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Toscana in centronia ? No nazione indipendente!
Circa un anno fa ad un convegno organizzato dalla CGIL, tenutosi a Firenze , a cui erano presenti i presidenti di Regione interessati, è riemersa l’idea di creare un raggruppamento delle cosiddette regioni centrali che è stato chiamato, con ovvio riferimento al romanzo di Tolkien , “Italia di Mezzo”. In pratica una riedizione di una vecchia idea lanciata per la prima volta, una decina di anni fa, dall’ex Governatore della Toscana Claudio Martini, che invece definì questa ammucchiata con l’orribile appellativo di “Centronia”. Al convegno si è proposto sostanzialmente di “unificare economicamente e politicamente le attuali regioni di Toscana , Abruzzo , Emilia-Romagna , Lazio ed Umbria ai fini di un rilancio dell’Italia“.
Questa “idea”, che ad uno sguardo superficiale apparirebbe sostanzialmente innocua se non addirittura proficua, in realtà è una categorizzazione altamente dannosa per il sentimento residuo di specificità toscana e costituisce un ennesimo esercizio di masochismo della sinistra toscana. Come è noto la Toscana è una terra con una fortissima e precisa identità, anche economica. Specificità che non è casuale ma è frutto di secoli di illustre storia, figlia dell’ostilità della Signoria e del Granducato nei confronti del potere temporale papalino, e che la distingue nettamente non solo dal resto del Paese, ma anche da regioni confinanti come l’Umbria e soprattutto il Lazio. Inoltre a differenza delle sopraccitate regioni la Toscana è l’unica che è effettivamente esistita, come Stato indipendente, con confini sostanzialmente uguali a quelli odierni della Regione Toscana.
Tutte le altre regioni della terribile “Centronia” di Martini e della CGIL, invece, sono “invenzioni” dei padri costituenti che valgono solo ai fini amministrativi e, per forza di cose, non tengono conto delle storie preunitarie. Di tutte queste obiezioni, e considerazioni, non si può non tenere conto specie in ambito politico.
Ritengo quindi che i vari tentativi di recludere la Toscana in “Terre di Mezzo”, o in “Centronia”, o anche, semplicemente, di centro, siano attentati insidiosi, quasi subliminali, alla nostra identità. Identità che rischia di essere fagocitata in un “Frankestein”, in uno “zuppone” anonimo, in estrema sintesi in questa grande periferia di Roma, avulso, tout court, alla realtà del territorio toscano e alla sua (grande) storia. E a fronte di questa non tanto brillante “idea” politica di raggruppamento delle regioni “rosse”, e di un ulteriore accentramento, è invece quanto mai necessario ribadire che la Toscana non è Nord , né centro dell’Italia: ma è una terra che ha avuto per oltre mille anni un suo Stato corrispondente ad una nazione,anche se con diverse denominazioni, e una sua fisionomia, ben precisa.
Ha avuto insomma un suo ruolo autonomo e definito nella storia, che le ha consentito di conservare una peculiarità talmente forte, e troppo ingombrante, che non può e non deve essere ricompresa in semplici ripartizioni geografiche. Tanto meno in una sedicente entità “centrale”, mai esistita neppure per sogno nella storia.
Di riflessioni, poi, sull’immagine che ha la Toscana di se stessa, e di quello che ne pensano gli altri abitanti dello Stato italiano, se ne potrebbero fare parecchie. Dalla posizione di supremazia culturale e ideologica della Toscana all’indomani dell’unità del Paese, si è passati progressivamente, anche se lentamente, ad un arretramento vistoso nell’ambito dell’”universo”, caotico e posticcio, dell’italianità. Fenomeno che è culminato con l’ascesa della Lega Nord, che ha cagionato nell’immaginario collettivo, con l’introduzione nel linguaggio corrente del termine geopolitico “Padania”, l’implicita esclusione della Toscana dalla categoria “settentrionale” e il suo slittamento inevitabile verso sud, e una sua meridionalizzazione (nel senso deteriore del termine, ossia inteso come “allontanamento ideale dalla mitteleuropa”). Una sorta di beffa per la Toscana che forse più di ogni altra terra della penisola può essere considerata veramente europea e mondiale e che così tanto ha inciso, e profondamente, nella cultura del continente.
Una Toscana che forse però si può consolare col fatto di “contare più all’estero che in Italia” proprio in virtù del peso della sua immagine e della sua storia, mentre al contrario l’Italia, nel suo complesso, non se la cava molto bene oltre i propri confini. Citando il Salvi, la Toscana continua a “vivere in contumacia nella regione omonima, in attesa di un suo più coerente riconoscimento nell’ambito dell’auspicata e più volte annunciata riforma in senso federalista dello Stato italiano“. E dalla contumacia, come toscani, dobbiamo assolutamente evitare di finire nel coma più profondo del centro, delle “centronie” e delle padanie, e questo non certo per snobismo ma per un fiero, e anche orgoglioso, sentimento di appartenenza che per nessun motivo deve essere diluito in contenitori insensati.