Questa storia della fiducia ad orologeria mi ha sempre irritato, a partire da quando i giornali iniziarono a diffondere quella orribile ed indelicata espressione mutuata dal gergo dell’eutanasia: “staccare la spina”. Un’espressione che si aggiunge al cretinissimo vocabolario zoofilo e paramilitare che abbiamo ormai tristemente imparato a conoscere: falchi, colombe, porcellum, senza dimenticare le amazzoni e i colonnelli. Così accade che quest’anno il PdL voti mille volte la fiducia, salvo accorgersi un bel giorno che questa fiducia non c’è più. Dice: ma prima lo facevamo per senso di responsabilità . E allora questo voltafaccia si chiama irresponsabilità , come domani le Borse ci suggeriranno a chiare lettere. Se questa sfiducia a orologeria colpisce sul piano etico e morale (ieri la Santanchè per scongiurare il danno d’immagine si contorceva dietro ad un argomento notevole: “questa non è sfiducia, è mancanza di fiducia”), non si può che riconoscere che la mossa del PdL (o come caspita si chiamerà ) ha un suo significato, sul piano del cinismo politico. Le correnti elettorali possono mutare rapidamente, in assenza di stabili punti di riferimento. Così, se fino a qualche tempo fa sembrava ovvio che il Movimento 5 Stelle sbaragliasse un po’ tutti, fino a qualche giorno fa sembrava altrettanto ovvio che il piatto fosse tutto del PD, rinfrancato dall’esercizio democratico delle primarie. E’ un po’ come nel calcio, in cui i risultati della giornata sconfessano la classifica precedente, e chi ha vinto “si sta riprendendo”, e chi non vince da due turni “è in crisi”. Il calcio ricorre spesso, ultimamente, nelle parole di Alfano, e se non ci fosse poco da fare i brillanti, sarebbe pure una metafora efficace. Anche i grandi acquisiti invernali possono rilanciare le quotazione delle squadre più derelitte, e dare speranza ai tifosi. Il rientro di Berlusconi è ridicolo nei tempi e nella forma ma non meno pericoloso nella sostanza: è la scossa che serve al partito per dare una speranza ai propri sostenitori, per convincerli che adesso si gioca una partita tutta diversa, più equilibrata. E pazienza se la minestra è sempre quella, anzi persino più stantia. Attaccare Monti è la mossa che in fondo ti aspetti: togliere un giocatore in difesa e votarsi all’attacco, intercettando il malumore di chi si accinge a pagare l’IMU: 8 volte su 10 prenderai sei gol, ma hai visto mai.