Il Codex Seraphinianus: parliamone.
È una sorta di enciclopedia delirante, concepita, scritta e illustrata da Luigi Serafini, un genio tutt'ora in vita del quale vi invito a cercare qualche opera.
Il Codex ha visto la luce alla fine degli anni '70, diventando presto un oggetto di culto in tutto il mondo, apprezzato da personalità pazzesche come Italo Calvino, Roland Barthes e Achille Bonito Oliva.
L'alfabeto è inventato da Serafini stesso, privo di contenuto semantico e apparentemente intraducibile. Ma il Codex non va letto, va visto.
Le illustrazioni sono grottesche, assurde, surreali: piante che si trasformano in persone che si fondono ad animali, bestie mai esistite, materiali stranissimi dei quali si può solo provare ad intuire gli impieghi.
Il fatto di non poter tradurre le varie istruzioni e descrizioni che, è intuibile, sono contenute all'interno del Codex amplifica ancora di più lo straniamento, e porta a fare ragionamenti assurdi nel tentativo di capirci qualcosa.
Qualche temerario ha provato, e tutt'ora prova a tradurlo, ma senza successo.
Interessantissimo anche il Decodex, un libricino tramite il quale Serafini spiega in che modo abbia concepito il testo, accostandosi all'immaginazione di un bimbo che, non sapendo leggere, apre i libri "dei grandi" senza capirci assolutamente nulla, e dando un'interpretazione propria ed originale del contenuto. Ecco, guardare il Codex fa provare esattamente quelle sensazioni che ormai ci siamo scordati. Senza dover assumere sostanze di dubbia provenienza, per farlo.
Costicchia, ma se avete occasione di sfogliarlo vi invito caldamente a farlo.