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ᴍᴇᴍᴇs ﹠ ʜᴇᴀᴅᴄᴀɴᴏɴs ›› 𝐅𝐈𝐑𝐒𝐓 𝐌𝐄𝐄𝐓 🚬 ❪ il tuo personaggio chiede al mio se ha una sigaretta. ❫ #ᴡᴀɪʀᴘɢLa struttura scolastica di cui è il nuovo docente – l’ultimo arrivato, mai che vinca un premio- è, beh. Una scuola. Invero, non saprebbe decidere gli piace o meno così come non sa decidere se la rosellina nera che ha cucito sul bavero della giacca lunga decisamente fuori stagione sia o meno eccessivo. Non sa nemmeno decidere sa ha fame, però. Una bella problematica, visto che la pausa pranzo non è poi così lunga, ma essendo anche /non corta/ pone un problema filosofico non da poco. La traslazione del tempo. Troppo o troppo poco? Sarebbe un bel guaio se iniziasse a mangiare e poi avesse così tanto tempo a disposizione da farsi venir voglia, per esempio, di un dolce. Ma se poi invece non avesse il tempo per suddetto dolce?Poco importa, non si è portato niente da casa e la caffetteria è dalla parte opposta rispetto al suo ufficio.Si sta ancora ambientando, Kyllian. Gli piacciono già gli studenti, i pochi che ha conosciuto. Gli piace il luogo, davvero meraviglioso. C’è come della magia nell’aria, è portentoso. Sorride, guardando oltre una finestra, come le mani piantate nelle tasche della giacca e la voglia ineluttabile di andare a casa a prendere quel sacchettino pieno di infuso di tea che si era preparato quella mattina, ma che poi ha inevitabilmente dimenticato. Un classico. Intramontabile.Sta vagliando la possibilità di attraversare la strada per una focaccina nel bar che vede aldilà della finestra – e sa calcolando i metri che differenziano questo percorso rispetto a quelli della caffetteria, ignorandola la variabile ‘scale’ e prendendo solo la distanza fisica, quando sente una porta aprirsi. La consulente scolastica, sì. Gliel’hanno vagamente presentata la mattina del suo arrivo, ma lui soffre di problemi di attenzione e sino ad oggi non ha considerato molto bene la possibità di scambiare con lei qualche parola. Le sorride, gioviale, quando gli passa accanto.« Buongiorno, Mr Thompson. Ha per caso una sigaretta?», chiede, dimostrandosi così tanto gentile quanto omologato ai classici cliché fra dipendenti della medesima struttura. Il fatto che non fuma e che quindi poi, in caso di riscontro positivo, dovrà declinare la sigaretta, se lo porrà fra qualche secondo.
Villanelle Villanelle non fuma. No che non fuma. Come potrebbe? Le sigarette fanno ingiallire i denti; danneggiano i polmoni, la pelle, la salute in generale; impregnano i vestiti di nicotina - oltre che di un odore a dir poco sgradevole… quindi no, non fuma. È possibile che la sua opinione in merito al fumare abbia a che spartire con Elinor, più che con la psicologa di Mykonos dal nome impronunciabile. Era stata una regina, a Wonderland. Imprenscindibile, giusta, dedita alle regole e spregiatrice di ogni vizio. Quello stesso sangue scorreva ancora nelle sue vene. « Buongiorno Kyllian » gli da del tu perché si sono già presentati, e trova che, per una donna, dare del lei ad un uomo, a meno che questo non sia un suo datore di lavoro o visibilmente più anziano, equivalga a sminuirsi. L’uomo in realtà le è simpatico, per quel poco che lo ha conosciuto. Gli avrebbe dato tranquillamente del lei senza provare la solita spiacevole sensazione di sottomissione - anche questo, a pensarci: sicuramente un grazioso lascito del suo passato - ma le regole son regole. Soprattutto quelle che imponiamo a noi stessi. Dal momento che del fumo ha l’opinione tutt’altro che positiva espressa sopra, il nuovo insegnante di italiano la mette in imbarazzo. Non il tipo di imbarazzo che fa arrossire la scolaretta alle prime armi; l’imbarazzo di una donna che si ritrova a dover dare un no come risposta, seguito da una sottospecie di predica che si risparmierebbe volentieri, giacché non ha nulla contro il signor Sanders. È solo una questione di principio. « No mi spiace » e lo è, dispiaciuta « non fumo. » « E non dovrebbe neanche lei, qui a scuola. I ragazzi sono molto influenzabili. » ( https://imgur.com/7Q1hcYP ) La predica non arriva con eccessivo biasimo. Il lavoro spetta tutto al linguaggio del corpo; al tono si è adeguata abilmente a quello ridente del collega. L’occhio, in quella pausa, le cade sulla rosellina nera e poi sulla giacca lunga. Una scelta davvero… bizzarra, visto il clima. Storce il naso.

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Alice: “Oh Cappellaio… Temo che io e te non ci rivedremo.”
Cappellaio: “Mia cara Alice… Nei giardini della memoria, nel palazzo dei sogni, ecco dove io e te ci rivedremo…”
Alice: “Ma un sogno non può essere realtà!”
Cappellaio: “Chi decide cosa è e cosa non è…”
(Alice e il Cappellaio si abbracciano)
Alice attraverso lo specchio