.
La Timpa è una risorsa naturale. Si sfrutti la timpa per il suo fascino selvaggio, ci auguriamo che presto siano ripristinati gli antichi sentieri, che si faccia una mappa aggiornata di tutta la Riserva, nell’attesa che si attui il programmato percorso dei vecchi binari ferroviari dismessi.
Auguriamo un buon lavoro alla natura e ai nostri Amministratori che questa volta hanno dimostrato di averne cura.
Purtroppo i ficus non fanno parte delle piante autoctone e sarebbero fuori luogo sulla Timpa.
(santodimauro)
foto Laura Di Mauro
La rivincita della Timpa was originally published on Fancity Acireale
Una storia da raccontare. (la fine dell'ecomostro)
L’appuntamento era per il 2 dicembre: una tiepida giornata di sole che certo non faceva presagire che da li a poco il tempo tra pioggia e soprattutto con un freddo senza precedenti ci avrebbe regalato uno degli inverni più rigidi degli ultimi decenni. Si iniziava la demolizione dell’Ecomostro.
Una telefonata dal Sindaco qualche giorno prima mi aveva avvisato che era arrivata l’ora, che il mio conto alla rovescia su Fancity che avevo più volte bloccato e riaggiornato ora avrebbe avuto la conclusione finale. Al solito, come in tutte le grandi occasioni concordo con Mario quello che sempre abbiamo fatto: lui le interviste e la notizia, io l’interezza del momento ed il pezzo d’opinione. La sera prima, a cena, dico a mia figlia Laura (conosciuta oramai come la mia fotoreporter): domani vieni con me. Avevamo fotografato, qualche giorno prima, da S.M. La Scala, l’Ecomostro. Le avevo detto che quella bruttura sarebbe scomparsa da li a breve e un giorno lo avrebbe potuto raccontare a chi veniva ad ammirare quella parte di Timpa che è di una incantevole bellezza. Ho fatto marinare la scuola a mia figlia, non è da buon padre, ho invitato mia figlia a testimoniare un momento storico per Acireale, è da buon cittadino.
La demolizione oggi è finita.
Acireale oggi è migliore.
Questa Amministrazione oggi ha segnato un grosso punto a suo favore.
Speriamo che se ne segnino tanti altri.
Buon lavoro Roberto.
(santodimauro)
Una storia da raccontare. (la fine dell’ecomostro) was originally published on Fancity Acireale
Ripartiamo dalla Petra Monaca e dal melicucco
Le radici profonde non gelano. (J.R.R. Tolkien – citazione appresa dal mio amico avv. Nando Gambino)
L’immiserimento di una collettività non penso si deduca dal calo della media dei depositi nelle banche locali: la vedo nella volontà insita nella gente di conservare integra la propria dignità, malgrado eventi sfavorevoli contingenti.
Non sono il rappresentante di un ceto intellettuale o di una classe dirigente: ho per 50 anni svolto un ruolo marginale, schivo, il tipico casa e lavoro. Pochi chilometri distante da Acireale mi consentivano di seguire con volontario distacco le vicende della mia Città. Abitavo al confine tra le Gurne e Gazzena, sul mare dove si affaccia la “Petra ‘o Palummu” e da lì sono poi tornato ad Acireale ed ho iniziato (purtroppo per qualcuno) ad interessarmi della nostra Città. La nostra costa è piena di scogli con un nome datogli dalla fantasia popolare, vale per tutti la Petra Sappa che il nostro Mario Vasta usa come pseudonimo. Acireale è vissuta in simbiosi, malgrado il dislivello della Timpa, col suo mare, gli Acesi sono orgogliosi della propria Riviera dal Pescheria a Fago.
La demolizione dell’ecomostro è il giro di boa, necessario e non più rinviabile: la Città di Acireale si riappropria della propria costa, della propria bellezza, della propria dignità.
Grande merito alla Amministrazione Barbagallo per cui la demolizione è una realtà in corso ed anche alla iniziativa del Sindaco emerito Nino Garozzo che a suo tempo ha contribuito ai presupposti affinchè si potesse fare tutto questo.
In quel sentiero nella Timpa, quello che scende verso la Pietra Monaca (il sentiero delle lavandaie), risalendo dopo avere ammirato uno scorcio di Timpa mai visto prima, avevo la consapevolezza che Acireale potesse rinascere. Rinascere dai suoi limoni, ulivi e melicucchi(bagolari) .
Il frutto del melicucco che ci rappresenta: la polpa esterna dolce e sotto il duro nocciolo a simboleggiare la nostra tenacia e la nostra caparbietà.
Testa di trunzo a volte è un gran bel complimento.
(santodimauro)
(foto Laura Di Mauro)
Ripartiamo dalla Petra Monaca e dal melicucco was originally published on Fancity Acireale