I owe Everything to You Jo
[...]
Rimane lì a guardarlo con una certa attenzione, anche quando va pungerla sul proprio orgoglio. Non è cosa da poco, ma appunto anche lei sta puntando alle stelle, stare piantata lì a terra è qualcosa che le da decisamente fastidio. Un piccolo sospiro dalle labbra e rimane lì a guardarlo con una certa sicurezza:
“Ho visto la nave dei Vaasariani.”
Ammette verso di lui:
“L'ho studiata per quanto la nostra fisica , potesse applicarsi a una tecnologia del genere.”
Storce appena le labbra come se appunto la cosa non le piacesse molto. Va a guardare quel bicchiere, quello che si è andato a riempire e poi ritorna di nuovo verso di esso:
“Senza i poteri, senza la scoperta di nuove leggi collegate ai poteri che siano divini, mistici o di mutazione, staremo per sempre ancorati a questa roccia fluttuante nello spazio.”
Alza quei occhi e sono occhi che vanno ben oltre alle lenti, che vanno ben oltre al soffitto che sta guardando:
“E' come se ci fossimo scordati chi siamo Arthur: Pionieri, esploratori. Non dei guardiani.”
Allarga un sorriso ampio verso l'altro. In fondo chi non ha visto Interstellar e si è immaginato lì a fluttuare nello spazio. Era piccola quando è uscito al cinema, ma si ricorda attentamente com'era affascinata dalle stelle e da gargatua ed era uscita fuori saltellando gridando che lei sarebbe uno dei Lazzurus, poco le importava di andar contro la morte, quasi certa. Però quella è un'altra storia, poi si è andato a sostituire con il Nobel, ma dettagli. Fa uscire un piccolo sospiro dalle labbra e va a guardare di nuovo Arthur:
“Ci andremo.”
Sicurissima di quello che sta dicendo. Lascia che l'altro osservi il suo bicchiere, che assimili la notizia, rimane lì a guardarlo con un sorriso ampio e non poco. Rimane lì a studiarlo attentamente con quei occhi che non lasciano andare. Vi è un lieve imbarazzo, sincero, cristallino che si palesa sul viso, ma viene scacciato via da un sorriso morbido, di quelli dolci che ormai sono diventati rari in quei giorni di lutto costante. Rimane lì a guardarlo, studiarlo e quando sente del loro matrimonio, quasi gli scoppia a ridere in faccia, trattenendo il tutto con un paio di colpetti di tosse:
“Dovevo mettermi un vestito bianco.”
Ammette con un tono della voce, abbastanza divertito, andando a osservare i due calici che si baciano, provocando un rumore quasi celestiale, quasi per suggellare quella loro Unione. Va a portare il bicchiere nella direzione delle labbra e va a prendere un sorso da migliaia di dollari. Labbra che si aprono e fanno scivolare quel nettere divino verso la bocca e andando ad assaporare quel gusto che pizzica il palato, per poi deglutire il tutto, rimanendo ferma e immobile di fronte all'altro. Sposta il bicchiere dalle labbra, rimanendo con quel gusto sprizzante in bocca:
“Sono stata sposata Arthur.”
Lo dice con un tono abbastanza nostalgico e dolce si potrebbe dire:
“E ci deve esser collaborazione, intuizione, rilassamento quando si è uno di fronte all'altro.”
Un piccolo sospiro e rimane lì a guardarlo studiarlo ancora con una massima attenzione:
“Sono preoccupata.”
Lo dice con un tono apprensivo quasi da mamma, ma dettagli:
“Per quanto poco ci hai messo a dimenticarti di Calliope e a gettarti su di questa persona, per come la vuoi tenere per te.”
Si stringe le spalle e poi le distende in un movimento fluido e rimane lì a guardarlo negli occhi con una certa intensità:
“Non vorrei che stessi per commettere un errore, perchè quello che sarà scalfito non sarà solo questo...”
Avvicinandosi e andando a puntare il dito verso il suo cuore:
“Ma pure la tua anima.”
Con un tono sempre dolce e allargando un sorriso lieve solo per l'altro:
“Comunque rispetto la tua decisione e ci sarò sempre qui per te, per gioire e per porgerti la tua spalla, sono solo preoccupata.”
Tanto per far comprendere all'altro che appunto è qualcosa di profondo, non è gelosia non è solo preoccupazione è che non vuole vederlo a pezzi come quando si sono conosciuti o semplicemente come lo è stata lei per delle settimane, senza Brendan.
Sulla risvolta dello sguardo di lei, su quella poggiata ulteriore, sull'arrotare quella spiegazzata di labbra cui segue un negare concitato. Alza i palmi, allentando la presa delle sopracciglia sopra il taglio degli occhi, che si allargano di seguito fisiologico, affossa le labbra dietro il disquisire appena fruttato dell'oro fuso che va bevendo. Scarena una coscienza innata, quasi tronfia nell'ammissione che genera verso di lei, meramente visiva, senza l'inquinare del verbo, sul valore o meno. Come a dire che vale tutto. Sulla puntura, sull'orgoglio, sullo stellare intento di lei, di cui è ben conscio, s'appropria, con immane signoria, con una sensazione cardinale di stima e credito, di quelle ammissioni in serie. Scuote, quasi voltaico, l'artiglio sottile delle labbra, velate da lanugine incipiente e appena sregolata, in un moto di pura constatazione e differisce, aspirando a lineare dettame, che non impone. Non sfacchina Universale Dio di qualsivoglia realtà. Racconta percezione:
“Esiste una sorta di... dialettica naturale e inevitabile di quella che noi vagliamo come Ragione. Non parlo di una fase in cui si irretisca, per incompetenza, la figura di talento dell'improvvisatore, o dell'inventore, o ancora dell'avanguardista...”
E non c'è parola dalla quale scansa il plateale, energico, valente tributo che lo sguardo verdastro dedica lei, accorto:
“...piuttosto di un frangente di salvifico Inganno, artificioso, pomposo, aderente a una realtà consolidata priva dell'incoscenza di chi ha i mezzi, il tempo, le risorse, per imbrigliare il progresso.”
Sottende il fatto che la Visione di lei deve trovare sintesi con quella di chi vive terra-terra, lontano dalla prospettiva o anche solo dalla presa in considerazione del fattore pionieri, in ogni campo:
“Il Buon Senso delle persone, della maggioranza di quel peso che poche personalità sono in grado di portare sulle spalle, ha bisogno di essere fuorviato e tradito. Perchè non c'è scoperta senza drastico strattone. Anche se la stessa è a un tiro di schioppo da te. L'infondatezza non cesserà di sedurre chi fa d'un piglio razionale contorno. Viviamo di errori momentanei, che verranno, sempre, rimossi e soppiantati da altri. Non abbiamo alternativa...”
Schioda, cerca di snocciolare il punto di vista dell'altra, su quell'arresto. Non lo giustifica, lo pone come imprescindibile passaggio, per finire oltre, come a renderlo radicalmente fatale, se forzato. Sui Filmati, sull’andare nello Spazio, annuisce:
“Più presto di quello che crediamo.”
Fomenta. Il lieve imbarazzo dell'altra è caterva divina di una profusione assoluta, che aizza ulteriore, senza staffilare all'eccesso. Al sorriso, all'abito bianco:
“OH! Almeno una soddisfazione. Murphy si sposerebbe in tuta, fosse per lei.”
Annuisce una volta, rasenta legge nel proferire. Alla memoria, all'amabile delicatezza altrui, sullo sposalizio, sul sospiro. Accoglie, in silenzio, quel dire di lei, e quella preoccupazione scompensa i tratti per un momento. Inspira, gonfia il petto appena, con le spalle che s'ascendono piano. Non smotta tutto l'ossigeno che brucia a causa di quelle due semplici parole. Fino alla parola Calliope. Deglutisce a vuoto. Sulla dimenticanza. Scuote il capo, diviene perentorio, quasi solenne. Fa silenzio qualche secondo. China il capo. Alza la mancina, allarga il pieno dorso internale delle dita, e finisce per strisciare col tatto del palmo giù dalla barbetta a cerchio, un po' scarognata, fin sulle labbra, e verso il mento:
“Non mi sono dimenticato di Call. Lei...”
Si umetta il labbro inferiore, chiude gli occhi un istante, senza ancora respirare, quasi avvitato in sospensione, allenta le spalle:
”...a quel Regime di... Donazione... che è tutto quello che mi rimane, ha opposto una scelta di Cuore. Ha incoccato la Resistenza e ha preso la mira, diversamente, con...”
Scatta la mandibola in stretta per un momento:
”...successo, da quello che so. Non c'è attenuante, non c'è spirito, non c'è dedizione più grandiosa della sua. E' fortunata. Ha l'audacia che io non posseggo più...”
Rialza il capo, che svaria un po' a destra:
”...ho accettato ciò che ha deciso. E... come appena detto... viviamo di Errori Momentanei. A volte durano il tempo di una legislatura...”
Leggi Oscene, naturalmente:
”...altre animano, dolcemente, un'intera vita.”
Le sorride, forse si riferisce anche a lei, a Brendan, privo di connotati amari, di rimessa, ma appare alquanto deciso, quella delibera, quell'ordinanza, di chi è davvero morto su un Ponte del Delaware, e ora vive di echi, in una chiesa svuotata della Fede e riempita di una Musica che tanto bene gli rassomiglia. Quando l'altra allunga la mano sul cuore di lui, la fascia con la sua, e sul finale la alza, baciandole le nocche, elegante, ultimando:
“Quello che conta è che in questa Galassia Lontana Lontana, io sono il tuo Copilota”
Ammette e, dal nulla, tira un gorgoglio scartapestato che è un imitazione alquanto scadente di Chewie.










