LA "GUERRA DEI LIBRI" FRA EGITTO E ISRAELE
Presto nelle librerie israeliane farà la sua comparsa Azazeel*, romanzo del filosofo e scrittore egiziano Youssef Ziedan, considerato una delle più importanti pubblicazioni in arabo degli ultimi 10 anni. Già tradotto in 16 lingue, di recente il libro è disponibile anche in ebraico grazie alla casa editrice britannica Kinneret Zmora Dvir. Il fatto è piuttosto insolito per un autore egiziano. Da decenni i rapporti sono tesi a causa dell’occupazione dei territori palestinesi e della questione di Gaza. Egitto e Israele non hanno alcuna relazione per quanto riguarda la distribuzione di film, libri e la pubblicizzazione di eventi sportivi. Il principale ostacolo è spesso l’opposizione degli autori egiziani restii a concedere i diritti agli editori israeliani. Nel 2010 Ziedan Alaa Al- Aswani ha lanciato dure critiche per la traduzione in ebraico del suo best-seller "Yacoubian Palace" comparsa su internet senza il suo permesso.
Solo una minuta selezione di autori egiziani è disponibile in lingua ebraica. Fra le pubblicazioni: alcune opere del Premio nobel Naguib Mahfouz, i racconti della femminista egiziana Nawal Saadawi e autori satirici come Lenin El- Ramly  e Ali Salem.
La situazione non è diversa nelle librerie egiziane. Infatti, qualsiasi iniziativa di tradurre i libri in ebraico fa “alzare le sopracciglia” in ambienti politici e governativi. Nel corso degli anni, l’Egitto ha assistito in silenzio al boicottaggio pubblico di qualsiasi editore locale sorpreso a tradurre libri scritti in ebraico o di autori israeliani. Le autorità non hanno mai chiesto alla gente se fossero d’accordo o meno con questo sistema, facendo ricadere l’ostilità nei confronti degli autori israeliani come “opinione pubblica” contraria all'infiltrazione della cultura israeliana nel mondo egiziano.
Qualsiasi editore egiziano, giornalista o autore che ha tentato di tessere legami con lo scomodo vicino è stato espulso dall'associazione professionale a cui appartiene. Un caso è quello dello scrittore satirico Ali Salem, sospeso dall'Unione Scrittori dopo aver visitato Israele e pubblicato un diario di viaggio in cui descrive le sue esperienze. Un altro è il caso del filosofo Amin Al-Mahdi reo di aver dato alle stampe alcune opere di letteratura ebraica in arabo, tra cui “My Michael” di Amos Oz e “Mozart non era ebreo” di Gabriela Avigur-Rotem. Al - Mahdi ha anche approvato una versione in ebraico del suo libro “La crisi della democrazia e della pace”, un’analisi dei rapporti di forza all'interno della politica israeliana (pubblicato con il titolo “The Other Opinion” da HaKibbutz HaMeuhad, 2001 ). Come risultato è completamente evitato dai media e da anni non può tenere conferenze in pubblico.
Parte delle colpe ricade anche sulle autorità israeliane che non fanno nulla per incentivare e accogliere testi di autori arabi in patria e tradurre i propri. Gli scrittori accusano i governi e le istituzioni di essere sorde a qualsiasi rimostranza da parte di colleghi egiziani e israeliani, smorzando sul nascere qualsiasi critica con la frase “questioni di sicurezza”.
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