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✨ ── ɴᴇᴡ! ᴇxᴛʀᴀᴄᴛ ʀᴏʟᴇ, JOSEPH TAYLOR ‹› oct 22 astro office · „ #ʙᴇᴡɪᴛᴄʜᴇᴅ ✧.
𝓙. l'astronomo era nel suo ufficio, intento a compilare varie pergamene in vista degli esami che, col passare del tempo, si facevano sempre più vicini. Quella sera tuttavia, aspettava una visita; aveva spedito un gufo alla Serpeverde per l'appuntamento che aveva ella richiesto, di conseguenza Taylor, controllava il proprio orologio: fugaci occhiate sia a quello che alla porta, in attesa di Acaste mentre continuava a scrivere con la propria piuma.
𝓐. il buio va esaurendosi dinanzi il lumos, ormai niente più che un suono emesso a fior di labbra, la piccola Serpeverde con le braccia abbassate perché risultino ben più aderenti ai fianchi, raggiunge l'ufficio di astronomia, luogo del proprio incontro con il professor Taylor, un po' d'ansia a condirle i pensieri. Le massicce ante di faggio ruotano sui cardini, permettendo alla sua esile figura di entrare all'interno della stanza dopo aver bussato diligentemente, andando a prendere posto in modo garbato sullo sgabello difronte la scrivania del docente; occhi un po' bassi, timida al solito « Buonasera, professore. Le chiedo ancora scusa per il disturbo a quest'ora »
𝓙. « Prego Acaste, buonasera. » il bussare della ragazza distolse lo sguardo del rosso dai suoi impegni scolastici; alzò quindi la vista, concentrandola sulla sua figura, facendo così comparire sul volto una sincera mezzaluna. Tenne stretta nella destra la piuma, che fece cadere una goccia di inchiosro sulla pergamena, fin quando ella non si sedette per poi, quindi, riposarla all'interno del calamaio. Portò la dritta sulla mancina, per tornare a proferire parola « Cosa succede? »
𝓐. è perfettamente consapevole che fissare una persona può considerarsi maleducato oltre che ironico, visto quanto lei stessa odi essere oggetto di sguardi troppo prolungati, eppure, dal voler capire se la sua gentilezza fosse vera e ritenendo per questo necessario osservare il volto del docente per un'eventuale reazione rivelatoria, il suo interesse si sposta gradualmente verso quel cappello che ne ricopre parte del capo, ma si tratta solo di un breve ed effimero istante; sospira la piccola Serpeverde, guardando le proprie mani « Ho.. io, ecco, ho deciso di parlarle perché ho un problema ed è, come dire.. imbarazzante, sono un po' agitata. Mio fratello mi ha consigliato di parlarne con lei. Vede, » un altro sospiro, il tono di voce basso « la mia famiglia è molto conservatrice, oserei dire "all'antica", pertanto non mi supportano su ciò che mi piace ne, tantomeno, supportano i miei interessi, motivo per il quale non appoggiano il mio impegno nella sua materia ma di contro apprezzano quello di Maxwell in DCAO, per farle un esempio. » una breve pausa, un altro sospiro.
𝓙. « Mh.. » borbottava, mentre la giovane studentessa parlava, annuendo qualche volta; intanto, si levò il cappello dalla testa con la mano destra, andando ad appoggiarlo sul tavolo in legno d'abete e pressandolo qualche volta, affinché non occupasse troppo spazio. Il sorriso scomparve, non coerente con la situazione, andando così a delineare un'espressione dispiaciuta a causa del racconto di lei. Prima di prendere parola però, fece un respiro profondo « Ti posso capire Acaste; anche la mia famiglia non ha mai preso in considerazione l'importanza dell'astronomia. Io sono vissuto, da purosangue quale sono, in mezzo alle magie e agli incantesimi. Mi piacevano quando ero piccolo e mi sognavo un abile mago in incantesimi. Eppure, con il passare del tempo, le passioni cambiano e si trovano invece quelle che poi costituiranno il nostro futuro. » s'inumidì le fauci con la lingua, ormai seccate per il discorso. Distolse lo sguardo dalla ragazza per qualche istante facendolo girovagare prima sulla scrivania, poi sulle mura, poi infine nuovamente su Acaste « Ed i miei genitori ora, sono felici di questa mia scelta. Ricorda che, anche se in un primo momento non sembra, i genitori sperano nella felicità dei figli, per qualunque scelta loro facciano e per qualunque strana loro intraprendano. » concluse così il suo monologo di risposta, andando a poggiare delicatamente il suo busto sullo schienale del trono.
𝓐. Lo sguardo nuovamente basso sulle sue mani, le dita dell'una che tirano distrattamente quelle dell'altra, ma dinanzi le sue parole la piccola undicenne si rende conto che, almeno per una volta, può davvero sentirsi capita e forse è proprio questa consapevolezza a spingerla ad alzare lo sguardo sul docente « La ringrazio per le sue parole professore, inutile dire che già mi sento un po' meglio, però.. ho costantemente il fiato sul collo da parte loro e questo mi porta solamente distrazioni, anche nello studio. Io amo studiare, mi piace e non lo sento, mai sentito!, un peso eppure.. » già, eppure.. un altro sospiro: l'ennesimo « Professore, lei pensa di potermi aiutare? »
𝓙. « Lo so, non è educato replicare con un'altra domanda ma.. » alzò ora la dritta, abbandonando quella posizione, indicando con l'indice della stessa mano la giovane figlia di Salazar « secondo te, staresti meglio a seguire ciò che vogliono i tuoi genitori piuttosto che le tue inclinazioni e passioni? »
𝓐. Probabilmente si sente un po' messa all'angolo in quel momento, spalle al muro e fiato trattenuto forse un po' troppo in gola ma è in grado di comprendere quanto quella sia, in verità, una domanda necessaria che avrebbe anche e addirittura porsi lei stessa da sola davanti lo specchio « Beh.. » distoglie un po' lo sguardo adesso portandolo altrove, oltre la figura del docente lì dinanzi, sulla finestra alle di lui spalle « no, penso starei peggio.. suppongo » un colpo di tosse atto probabilmente più a schiarirsi la gola che al resto.
𝓙. Abbassò così la mano, quasi sbattendola sul tavolo. Fece spallucce: quel gesto stava a sottolineare quanto egli già sapeva la risposta; tale gesto fu accompagnato da un nuovo sorrisino che si dipinse sul suo volto « Vedi.. nella vita ci troveremo sempre di fronte a persone che ci appoggiano e altre che cercano di farci cadere, di farci cambiare strada ed alcune di queste ultime potrebbero essere proprio le persone più vicine che abbiamo. La domanda che ci dobbiamo sempre porre è: vogliamo far felici noi stessi o gli altri? »
𝓐. il colpo sulla scrivania in legno d'abete la fa sussultare, drizza le spalle e serra il respiro in gola ingoiando a vuoto un groppo d'aria fin troppo amaro. Aca, ti hanno sempre detto di essere troppo piccola per poter prendere decisioni da sola, forse è il caso di crescere! « Ha ragione, » sentenzia la piccola Serpeverde, annuendo poiché infondata di una nuova e maggiore, seppur poca, consapevolezza e audacia « ha ragione. I-io, le prometto che ci penserò su. Mi ha fatto bene parlare con lei questa sera. »
𝓙. « Figurati, mi fa sempre piacere sentire cosa avete da dire e come vi sentiate. » inclinò di poco il capo verso la destra; il suo tono era quasi gioioso, felice: quella chiacchierata avrebbe potuto fare bene anche a se stesso. Diede un rapido sguardo all'orologio, inalando poi dalla bocca un grosso quantitativo d'aria ascoltabile dalla ragazza a causa di una sorta di fischio « Bene.. penso sia quasi ora del coprifuoco e che sia giunta l'ora di tornare in sala comune! » [...]
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