âche diamine..â sussurra Alexander.
Ah, già , lui non può sentirlo.
âSire, si domandava di come si comunica con i felini, vero?â
âSi- lâavevo chiesto sul tram.â
âVedeânon abbiamo un.. alfabeto, ne tantomeno parole. Tutto quello che si comunica- è un sentimento, unâemozione. Questa tigre non ha avuto un buon incontro con voi senza-pelo, probabilmente è stata colpita da unâarma di metallo da parte di un cacciatore.. La sua natura è docile, ma quellâesperienza lâha resa impaurita ed arrabbiata. Guarda se ha qualche ferita, o cicatrice.â
ââŚSĂŹ. Ne ha diverse, e sono troppo precise per essere state fatte da un altro animale.â
âE questo cosa ti provoca?â
âRabbia e rimorso. Ă unâanimale meraviglioso, dalla pelliccia splendida e dal portamento fiero, e vederne la sua natura stravolta, con un atteggiamento rabbioso cosĂŹ.. sbagliato, mi fa.. quasi venire la nausea. Non credo sia corretto.â
Sorrido.
A sentir parlare di questo, sono quelli i sentimenti che trasmetto alla tigre, che pare compiaciuta e rincuorata.
Il mio stomaco stride.
âMaledizione a questo spezzatino!â
La tigre fa un suono- che fa sobbalzare Alexander, ne sono sicura: la risata gutturale dei felini fa spesso questo effetto agli umani che non lâhanno mai sentita. Sbatte dolcemente la grossa testa sulla mia coscia. La mia mano scorre sul pelo fino a stringere con grazia la punta della coda, mentre la bestia cammina piano.
âVenga, Sire.â Rido.
Il piccolo villaggio della Valle DâOro è a misura di grosso felino: camminando, con lâaltra mano posso sfiorare qualche struttura. Tutta pietra fredda, con numerose venature di edere e altri licheni. A primo impatto non sembra curata, come se la Natura rivolesse quella pietra per se. Tuttavia- posso sentire alcune differenze nelle strutture, come se una mano dotata di pollice opponibile stia tentando il possibile per sistemare e tenere su quelle case- da cui provengono allegri miagolii o ruggiti di varia natura. Arriviamo sempre piĂš vicini alla fonte del profumo.
Un fruscio di ninnoli di metallo e di stoffe che strisciano, mentre una voce stridula e vecchia ci saluta di cuore. âOh! Ospiti, ospiti!! Non avevo ospiti dalla Guerra!! Sedete, sedete! Spezzatino? Volete un gatto? Sedete, prego, prego!!â
Una mano pelosa, dai cuscinetti ormai secchi, mi porta ad un.. tavolo, credo, sembra di legno, come un tronco, per farmi sedere su un ceppo. Una creaturina si sta facendo le unghie sul lato, proprio in questo momento. La stessa cosa con Alexander. âprego, prego, umano, vieni, vieni!â
âuh- grazieââ
Non sembra molto convinto.
Porta in tavola due ciotole di legno- quando ne sfioro i bordi mi pare semplicemente infinita. Il Generale mi passa un cucchiaio di legno.
âmangiate, mangiate, gattini, mangiate qualcosa!â
Tiro su una cucchiaiata. Lâodore di zafferano mi arriva dritto al cervello. Dei, che delizia. La carne è morbida e il sapore delicato.
âmi scusiâ domanda Alexander âè- buonissimo. Comunque- Uhm. Io sono Michael Till Krova. Ambasciatore.â
Aahha, identitĂ falsa, eh? Certo entrare nelle lande nemiche ti porta a dover fare cose del genere.
âIo sono Safrano, la condannata!â
Il boccone mi va di traverso. Comincio a soffocare tossendo con forza- Alexander spaventato mi colpisce un paio di volte sulla schiena.
âtutto bene, fiorellino?â
â---Io pensavo- fosse solo una leggenda??â
Sono incredula.
âOh, stellina, magari lo fosse! Ma io vivo qui, condannata per lâeternitĂ , a cucinare questo spezzatino. Tutte queste bestie vivono con me, perchĂŠ questo spezzatino non può finire, e sono condannata ad assicurarmi che non bruci e non straripi dal pentolone. Spezzatino, caro? Ne vuoi ancora?â
Rimango in silenzio, ridacchiando. Alexander è in assoluto silenzio, probabilmente stordito dallâassurda maledizione.
âio.. credo di non capire.â
âMale, figliolo! Male! Ma se ti capita di avere la pentola piena, e che qualcuno venga a chiederti del cibo, non essere ingiusto e da loro qualcosa. O finirai come me!â Ride, la vecchia, saltellando di nuovo a fianco al pentolone, per riprendere a mescolare. âSuvvia, Giovane, aiuta questa povera vecchia e riempi le ciotole alle bestie.â
ââsi, signoraâ mormora confuso. Lo sento armeggiare con qualcosa â âprendi questo secchio, giovaneâ â e i suoi passi si allontanano. Esco anche io: un gran rumore di mandibole, un gran rumore di fusa, e molto piĂš importante, il gran sentimento di affetto e riconoscenza nei confronti della vecchia. Alexander deglutisce stranito.
âstrano, vero?â
âsĂŹ-â
âSono tanti?â
âtantissimi, di tutte le specie- ci sono dei felini, che non ho mai visto nemmeno in dipinti dei tempi lontani- e quel paiolo! Avresti dovuto vederlo. Dopo ogni secchiata, si riempiva in pochi minuti- impressionante.â
La vecchia è di nuovo al paiolo. Mi siedo per terra, la schiena appoggiata alla fredda pietra. Ridacchio.
âCosâhai, linko?â
âHo incontrato una leggenda. Safrano èâuna storia che si racconta ai gattini quando ancora non hanno il pelo. âSii gentile con gli altriâ si dice âo andrai a fare lo spezzatinoâ. â
â..non è una gran minaccia, Linko.â
âHej. Sire, lei ci vede come bestie senza cuore. Ma come le ho detto, siamo creature docili, se non ci vengono in casa, a infastidire i nostri protetti ed uccidere le nostre famiglie.â
Frecciatina. Potrei essere cattiva, e continuare una parentesi non chiusa, ma il poveretto non reggerebbe. Prima devo investigare a Zafar, e poi.. e poi. E poi si saprĂ .
Silenzio da parte dellâumano. Si starĂ sentendo in colpa? Purtroppo lui non ha sangue felino e mi è impossibile comprendere il suo stato dâanimo.
Mi alzo e rientro nella casetta aiutandomi con le mani.
âSafrano.. volevo salutarla.â
ââŚE io ho una domanda. Non entro spesso in cittĂ , ma alcune notizie le so. Tu conosci la mia storia, no? Di come fossi umana in origine, e con il passare degli anni, mille e mille anni, diventai sempre piĂš simile ad una linko.â
âSi, signora.â
âe.. In tutti questi anni, mille e mille viaggiatori sono passati qui, a chiedermi un pasto, cosa a cui felicemente ho offertoâ
âPosso immaginarlo, è un profumo molto buono, e per noi linko non è difficile sentirlo.â
âEcco, per voi- noi? Linko. Però.. In tutti questi mille e mille anni, e molti altri ancora, ho visto solo due esseri umani, in mille, mille, mille e molti altri anni.â
âSignora, non deve ripetere tutti quei mille-â
âMa lo sono! Sono stati mille e mille e piĂš mille, ma solo due umani questi occhi videro! Ho sempre chiesto loro il motivo, uno era un giovane losco dal puzzo di veleno, e uno che voleva sapere come lavorar le carni crude. Non avete intenzione di cominciare una guerra, vero?â
âno, signora.â
âmh. Andate forse a vedere lâaltra leggenda?â
âScusi?â
ânella capitale, riposa unâumana rossa come te. Dicono che nessuno può svegliare il suo sonno. Ă lâunica umana ammessa a Zafar oltre agli ambasciatori, che devono essere prima annunciati.â
âoh. Ma è una leggenda-?â
âNo, no, tanti gattini passando da qua me ne hanno parlato. Avresti dovuto vedere i loro occhioni! Brillanti come di stelle, come quel gattino che sta con voi e non ha toccato cibo. Che parlavano di questa creatura cosĂŹ strana, senza pelo e senza artigli, cosĂŹ indifesa, che dorme e dorme e non si sveglia, ma non è morta. Spero la poveretta non sia maledetta. Le maledizioni sono ben brutte, e non si sciolgono. Specie se son le Stelle a deciderlo.â
âPosso capirlo. Signoraâcon permesso, la lascio alla sua.. uhm. Spezzatinoâ.
Risata acuta.
âVa, va, figliola, che il vento possa soffiare in tuo favore!â
Esco. Alexander si è acceso una sigaretta e il forte odore mi disturba.
âFinito?â
âsĂŹ.â
âpossiamo andare?â
âCerto.â Sorrido.
Ci allontaniamo dal villaggio, seguendo ancora il gatto di luce che saltella-Io ne sento le emozioni, e Alex può vederlo nei fiori- se non ricordo male, lo zafferano è lilla. Sarebbe meglio se fosse notte, ma credo sia possibile vederlo perchÊ sembra abbastanza sicuro della sua direzione.
âOh, andiamo- Ma siamo seri??â Sbotta innervosito.
Mi giro, innocuamente, pensando di sentire qualcosa. Ma quello che sento è ben strano.
Sento avanti a noi il gatto di stelle. Al mio fianco, Keyron. Dietro ad Alex, i due siamesi. Dietro Keyron, la Tigre, e a chiudere la parata, altri felini di varia stazza e dimensione.
âoâoddio.â
Mi conoscono. E sanno- quanto sia raro vedermi in giro nel Norze.. spero che Alexander non lo ritenga troppo strano: mi inventerò una scusa.
âAh, uhm, temo sia il mio profumo. Ai felini piace molto..â
Ahahaha.Banale. Spero non sia cosĂŹ tonto da crederci.
âè molto buono, effettivamente.â
..Oh, maledizione.